Domenica, 19 Aprile 2026

Gazzetta ufficialeLamezia Terme, 23 dicembre 2017 -  Pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, il Decreto del Presidente della Repubblica relativo allo scioglimento del Consiglio comunale di Lamezia Terme per ingerenze della criminalità organizzata.

Di seguito il Dpr e le relazioni del ministtro dell'Interno e del prefetto di Catanzaro.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
 
Considerato che nel Comune di Lamezia Terme (Catanzaro) gli  organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative  del
31 maggio 2015; Considerato che,  dall'esito  di  approfonditi accertamenti,   sono emerse forme di ingerenza della criminalità organizzata  che  hanno
esposto l'amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialita' dell'attivita' comunale;  Rilevato,   altresi',   che   la permeabilita'   dell'ente    ai condizionamenti esterni della criminalita'  organizzata  ha  arrecato grave pregiudizio agli interessi della collettivita' e ha determinato
la perdita di credibilita' dell'istituzione locale;   Ritenuto che, al fine di porre rimedio  alla  situazione  di  grave inquinamento  e  deterioramento  dell'amministrazione   comunale   di Lamezia Terme, si rende necessario far luogo  allo  scioglimento  del consiglio comunale e disporre il  conseguente  commissariamento,  per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico e per assicurare il risanamento dell'ente locale;    Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;    Vista la proposta  del  Ministro  dell'interno,  la  cui  relazione
allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;    Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella riunione del 22 novembre 2017;
 
                              Decreta:
 
                               Art. 1
 
Il Consiglio comunale di Lamezia Terme (Catanzaro) è sciolto.
 

                     Art. 2
 
La gestione del Comune di Lamezia Terme  (Catanzaro)  e'  affidata, per la  durata  di  diciotto  mesi,  alla  commissione  straordinaria
composta da:  dott. Francesco Alecci - prefetto a riposo;  dott.ssa Maria Grazia Colosimo - viceprefetto;  dott.ssa Desiree D'Ovidio - diligente di II fascia di Area I.


                               Art. 3
 
La commissione straordinaria per la  gestione  dell'ente  esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari  a  norma  di  legge,  le
attribuzioni spettanti al  consiglio  comunale,  alla  giunta  ed  al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle  medesime
cariche.
Dato a Roma addi', 24 novembre 2017

MATTARELLA
Gentiloni Silveri,  Presidente  del Consiglio dei ministri
Minniti, Ministro dell'interno

Registrato alla Corte dei conti il 6 dicembre 2017
Ufficio controllo atti Ministeri interno e difesa,  reg.ne  succ.  n.
2338


******

Al Presidente della Repubblica


Il Comune di Lamezia Terme (Catanzaro),  i  cui  organi  elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 31 maggio 2015,  presenta  forme  di ingerenza  da  parte  della  criminalita' organizzata   che  compromettono   la    libera   determinazione  e l'imparzialita'  degli  organi  elettivi, il  buon     andamento dell'amministrazione ed  il funzionamento dei  servizi,  con  grave pregiudizio dell'ordine e della sicurezza pubblica.  All'esito  di  un'operazione   coordinata  dalla  procura   della Repubblica di Catanzaro, nel mese  di  maggio   2017, e' stata  data esecuzione ad un'ordinanza di fermo  nei  confronti  di  52   indagati appartenenti ad  una  cosca  attiva  nella  piana  di  Lamezia  Terme ritenuti responsabili, a vario titolo, di numerosi reati tra i  quali associazione  di  stampo  mafioso,  detenzione illegale  di  armi, esplosivi e porto abusivo di armi, estorsione, rapina, danneggiamento a seguito d'incendio, traffico   illecito  di  sostanze  stupefacenti. Nell'ambito dell'operazione e' stato inoltre eseguito un  decreto  di perquisizione nei confronti  di  un  consigliere  comunale   in  quel momento  sottoposto  agli  arresti domiciliari  per  altre  condotte costituenti reato, misura cautelare successivamente revocata,  e  del vicepresidente del consiglio comunale, poi  dimessosi. Ai  predetti amministratori e' stato contestato il reato di  concorso  esterno  in associazione  mafiosa  in   quanto    avrebbero  chiesto  e  fruito dell'appoggio elettorale della locale cosca mafiosa. In relazione a tali vicende il prefetto di Catanzaro, con decreto del 6 giugno 2017, successivamente prorogato, ha  disposto,  per  gli accertamenti di rito, l'accesso presso il suddetto  Comune  ai  sensi dell'art. 143, comma 2, del decreto legislativo 18  agosto  2000,  n. 267.  All'esito  delle  indagini,  la  commissione  incaricata   delle verifiche ispettive ha depositato le proprie conclusioni,  sulle  cui risultanze il prefetto di Catanzaro,  sentito  nella  seduta  del  12 ottobre 2017 il Comitato provinciale  per  l'ordine  e  la  sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione  del  procuratore  aggiunto presso la procura distrettuale di Catanzaro ed il  procuratore  della Repubblica  presso  il  Tribunale  di  Lamezia   Terme,  ha  trasmesso l'allegata relazione che costituisce parte integrante della   presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti  elementi  su  collegamenti  diretti  ed  indiretti   degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando  pertanto  i presupposti per l'applicazione delle misure di cui al citato art. 143 del decreto legislativo n. 267/2000. I lavori svolti dalla commissione d'accesso hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione  comunale, la cornice criminale ed il contesto ove si colloca l'ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e  le   locali consorterie. Il Comune di Lamezia Terme, il cui  consiglio  comunale  e'  gia'stato sciolto due volte  per  condizionamenti  di  tipo  mafioso nel settembre   1991  e  nel  novembre  2002,  insiste  in   un   contesto territoriale caratterizzato dalla presenza di quattro  organizzazioni criminali, tra le piu' potenti del «sistema nrangheta»  per  la  loro pervasivita' nel tessuto economico sociale ed anche  istituzionale  e per la loro capacita' di intrecciare rapporti ed alleanze con i  piu' importanti sodalizi criminali della Calabria e di altre regioni. La relazione del prefetto effettua, a tal proposito, un raffronto tra le risultanze dell'accesso attuale e  quelle  che  diedero  luogo agli scioglimenti  degli  organi   comunali  per  infiltrazioni  della criminalita' organizzata nel 1991 e nel 2002 rinvenendo, in  assoluta continuita', la persistenza  delle  medesime  dinamiche   collusive  e dell'operativita'  degli  stessi  personaggi di spicco delle organizzazioni criminali dominanti in quel territorio.  Fonti  tecniche  di  prova   hanno  attestato come la  campagna elettorale per il rinnovo  degli  organi elettivi sia stata caratterizzata da un'illecita  acquisizione dei   voti   che   ha riguardato, direttamente o indirettamente, esponenti della maggioranza e della minoranza consiliare.  E' inoltre   stata   rilevata   una   sostanziale  continuita' amministrativa, atteso che molti degli attuali  amministratori  hanno fatto parte, a diverso titolo, della compagine eletta nel 2010.  Ulteriore rilevante elemento che evidenzia un contesto ambientale compromesso e' rappresentato  dalla   sussistenza  di  cointeressenze, frequentazioni, rapporti a vario titolo tra numerosi componenti  sia dell'organo  esecutivo  che  di  quello   consiliare   con   soggetti appartenente alla criminalita' organizzata. Al riguardo il prefetto evidenzia che successivamente  alla  loro elezione e fino ai primi mesi del 2016 il sindaco ed il vice sindaco, entrambi avvocati, hanno assunto,  contemporaneamente,  la veste di difensori di fiducia di esponenti di massima rilevanza  delle  cosche lametine  e  di  loro  sodali e  quella  di  organi  di  vertice dell'amministrazione comunale. Solo   nei  mesi  di  marzo  e  maggio  2016,  a   seguito   della costituzione di parte civile del Comune nei processi di cui sopra, il
primo cittadino ed il vice sindaco hanno rinunciato  all'incarico  di difensori dei menzionati esponenti della criminalita'  organizzata  e il  mandato  conferito  al   sindaco  e' stato  assunto  da   altro professionista  in  stretti  rapporti  di   affinità  con  il   primo cittadino. Il  prefetto  evidenzia  come  l'intricata  rete di  rapporti  e cointeressenze tra amministratori e soggetti con precedenti penali e' ulteriormente attestata dalla circostanza che un consigliere comunale ed il coniuge di questi sono indagati per numerosi gravi reati, tra i quali quello di bancarotta fraudolenta, per  quest'ultimo  unitamente ad un libero professionista che e' in stretti rapporti  di  affinita' con una dipendente comunale.  La relazione della commissione d'indagine ha  fatto  emergere  un diffuso quadro di illegalita', i diversi  settori  dell'ente  locale che, unitamente ad un  generale  disordine  amministrativo,  si  sono rivelati funzionali al mantenimento  di  assetti  predeterminati  con soggetti organici o contigui alle organizzazioni criminali egemoni ed al consequenziale sviamento dell'attivita' di gestione  dai  principi di legalita' e buon andamento. Il penetrante condizionamento posto in essere dalla   criminalita'organizzata  nei  confronti  dell'amministrazione  emerge,  altresi', dall'analisi  dei  procedimenti  concernenti  l'affidamento  di  beni confiscati alla criminalita' organizzata. L'amministrazione comunale ha infatti concesso, per quindici anni e gratuitamente, un immobile ad una cooperativa, pressoche'  inattiva da tempo perche' sottoposta ad indagini per  indebite  percezioni  di erogazioni   pubbliche.  L'organo  ispettivo  ha   rilevato   numerose criticita' nella procedura di assegnazione del bene, in  particolare, ha evidenziato che dall'esame  della   determina  di  affidamento  non emerge lo scopo sociale perseguito dalla cooperativa ne' le finalita' di utilizzo dell'immobile. Ulteriori circostanze anomale di tale vicenda sono  rappresentate dal fatto che alla procedura di assegnazione ha partecipato la  sola cooperativa che ha poi ricevuto il bene in  concessione,   cooperativa che, dai controlli effettuati, non  garantisce  alcuna  affidabilita' gestionale atteso che, sono risalenti nel tempo, gli  ultimi  bilanci di esercizio e le altre dichiarazioni contabili. Viene altresi'  evidenziata  la  mancanza  dei   requisiti  minimi morali da parte dei soci e degli amministratori, in  particolare   due dei soci sono gravati da pregiudizi di natura penale ed uno  di  essi e' riconducibile ad esponenti della criminalita' organizzata.  La relazione del prefetto  ha  inoltre  posto  in  rilievo  come,sempre  dall'esame   delle  determine,  sia  emersa  l'esistenza,  nelsettore degli appalti di lavori e  servizi,  di  un  vero  e  proprio «sistema» che, da un lato consente di aggiudicare appalti sempre alle medesime ditte in base ad una rotazione delle stesse  e,   dall'altro, attraverso il meccanismo delle proroghe ripetute permette alle  ditte un sostanziale recupero del ribasso offerto in  sede  di  gara.  Tale consolidato modus operandi ha permesso di eludere le disposizioni  in materia di informazioni antimafia.  E' altresi' evidenziato come in tale  settore  l'ente  non  abbia posto in essere alcuna preventiva forma di programmazione ne' alcuna attivita' di controllo nella fase di esecuzione  delle  opere  e  dei servizi. Elementi concreti che attestano una gestione  amministrativa  non aderente al principio di legalita' sono  emersi  anche   in  relazione all'affidamento del servizio  di  mensa  scolastica  per  il  periodo 2016-2019 disposto attraverso una gara d'appalto.  L'organo ispettivo ha rilevato,  nella  procedura  in  questione, numerose   irregolarita'  ed  anomalie  sia  in  sede  di   nomina   e sostituzione dei componenti la commissione giudicatrice sia in ordine alle modalita' di valutazione delle offerte. La gara e' stata aggiudicata nel mese di  febbraio  2017  ad  una impresa che  gia'  aveva  svolto  lo  stesso  servizio  nel  triennio precedente ed il cui socio di maggioranza e'  gravato  da  precedenti penali.  L'impresa   nell'aprile  2017  e'  stata destinataria di ertificazione  interdittiva  antimafia   emessa dal prefetto di Catanzaro a seguito della quale l'ente nel mese di maggio ha revocato l'affidamento.  Evidenzia inoltre la commissione d'indagine che  la  societa'  in argomento fino ad agosto 2017 deteneva  anche  il  20%  del  capitale sociale di altra societa' a sua volta destinataria, sin dal mese  di gennaio 2016, di provvedimento interdittivo antimafia. Disfunzioni e  irregolarita'  sono  state  rilevate  anche  nelle procedure per l'affidamento  del  servizio  di  gestione  del  verde pubblico  caratterizzate da un ripetuto  ricorso  ad  assegnazioni dirette sulla base di infondati motivi di urgenza. Viene pure posto in rilievo  che  negli  anni  2016-2017 l'ente, frazionando le prestazioni e le  relative  spese  in  elusione  della normativa  di  settore,  ha  permesso  ad  una  cooperativa,  in  via esclusiva o in associazione con altre imprese, di essere destinataria di piu' affidamenti e successive proroghe. Anche  in  tale  ambito   l'amministrazione   comunale  anziche' procedere  alla  dovuta   pianificazione   e   programmazione    degli interventi manutentivi e porre in essere un'unica gara,  al  fine  di garantire un servizio omogeneo e  costante,  ha  ripetutamente  fatto ricorso  all'istituto  dell'affidamento  diretto  attraverso  singole determine alcune delle quali prive della corretta identificazione del luogo ove effettuare la manutenzione ed  altre  addirittura  mancanti del periodo di durata della prestazione del servizio. Emblematico in tal senso si e' rivelato l'esame di due  determine dirigenziali con la prima delle quali il servizio di decoro del verde pubblico e' affidato per  un   importo  di  circa  160.000  euro  alla predetta cooperativa facente parte di una ATI e,  solamente  quattro mesi dopo, lo stesso servizio e' nuovamente affidato alla stessa  ATI per un importo di circa 50.000 euro. Analoghe illegittimita' ed irregolarita', che delineano il quadro di  un'amministrazione  pervicacemente   gestita in dispregio del principio di legalita', sono emerse dall'analisi delle   procedure di appalto dei lavori pubblici. Anche in questo ambito la commissione d'indagine ha rinvenuto  il frequente  ricorso  dell'amministrazione  comunale  agli  affidamenti diretti in evidente violazione delle vigenti disposizioni. Le verifiche disposte hanno evidenziato  che  l'ente,  anche  neirari casi  in  cui  ha  provveduto  ad  aggiudicare  lavori mediante procedure ad  evidenza  pubblica,  ha  poi  affidato  alle imprese aggiudicatarie ulteriori lavori anche di altra tipologia. In tal senso e' significativa la vicenda relativa ad  un  impresa alla quale sono stati aggiudicati con contratto stipulato nell'agosto 2016 lavori per la manutenzione delle strade comunali - per l'importo di circa 270.000 euro - a cui e' seguita,  nei  mesi  di  novembre  e dicembre 2016, l'assegnazione sempre alla stessa ditta e senza alcuna gara di nuovi lavori per importo di oltre  40.000  euro,  soglia  che supera il  tetto  previsto  dalla   normativa comunitaria per gli affidamenti diretti. Gli accertamenti effettuati dalle Forze dell'ordine hanno inoltre messo in rilievo che il titolare dell'impresa aggiudicataria di  tali lavori e' persona  gravata da numerose  segnalazione  all'autorita' giudiziaria per diverse  fattispecie di reato  ed  ha  rapporti  di frequentazione con soggetti riconducibili  alla  locale  criminalita' organizzata e che alcuni dipendenti dell'impresa  sono  indagati  per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.  Le vicende analiticamente esaminate e  dettagliatamente  riferite nella relazione del prefetto di Catanzaro hanno rivelato una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Lamezia Terme, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che hanno determinato   lo    svilimento  e laperdita di credibilita' dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della collettivita',  rendendo  necessario  l'intervento   dello Stato  per assicurare il risanamento dell'ente.
Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme (Catanzaro), ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.  In  relazione  alla  presenza   ed  all'estensione  dell'influenza criminale,  si  rende  necessario  che  la  durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.

Roma, 17 novembre 2017
 
Il Ministro dell'interno: Minniti
 
 ---------
 
Prefettura di Catanzaro
 
Ufficio territoriale del Governo
 
Prot. n. 163/17/S.d.S.
 
                                           Catanzaro, 13 ottobre 2017
 
                                        al sig. Ministro dell'interno
                                                                 Roma

Oggetto: Comune di Lamezia Terme. Proposta di scioglimento  degli organi  comunali  

ex  art.  143  del  TUEL  approvato con decreto legislativo n. 267/2000.

Con decreto prefettizio n. 83/17/S.d.S.  del  6  giugno  2017,  a seguito  della   delega  concessa,  la  scrivente   ha   nominato   la commissione  d'accesso  al   Comune  di  Lamezia  Terme,  al  fine  di accertare la sussistenza di infiltrazioni e/o  condizionamenti  della criminalita' organizzata di stampo 'ndranghetistico negli organi  del Comune di Lamezia Terme  con  conseguente  alterazione  della  libera determinazione degli stessi.  A conclusione dell'attivita' svolta, la commissione ha depositato il 5 ottobre 2017 la relazione allegata alla presente nota mentre  in data 12 ottobre 2017 si  e'  tenuta  la  riunione  del  Comitato  per l'ordine e la Sicurezza pubblica a  cui  hanno  partecipato  oltre  i vertici delle  Forze  di   Polizia  e  la  Commissione  d'accesso,  il Procuratore aggiunto presso la Procura distrettuale di  Catanzaro  ed il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme. Avendo  lo  stesso  Comitato  espresso,  come  si  puo'  evincere dall'allegato   verbale,   parere   favorevole   alla   proposta   di scioglimento, si comunica quanto segue.
Il Comune di Lamezia Terme, terza citta' della Calabria, con  una popolazione pari a 70.839 abitanti, ubicata nell'area centrale  della Calabria, costituisce, per la  sua posizione,  per  la  presenza  di importanti infrastrutture oltre che dal punto di   vista  commerciale, agricolo, industriale, una delle zone piu' sviluppate della  regione. Nel contempo quel territorio e' caratterizzato  dall'operativita'  di ben quattro cosche, tra le piu' potenti  del  sistema  `ndrangheta  a motivo della loro pervasivita' nel tessuto economico-sociale ed anche istituzionale e per la capacita' di intrecciare rapporti ed  alleanze con i piu' importanti sodalizi criminali  della   Calabria stessa nonche' di altre regioni. Nonostante le importanti operazioni di polizia giudiziaria che si sono susseguite nel tempo, oggi continuano  ad  operare   le  seguenti

cosche:

Cosca Giampa', protagonista di una lunga guerra di mafia che ha prodotto 50 omicidi e numerosi tentati omicidi; la cosca in  atto  e' decimata e  caratterizzata  dalla presenza all'interno di diversi collaboratori  di  giustizia  anche  se  non  si   esclude un  certo attivismo, soprattutto  nel  settore  delle  estorsioni  delle  nuovegenerazioni;

Cosca Iannazzo, considerata attualmente la famiglia leader nel territorio di  Lamezia Terme, dedita principalmente  ad  attivita' imprenditoriali;

Cosca Cerra, Torcasio,  Gualtieri  coinvolta  in  una  lunga  e sanguinosa guerra di mafia con i Giampa' e, da ultimo,  decimata  con
numerose  operazioni  giudiziarie  tra  cui  «Crisalide»  che  ne  ha dimostrato la capacita' di influenza nella vita polico-istituzionale;

Cosca Cannizzaro, Daponte, Gagliardi alleata con i  Iannazzo  e con i Pesce di Rosarno.

Le indagini di polizia giudiziaria piu' recenti  hanno  messo  inevidenza l'influenza delle cosche lametine nella campagna  elettoraleper l'elezione del sindaco e del   consiglio  comunale  relativa alle consultazioni del 31 maggio 2015, consultazioni inquinate all'origine da condotte illecite connesse ad una vera e  propria «mercificazione di voti» che ha riguardato direttamente o indirettamente esponenti di maggioranza e di minoranza ed, in primis, il presidente  ed  il  vice presidente del consiglio comunale nonche' diversi assessori. Le dimissioni «a  tappeto» con   conseguenti  surroghe  che  sono seguite all'insediamento della commissione d'accesso non  modificano anzi aggravano il quadro d'insieme perche' costituiscono un ulteriore indizio del sistema utilizzato per nascondere l'infiltrazione  ed  il condizionamento della criminalita' organizzata  dietro  un  apparente perbenismo.  La relazione redatta dalla commissione  d'accesso  mette  ben  in evidenza tale aspetto soffermandosi sulle c.d. «attivita'  antimafia» del Comune, per esempio in materia di costituzione quale parte civile nei  processi  contro   la   criminalita'organizzata   di stampo 'ndranghetistico o nell'assegnazione di beni confiscati alla mafia. Nel primo caso,viene in particolare evidenziata la contemporaneita' degli atti di costituzione di parte  civile con la difesa di esponenti di massimo  rilievo  delle  cosche lametine dei Iannazzo e di loro sodali, da parte del sindaco (Omissis) e del  Vice Sindaco (Omissis), entrambi avvocati, in prima persona, attraverso  i propri studi legali. La lettura della cronologia degli atti  adottati,  nella  duplice veste di rappresentati legali dell'ente e di  liberi  professionisti, contraddice le pubbliche dichiarazioni rilasciate per  smentire  tale contemporaneita'. Per quanto concerne i beni confiscati,  emergono  anomalie  ed omissioni  nelle  procedure  di  aggiudicazione dell'attivita' di gestione dei beni  con  particolare  riguardo  ad  un  bene  agricolo aggiudicato alla societa' (Omissis),  pressoche'  inattiva  da  tempo perche' sottoposta ad indagini per indebite percezioni di  erogazioni pubbliche, falso in atti e truffa nei confronti  dell'Arcea  (Agenzia Regione Calabria per le erogazioni in agricoltura). Inoltre, uno  dei responsabili della cooperativa  risulta  vicino  ad  esponenti  della criminalita' organizzata del crotonese.
Dalla relazione della commissione d'accesso, che ha esaminato  un vasto numero di determine adottate dalla dirigenza  comunale,  emerge poi diffusa casistica di illegittimita' ed in alcuni casi di illeciti che potrebbero avere rilievo penale stante  l'utilizzo  accertato  di procedure non conformi alla norma soprattutto in  materia  d'appalti. Dall'esame delle determine emerge, in particolare, l'esistenza di un vero e proprio «sistema» che, per un verso, consente  di  aggiudicare appalti sempre alle medesime ditte  attraverso  una  rotazione  delle stesse e, per un altro verso, fornisce il sostanziale  recupero  del ribasso offerto in sede di  gara,  utilizzando il  meccanismo  delle proroghe dell'appalto. Peraltro, i  lavori  appaiono eseguitisenza alcuna programmazione preventiva e senza controlli in corso d'opera, cosiccheé l'applicazione  degli  stessi  risulta  vanificata, con ricadute negative sul territorio e sulla popolazione destinataria dei servizi. La divisione tra attivita'  di  indirizzo da  parte dell'amministrazione ed attivita' gestionale della dirigenza, ex art. 107 del decreto legislativo n. 267 del 2000, non consente,  nel  caso di  specie,   di   ritenere   indenne   l'amministrazione   da   ogni responsabilita' rispetto ad una diffusa «mala gestio», che emerge, in particolare, nella vicenda dell'appalto della mensa  scolastica  alla (Omissis), soggetta ad interdittiva antimafia, e  di  quella  dell'ex Cantina sociale nonche' nella  gestione  del  verde  pubblico  ed  in quella del patrimonio comunale. Infatti, allorquando la «mala gestio» e' cosi' diffusa, e' sicuramente  imputabile  all'amministrazione la carenza di controlli  che,  ancorche'  a  campione,  devono  comunque esserci e devono, unitamente all'attivita'  di  indirizzo,  investire trasversalmente l'operato dei funzionari con qualifiche dirigenziali. Appare poi di particolare rilievo  il  raffronto  fra  le  risultanze dell'accesso attuale e le relazioni propedeutiche  agli scioglimenti degli  organi   comunali   per   infiltrazione della criminalita' organizzata di stampo 'ndranghetistico avvenuti nel 1991 e nel  2002. Una sorta di «fil rouge» lega  le  tre  relazioni,  ripetendosi,  in assoluta continuita', i nomi degli attori sempre  scelti  all'interno delle medesime famiglie che ruotano attorno ai  clan  dominanti, con una sorta di passaggio di mano da padre in figlio e/o nipote. Pe quanto sopra riferito e tenuto conto  del  parere  favorevole unanimemente espresso dai componenti del Comitato per l'ordine  e  la Sicurezza pubblica, si propone lo scioglimento  degli  organi  del Comune  di  Lamezia Terme  per infiltrazione  della  criminalita' organizzata di stampo 'ndranghetistico ex art. 143 del TUEL approvato con decreto legislativo n. 267 del 2000.
 
Il prefetto: Latella

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