Lamezia Terme, 27 settembre 2016 - "Prendiamo atto che le continue fibrillazioni della maggioranza, intensificatesi in questi giorni in vista delle elezioni provinciali, sembrano placarsi solo quando c'è da fare quadrato per impedire una discussione trasparente e democratica in Consiglio comunale su una vicenda che riguarda la seconda carica istituzionale della città". Così, Rosario Piccioni di Lamezia Insieme e Aquila Villella di Città Reattiva replicano alla nota della maggioranza sul caso De Sarro.
"Se prima ricorrevano ai trucchetti in conferenza dei capigruppo, oggi lo hanno messo nero su bianco nella loro ultima dichiarazione: la maggioranza non vuole discutere del caso De Sarro. Questa maggioranza vuole che cali il silenzio sul fatto che il presidente del Consiglio comunale della terza città della Calabria, secondo l'accusa sostenuta dalla procura della Repubblica di Lamezia Terme, potrebbe aver ricevuto voti frutto di corruzione elettorale. E in genere, chi non vuole discutere, ha sempre qualcosa da nascondere. Nella loro dichiarazione, i capigruppo di maggioranza prendono più di un abbaglio e tentano più di una volta di sovvertire la realtà. Per tentare in maniera imbarazzante di giustificare il loro dietrofront, dicono che non sono emersi nuovi elementi rilevanti. Il fatto, dunque, che si sia passati dall'avviso di garanzia a una citazione diretta a giudizio e a un processo per corruzione elettorale che dovrà svolgersi il prossimo 20 gennaio, per questa maggioranza è un fatto poco rilevante. Ed è patetica la difesa della maggioranza che vorrebbe far credere che la posizione del padre sia completamente sconnessa dalla situazione del figlio. Se loro sono abituati a vendere fumo ai cittadini, noi no. Nessuno mette in discussione la posizione del presidente De Sarro, che è stata archiviata dalla Procura della Repubblica. Ma non è sull'aspetto giudiziario e processuale che vogliamo appigliarci. Ribadiamo la nostra piena fiducia nella magistratura e auguriamo ancora una volta al dottore De Sarro di poter dimostrare la propria innocenza. E' il nodo politico della vicenda che per tanti mesi e ancora oggi chiediamo si affronti nella massima assemblea democratica cittadina, che è il consiglio comunale: quale messaggio lanciamo alla città se sulla seconda carica istituzionale cittadina, quella che dovrebbe essere una figura di garanzia e un punto di riferimento istituzionale, gravano sospetti di un voto “inquinato” da una possibile compravendita di voti? Quale credibilità può avere un'istituzione su cui pesano tali ombre? Come consiglieri di minoranza e soprattutto come cittadini chiediamo che almeno su questo fatto si discuta, senza atteggiamenti giustizialisti ma senza nemmeno un atteggiamento silente ed omertoso. Rispolverando la solita storia trita e ritrita delle malefatte della precedente amministrazione, dimenticandosi che sono lì da quasi un anno e mezzo tempo e che il cambiamento la città non l'ha visto neppure con il binocolo, la maggioranza compatta si riscopre custode di un innovativo concetto di legalità e attribuisce patentini di moralità agli altri. Noi non abbiamo ben capito con chi saremmo stati troppo indulgenti, visto che nessuno dei candidati delle nostre liste è stato neppure sfiorato da un avviso di garanzia. Di certo loro avrebbero dovuto essere meno indulgenti quando si sono ritrovati tra le liste come candidato un personaggio vicino alla mafia italo - americana. Avrebbero dovuto essere meno indulgenti quando si sono ritrovati tra le liste candidati accusati dai collaboratori di giustizia di aver richiesto voti alla cosca Giampà in tornate elettorali precedenti al 2015. Avrebbero dovuto scoprire prima la loro passione per la legalità ed essere meno indulgenti già allora. Ma ahinoi anche allora il loro “pallino” dell'amministrazione passata li faceva distrarre e, a furia di pensare alle pagliuzze degli altri, andavano avanti con pesanti e pericolose travi nei loro occhi. Noi personalmente non abbiamo cambiato metro di misura della legalità e dell'etica. Così come abbiamo sempre tenuto separati il “garantismo” giuridico, per cui ogni cittadino è potenzialmente innocente fino all'ultimo grado di giudizio, da quei doveri di moralità pubblica che impongno a chi rappresenta le istituzioni di essere al di sopra di ogni sospetto. Forse hanno invece cambiato idea quelli che ieri candidavano impresentabili e oggi pretendono di dare lezioni di legalità e patentini di moralità. Quelli che hanno sponsorizzato il garantismo sulle inchieste che si sono abbattute sulla Sacal, all'insegna del “Colosimo non si tocca”, e intanto Lamezia ha sempre meno voce nella gestione dell'aeroporto. E a quanto pare avrà cambiato idea anche il sindaco Mascaro che, all'indomani delle dichiarazioni relative a un candidato, affermava addirittura che “in politica non vige il principio della presunzione di innocenza” e si precipitò subito in una fantomatica “rinuncia” alla candidatura che, come denunciammo già allora, non aveva alcun valore. Oggi questo trincerarsi della maggioranza dietro il silenzio, questa volontà di non discutere, non fa che alimentare i sospetti e creare un abisso tra la politica e i cittadini. Ci appelliamo a quegli esponenti della maggioranza che sicuramente avranno firmato obtorto collo l'ultima dichiarazione: discutiamo della vicenda De Sarro in aula nella massima serenità. Solo così - concludono Piccioni e Villella - potremo ridare credibilità all'istituzione del Consiglio comunale e compiere un atto di trasparenza nei confronti di tutti i cittadini.
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