Domenica, 30 Agosto 2026

Falvo ElviraLamezia Terme, 2 dicembre 2016 - Riceviamo e pubblichiamo una lettera della nefrologa dottoressa Elvira Falvo, indirizzata dal presidente della Regione, al commisario salla sanità e al presidente dell'Asp di Catanzaro.

La dottoressa Falvo ha rivestito numerosi ruoli nella città di Lamezia Terme, tra questi quello di Primario del Reparto di Nefrologia e Dialisi, di assessore comunale e, più volte, quello di consigliere comunale.

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Ci si può illudere  che una riflessione sofferta e pesata  possa essere presa in seria considerazione dai vertici della sanità regionale e lametina per vederne realizzati i contenuti proposti? Voglio credere fermamente che sia possibile e anche dare una testimonianza su quanto accade quotidianamente nell’Ospedale di Lamezia  Terme. I pazienti oncologici calabresi  sono numerosi  e su una tematica così delicata è stato fatto un grande passo in avanti. Lodevole, infatti,  è stata la legge regionale n. 2 del febbraio 2016 che ha visto l’istituzione del  Registro Regionale dei tumori ed il suo coordinamento. Purtroppo, nonostante questi sforzi e qualche apprezzabile esperienza, territorialmente limitata, ad oggi non abbiamo un’esatta fotografia della   incidenza, tipologia e distribuzione dei tumori su tutto il territorio regionale e neanche se di essi ci sia un trend in aumento o in diminuzione. I dati finora pubblicati  sono frammentari, parziali e poco aggiornati. Intanto i calabresi si ammalano, emigrano verso gli ospedali del nord (circa 52000 casi all’anno), hanno a loro disposizione solo 3 strutture radioterapiche in tutto il territorio regionale. Ciò comporta inevitabili lunghe liste d’attesa e disagi dei pazienti. Infatti, spesso sono costretti a sobbarcarsi ore di viaggio per i pochi minuti di terapia. Sul versante dell’assistenza per i pazienti in fase terminale  non ci sono che due  hospice ai poli opposti  della Calabria e forse uno di essi in serie difficoltà. Nonostante tale complessiva, insoddisfacente risposta ai bisogni di diagnosi e cura, ho potuto constatare che esistono luoghi in cui la domanda e la risposta si incontrano grazie ad un lavoro quotidiano e  degli operatori sanitari. Un esempio   l’ U.O. di Oncologia di Lamezia Terme, diretta con competenza e professionalità dal dott. Ettore Greco con un ottimo staff medico ed infermieristico. Frequentata giornalmente  da numerosi pazienti provenienti dalla città, dal suo circondario e da altre zone della regione. La dottoressa Pina Molinaro con il suo operare quotidiano non ha pari in quanto a professionalità, accoglienza e coscienza medica ippocratica non disgiunta da intrinseche doti di umanità. E probabilmente è questo uno dei motivi per cui numerosi  pazienti affluiscono all’U.O. Bisognerebbe dare merito a chi opera a contatto con i pazienti quotidianamente. Infatti,  oltre ai titoli, certamente importanti, dovrebbero essere considerati altri aspetti e qualità. L’approccio al paziente visto nel suo unicum di persona ammalata e fragile è quello che ogni persona in tale situazione desidera, non un approccio distaccato e  sterile alla malattia in se stessa. Sovente mi è capitato di assistere al continuo contatto telefonico  tra i medici e i loro pazienti che dopo il day hospital avevano bisogno di delucidazioni e rassicurazioni. Veniva loro risposto sempre con garbo, competenza e con assoluta disponibilità. In altri contesti ospedalieri tutto ciò verrebbe collocato e definito in un ambito operativo specifico con personale ad hoc. Che dire poi degli  infermieri dello staff che si dedicano all’accoglienza sopperendo alla totale mancanza del necessario supporto psicologico al paziente oncologico come dovrebbe essere.
E allora, sarebbe troppo chiedere che questa U.O. venga dotata di spazi adeguati, migliorati, umanizzati oltre che arricchita di queste altre professionalità, di un numero di operatori adeguato al volume di attività, oltre che di una ormai improcrastinabile segreteria e struttura amministrativa per alleggerirne il lavoro burocratico, implementarla con professionalità quali nutrizionisti e fisioterapisti al fine di una cura basata sull’integrazione di tante  competenze?
Sarebbe chiedere troppo di realizzare in questo ospedale un reparto proprio per questi pazienti ed un hospice per i pazienti ormai terminali, considerato che è già  in  progetto  la sua realizzazione con tanto di programmazione? Spazi all'uopo individuati, professionalità e competenze già formate e presenti?  Perché costringere queste frange fragili di ammalati ad attendere ancora quando tutto potrebbe iniziare fin da subito? Sarebbe troppo attuare quanto reiteratamente proposto dal dott. Greco di realizzare un progetto pilota di Assistenza oncologica domiciliare? In totale carenza di hospice sarebbe un‘idea da considerare e replicare in tutto il territorio calabrese. A Lamezia, poi, potrebbe essere attuata  fin da subito, organizzando equipe di  medici, psicologi, infermieri ed operatori socio sanitari. Non sarebbe necessario individuare locali e strutture da dedicare (che comunque avrebbero sempre dei costi fissi). Il vantaggio per il paziente terminale è intuibile ed innegabile. Si realizzerebbe, nei fatti, quell’integrazione ospedale/terrritorio tanto anelata per ottimizzare le risorse, con risultati di efficienza e di efficacia facilmente evidenziabili. Si darebbe concretezza a quel risparmio economico tanto utile alle tasche della sanità regionale.
L’esempio dell’U.O. di Oncologia in Lamezia Terme è solo una delle buone pratiche che si svolgono in questo ospedale e mi fornisce l’occasione per allargare  lo sguardo sull’imponente struttura ospedaliera che per la sua posizione, per l’adeguamento strutturale al risparmio energetico, per l’ampio parco che la circonda, per l’abbondanza di comodi parcheggi, non può essere condannata ad una lenta agonia con il  progressivo  svuotamento ormai sotto gli occhi di tutti. Non si comprende perché i tanti soldi pubblici investiti nei lunghi decenni della sua realizzazione e messa in funzione e l’attività degli ultimi venti anni debbano essere buttati dalla finestra. Infatti, le competenze che vengono di fatto cassate, la sottoutilizzazione in termini di posti letto, vanno nel senso degli sprechi che è quello di cui i calabresi hanno meno bisogno.

Elvira Falvo
nefrologa
Lamezia Terme

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