Lamezia Terme, 22 agosto 2018 - Il presidente regionale del Movimento “La Nuova Frontiera dei Liberi e Forti”, Pino Campisi, interviene sul progetto dell’istituzione del Parco del Reventino.
“E’ il grande polmone verde al centro della Calabria che purtroppo - evidenzia - è entrato nel tunnel dell’oblio, che non fa più parte delle strategie per la tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale. Del Reventino si occupò fin dagli anni ’70, per i suoi studi sulla geologia strutturale, il professore americano Walter Alvarez (Università della California Berkley) rilevando nella roccia le tracce dei movimenti tettonici nel mar Mediterraneo; ne rimase affascinato della superba bellezza e dal patrimonio geologico e geo-morfologico. Ne parla da anni lo scrittore Francesco Bevilacqua che in uno dei suoi tanti volumi ne racconta il valore storico, antropologico, paesistico e naturalistico. Ne ha fatto una priorità territoriale l’economista Fabrizio Barca, che l’ha scelta come area pilota per la Calabria, quale veicolo di progettazione partecipata finalizzata allo sviluppo dal basso e autopropulsivo. Da quasi dieci anni è stato rimosso dal dibattito pubblico il progetto Parco del Reventino (Monti Mancuso-Reventino-Tiriolo-Gimigliano) che però porta con sé anni di mobilitazioni sia civiche che politico-istituzionali. La mobilitazione civica su iniziativa dell’Associazione Green Stone ha prodotto oltre cinquemila firme, raccolte tra i cittadini. Due proposte di legge, - sottolinea - una dell’on. Pierino Amato la n° 8042 del novembre 2008 e l’altra, una D.G. R. n° 460 del dicembre 2009, proposta dall’assessore pro tempore prof. Silvio Greco “Istituzione del Parco Naturale Regionale - Massiccio del Reventino”, fanno chiaro riferimento all’art. 6 della L.R. 10/2003, alla quale operò l’assessore pro tempore Salvatore Vescio, “Norme in materia di aree protette “ e prevede: la conservazione di specie animali e vegetali, comunità biologiche , singolarità faunistiche; la tutela della biodiversità degli habitat naturali; la salvaguardia e valorizzazione dei valori paesaggistici del territorio; la fruizione turistica, culturale, didattica e ricreativa in forme compatibili con la difesa della natura e del paesaggio; favorire lo sviluppo delle attività economiche del territorio attraverso l’uso sostenibile delle risorse; conservazione del patrimonio forestale; la conoscenza scientifica della flora e della fauna. Obiettivi importanti alla luce di quanto documentato dal Rapporto ASVIS 2017 (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), sottolineando che le Nazioni Unite hanno approvato Agenda Globale ed i diciassette obiettivi da raggiungere entro il 2030. Dove si evidenzia l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo sia sul piano ambientale sia su quello economico-sociale. Agenda 2030, infatti, punta molto sul coinvolgimento degli attori locali: imprese, Università, Enti locali, centri di ricerca, filiere produttive. In buona sostanza si lavora per pervenire alla adozione di un Piano d’Azione per il rafforzamento del capitale naturale, tra cui il sistema delle aree protette a terra e a mare, valorizzandone la tutela della biodiversità e dei servizi eco-sistemici, migliorandone le connessioni attraverso i sistemi di reti ecologiche e di infrastrutture verdi. Che poi è anche la tesi recentissima del giovane Matteo Zanchini il quale sostiene che bisogna indirizzarsi verso il passaggio da “parco-natura” a “parco-progetto di territorio”, inteso come promozione dell’economia locale. Le arre protette, quindi, viste come conservazione dell’ambiente e sviluppo economico. In coerenza con quanto indicato nella elaborazione del Ppes (Piano Pluriennale economico e sociale) e nella applicazione delle linee guida Cets ( Carta europea del turismo sostenibile). Senza sottovalutare poi che anche il POR Calabria 2014-2020, Asse 6, all’azione 6.6.1, finanzia interventi per la tutela e la valorizzazione di aree di attrazione naturale di rilevanza strategica, aree protette tali da consolidare e promuovere processi di sviluppo. Patrimonio naturale in quanto leva per lo sviluppo dei territori interessati e la competitività del sistema turistico, all’innalzamento competitivo delle aree di attrazione naturale. L’Azione 6.7.1 prevede inoltre interventi per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, naturale e immateriale, nelle aree di attrazione di rilevanza strategica. Tutti strumenti necessari per sostenere l’economia della montagna soggetta, senza urgenti misure strutturali, a spopolamento irreversibile. Noi di Liberi e Forti riteniamo che bisogna originare effetti autopropulsivi e processi moltiplicatori, che occorra una netta presa di coscienza e far ripartire il dibattito-confronto pubblico, intorno alla nascita del Parco del Reventino. Sostenendo una nuova forma di sviluppo economico, attraverso una rinnovata filiera di aziende e prodotti, rinvigorendo nuovi attrattori a partire dai sentieri culturali e dalla riscoperta delle caratteristiche architettoniche rurali, dell’archeologia industriale e delle tipicità e qualità enogastronomiche. In questo modo e con questa tipologia di interventi è possibile oltre che credibile riscoprire vecchi mestieri, creare nuovi lavori, nuove competenze e soprattutto nuova occupazione”.Lamezia Terme, Il presidente regionale del Movimento “La Nuova Frontiera dei Liberi e Forti”, Pino Campisi, interviene sul progetto dell’istituzione del Parco del Reventino. “E’ il grande polmone verde al centro della Calabria che purtroppo – evidenzia - è entrato nel tunnel dell’oblio, che non fa più parte delle strategie per la tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale. Del Reventino si occupò fin dagli anni ’70, per i suoi studi sulla geologia strutturale, il professore americano Walter Alvarez (Università della California Berkley) rilevando nella roccia le tracce dei movimenti tettonici nel mar Mediterraneo; ne rimase affascinato della superba bellezza e dal patrimonio geologico e geo-morfologico. Ne parla da anni lo scrittore Francesco Bevilacqua che in uno dei suoi tanti volumi ne racconta il valore storico, antropologico, paesistico e naturalistico. Ne ha fatto una priorità territoriale l’economista Fabrizio Barca, che l’ha scelta come area pilota per la Calabria, quale veicolo di progettazione partecipata finalizzata allo sviluppo dal basso e autopropulsivo. Da quasi dieci anni è stato rimosso dal dibattito pubblico il progetto Parco del Reventino (Monti Mancuso-Reventino-Tiriolo-Gimigliano) che però porta con sé anni di mobilitazioni sia civiche che politico-istituzionali. La mobilitazione civica su iniziativa dell’Associazione Green Stone ha prodotto oltre cinquemila firme, raccolte tra i cittadini. Due proposte di legge, - sottolinea - una dell’on. Pierino Amato la n° 8042 del novembre 2008 e l’altra, una D.G. R. n° 460 del dicembre 2009, proposta dall’assessore pro tempore prof. Silvio Greco “Istituzione del Parco Naturale Regionale - Massiccio del Reventino”, fanno chiaro riferimento all’art. 6 della L.R. 10/2003, alla quale operò l’assessore pro tempore Salvatore Vescio, “Norme in materia di aree protette “ e prevede: la conservazione di specie animali e vegetali, comunità biologiche , singolarità faunistiche; la tutela della biodiversità degli habitat naturali; la salvaguardia e valorizzazione dei valori paesaggistici del territorio; la fruizione turistica, culturale, didattica e ricreativa in forme compatibili con la difesa della natura e del paesaggio; favorire lo sviluppo delle attività economiche del territorio attraverso l’uso sostenibile delle risorse; conservazione del patrimonio forestale; la conoscenza scientifica della flora e della fauna. Obiettivi importanti alla luce di quanto documentato dal Rapporto ASVIS 2017 (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), sottolineando che le Nazioni Unite hanno approvato Agenda Globale ed i diciassette obiettivi da raggiungere entro il 2030. Dove si evidenzia l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo sia sul piano ambientale sia su quello economico-sociale. Agenda 2030, infatti, punta molto sul coinvolgimento degli attori locali: imprese, Università, Enti locali, centri di ricerca, filiere produttive. In buona sostanza si lavora per pervenire alla adozione di un Piano d’Azione per il rafforzamento del capitale naturale, tra cui il sistema delle aree protette a terra e a mare, valorizzandone la tutela della biodiversità e dei servizi eco-sistemici, migliorandone le connessioni attraverso i sistemi di reti ecologiche e di infrastrutture verdi. Che poi è anche la tesi recentissima del giovane Matteo Zanchini il quale sostiene che bisogna indirizzarsi verso il passaggio da “parco-natura” a “parco-progetto di territorio”, inteso come promozione dell’economia locale. Le arre protette, quindi, viste come conservazione dell’ambiente e sviluppo economico. In coerenza con quanto indicato nella elaborazione del Ppes (Piano Pluriennale economico e sociale) e nella applicazione delle linee guida Cets ( Carta europea del turismo sostenibile). Senza sottovalutare poi che anche il POR Calabria 2014-2020, Asse 6, all’azione 6.6.1, finanzia interventi per la tutela e la valorizzazione di aree di attrazione naturale di rilevanza strategica, aree protette tali da consolidare e promuovere processi di sviluppo. Patrimonio naturale in quanto leva per lo sviluppo dei territori interessati e la competitività del sistema turistico, all’innalzamento competitivo delle aree di attrazione naturale. L’Azione 6.7.1 prevede inoltre interventi per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, naturale e immateriale, nelle aree di attrazione di rilevanza strategica. Tutti strumenti necessari per sostenere l’economia della montagna soggetta, senza urgenti misure strutturali, a spopolamento irreversibile. Noi di Liberi e Forti riteniamo che bisogna originare effetti autopropulsivi e processi moltiplicatori, che occorra una netta presa di coscienza e far ripartire il dibattito-confronto pubblico, intorno alla nascita del Parco del Reventino. Sostenendo una nuova forma di sviluppo economico, attraverso una rinnovata filiera di aziende e prodotti, rinvigorendo nuovi attrattori a partire dai sentieri culturali e dalla riscoperta delle caratteristiche architettoniche rurali, dell’archeologia industriale e delle tipicità e qualità enogastronomiche. In questo modo e con questa tipologia di interventi è possibile oltre che credibile riscoprire vecchi mestieri, creare nuovi lavori, nuove competenze e soprattutto nuova occupazione”.
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