Lamezia Terme, 7 luglio 2016 - Riceviamo e pubblichiamo una nota dei Partigiani della scuola pubblica in merito al comportamento poco "ortodosso" di un docente nei confronti di un alunno e la conseguente decisione dei genitori di scrivere al ministero e alla dirigente dell'Istituto.
Come Partigiani della Scuola pubblica non possiamo rimanere indifferenti davanti ad una lettera di un genitore, spedita all’Ufficio scolastico regionale della Calabria, al ministero dell’Istruzione ed al dirigente scolastico del Liceo di Lamezia, che denuncia il comportamento gravemente in contrasto con l’etica umana e professionale di un docente di un liceo di Lamezia Terme. Non conosciamo il nome e non ci interessa saperlo. Il fatto grave è che se un docente “abusa” del suo “potere” su uno studente, da educatore si trasforma in aguzzino, anche se il fatto viene commesso non all’interno dei cancelli della scuola, ma presso quelli di una villa privata. Anche perché l’educatore è tale e rimane tale anche a casa propia. Riprendiamo la vicenda direttamente e brevemente dalla lettera che ci ha sottoposto il genitore: “Che ci indignino le immagini che i mass-media sovente ci trasmettono sugli abusi perpetrati ai danni di piccoli bimbi dell’asilo, o di anziani, o di diversamente abili che non possono difendersi, è cosa buona e giusta….è cosa buona e giusta che ci si indigni davanti all’arroganza e agli abusi, perpetrati a danni di adolescenti, da parte di “professionisti”.” Una docente del liceo di Lamezia Terme avrebbe chiamato “bastardo” un ragazzo di una seconda classe, reo di essersi recato al bagno durante un compito in classe e sospettato quindi di averlo copiato. Sull’episodio la famiglia non ha inteso sporgere denuncia ma si è limitata a sottoporre la vicenda alla dirigente scolastica. La docente, a conclusione dell’anno scolastico, organizza una festa nella sua bella villa al mare invitando alcuni colleghi e tutti gli alunni della classe, tutti ad esclusione di uno, il “bastardo” per l’appunto. Il ragazzo ignaro della posizione della professoressa si reca alla villa accompagnato dal padre. Suona al cancello. Chiama al telefono i compagni i quali, al colmo dell’imbarazzo comunicano “farfuglianti per telefono che per espresso e concitato divieto della docente quel cancello non poteva essere aperto in quanto la sua presenza non era gradita alla stessa”.Il comportamento assolutamente anti-educativo si è quindi reiterato e sempre davanti a tutta la classe, sia dentro i cancelli della scuola che fuori. Qual è il messaggio che passa attraverso tali azioni? Inclusione, o meglio esclusione? Si tratta di un isolato caso di abuso di ruolo. Del resto anche la dirigente scolastica , informata del fatto “non desidera tuttavia che esso sia pienamente chiarito, limitandosi ad un incontro formale tra le parti” ed è per questo motivo che la famiglia ha deciso di divulgarlo.Ed è per questo motivo che come Partigiani abbiamo deciso di dare voce ai genitori, condividendo la visione della scuola come luogo in cui si cresce, ci si forma, e si educa, con una prospettiva comune tanto agli alunni che ai docenti e ai dirigenti. Tali comportamenti, purtroppo, oltre ad infrangere le più basilari regole della buona educazione e soprattutto dell’umanità, sono degne di biasimo perché infliggono mortificazione al cospetto della comunità scolastica ad un soggetto in formazione, incoraggiandone la dispersione. Questo atto comporta oltre che un danno psicologico all’allievo anche un cospicuo danno di immagine all’intera categoria dei docenti, alcuni dei quali, viene facile considerare, agiscono male proprio a causa di un rapporto privilegiato col dirigente scolastico.
Partigiani della Scuola pubblica
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