Venerdì, 26 Aprile 2019

Consiglio di StatoLamezia Terme, 23 marzo 2019 - Torna la commissione straordinaria alla guida del Comune di Lamezia Terme dopo che il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata dall'Avvocatura dello Stato della sentenza del Tar, emessa lo scorso 22 febbraio, che annullava lo scioglimento del Comune di Lamezia Terme deciso nel 2017 per infiltrazioni mafiose. Il decreto del Consiglio di Stato dispone l’immediato reintegro dei commissari.

Dopo la sentenza del Tar che aveva reintegrato il sindaco Mascaro, la Giunta e il civico consesso, dunque, viene confermata la decisione già presa nel novembre del 2017. Ovvero, quella di sciogliere il Comune lametino per infiltrazioni mafiose. "Considerato, sul piano del fumus boni iuris - si legge nella decisione attuale del Consiglio di Stato - che i gravi fatti posti a fondamento della misura dissolutoria, annullata dalla sentenza oggetto della impugnazione in esame, non sembrano essere stati correttamente valutati da detta sentenza nella loro natura sintomatica di una più che probabile ingerenza della ‘ndrangheta sulla vita politica e amministrativa dell’ente locale nel suo complesso, anche indipendentemente dall’appartenenza dei consiglieri eletti alla maggioranza o alla minoranza". Per la discussione della domanda cautelare in sede collegiale, la camera di consiglio è stata fissata al prossimo 11 aprile.Secondo quanto previsto, c'è adesso il reinsediamento della Commissione straordinaria nominata lo scorso 24 novembre 2017. Immediata la reazione del sindaco Mascaro. "I miei legali - ha detto in una dichiarazione - hanno già inviato, ai sensi dell'art. 56 codice giustizia amministrativa, richiesta di audizione in qualsiasi momento, con preavviso di sette ore. Sono disponibile stasera, domani, in ogni istante. Non si può massacrare ancora una comunità negando l'audizione del suo sindaco. Lo Stato mi ha già negato colpevolmente l'ascolto, non ripeta ancora l'errore. Ascoltatemi, Lamezia merita rispetto". Mascaro ha annunciato di iniziare per protesta lo sciopero della fame, nutrendosi di soli liquidi.

De Biase: deputati lametini chiedano chiarimenti al governo su presunta efficienza della gestione commissariale

“Apprendo del ricorso al Consiglio di Stato da parte dell'Avvocatura di Stato contro la decisione del Tar del Lazio che lo scorso 22 febbraio aveva annullato lo scioglimento dell’amministrazione comunale di Lamezia Terme e dell’accoglimento della richiesta di sospensiva con il conseguente rientro immediato dei commissari prefettizi nella città della piana”. E’ quanto afferma il presidente del Consiglio comunale di Lamezia Terme Salvatore De Biase che aggiunge: “In attesa che il Consiglio di Stato si pronunci in maniera definitiva e ribadendo ancora una volta il rispetto e la fiducia negli organismi dello Stato e nell’azione della magistratura, manifesto sommessamente la mia perplessità quando nell’istanza di sospensione si legge di "attività di risanamento efficacemente intrapresa in questi mesi dalla commissione straordinaria di Lamezia Terme". Mi verrebbe da chiedere ai deputati lametini - continua De Biase - cosa ne pensano di questa presunta azione di risanamento intrapresa dai commissari prefettizi dal momento che proprio lo stesso onorevole pentastellato Giuseppe D’Ippolito più volte ne aveva espressamente chiesto la sostituzione. La triade commissariale, infatti, era stata ritenuta dall’esponente grillino inadatta e inadeguata ad amministrare il Comune. Dal momento che lega e cinquestelle sono entrambe forze di governo, i nostri deputati sollecitino chiarimenti al governo amico e al ministero dell’Interno sul lavoro ‘efficiente’ svolto dalla Commissione straordinaria in questi 15 mesi. Secondo l’opinione comune la città ha vissuto invece un periodo di vera e propria agonia e vacatio amministrativa essendo state inibite le attività sportive, sociali e culturali per la chiusura di palazzetti, palestre (aperte la mattina e abarrate nel pomeriggio e la sera), teatri e centri di aggregazione. L’appello lanciato in queste ore dal sindaco Paolo Mascaro di essere ascoltato dalle istituzioni preposte – prosegue De Biase - non può cadere nel vuoto e mi convince sempre di più sull’esigenza di rivedere la normativa sugli scioglimenti dei comuni e avallare la proposta formulata dal procuratore di Catanzaro dott. Nicola Gratteri sulla necessità di concedere agli amministratori che rischiano di essere cacciati via di esporre le proprie ragioni prima di arrivare allo scioglimento. La mia vicinanza va in questo momento al sindaco di Lamezia Terme che ha intrapreso lo sciopero della fame allo scopo di condurre una battaglia di dignità e civiltà. A pagarne le conseguenze, per ora, sono la città e i cittadini di Lamezia Terme, mentre in altri comuni d’Italia, volgendo per esempio lo sguardo alla capitale, assistiamo ad arresti di amministratori, dimissioni di assessori e tecnici comunali - conclude De Biase - senza che nulla ostacoli o impedisca il normale e democratico svolgimento della vita amministrativa. Si apra una seria riflessione, non può pagare solo e sempre la città di Lamezia Terme”.

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 IL DECRETO 
Pubblicato il 23/03/2019 N. 01579/2019

REG.PROV.CAU.N. 02559/2019

REG.RIC.REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)
Il Consigliere delegatoha pronunciato il presente

DECRETO sul ricorso numero di registro generale 2559 del 2019, proposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, Ufficio Territoriale del Governo Catanzaro, in persona del Prefetto pro tempore, tutti rappresentati e difesi ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici sono domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

contro
Paolo Mascaro, Giuseppe Costanzo, Stefania Petronio, Angelo Simone Cicco, Elisa Gullo, Michelangelo Cardamone, Comune di Lamezia Terme, non costituiti in giudizio;per la riformadella sentenza n. 2386 del 22 febbraio 2019 del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sez. I, resa tra le parti, concernente lo scioglimento del Consiglio comunale di Lamezia Terme per infiltrazioni mafiose ai sensi dell’art. 143 del T.U.E.L.

visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

vista l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dalle pubbliche amministrazioni appellanti ai sensi dell’art. 98 c.p.a.;considerato, sul piano del fumus boni iuris, che i gravi fatti posti a fondamento della misura dissolutoria, annullata dalla sentenza oggetto della impugnazione in esame, non sembrano essere stati correttamente valutati da detta sentenza nella loro natura sintomatica di una più che probabile ingerenza della ‘ndrangheta sulla vita politica e amministrativa dell’ente locale nel suo complesso, anche indipendentemente dall’appartenenza dei consiglieri eletti alla maggioranza o alla minoranza, come emerge, del resto, pure dalla lettura della sentenza n. 1800 del 7 agosto 2018 del Tribunale di Lamezia Terme (v., in particolare, pp. 9-10) in ordine all’incandidabilità di taluni dei consiglieri eletti nel 2015;

ritenuto altresì, sul piano del periculum in mora, che la gravità di tali fatti evidenziati dalla relazione ministeriale e della Commissione di indagine, molti dei quali emersi nel corso della operazione di polizia giudiziaria “Crisalide” e altri, invece, in sede di accesso, impone in questa sede di prima sommaria delibazione cautelare, nella comparazione tra l’interesse, da un lato, alla prevenzione delle ingerenze mafiose nella vita politica e amministrativa locale e, dall’altro, quello all’espletamento del mandato elettorale da parte del sindaco e dei consiglieri eletti dalla collettività locale, l’immediato reinsediamento della Commissione straordinaria, nominata con il d.P.R. del 24 novembre 2017, per la gestione provvisoria del Comune di Lamezia Terme;
considerato infine che la complessità dei detti fatti, posti a fondamento della misura dissolutoria ed esaminati – peraltro solo in parte – dal primo giudice, e la possibile influenza delle associazioni mafiose sulla conduzione dell’ente, contestata dai ricorrenti in prime cure, sarà oggetto di debito approfondimento da parte del Collegio, nel contraddittorio tra le parti, all’esito della prossima camera di consiglio, che viene fissata con il presente decreto cautelare;

P.Q.M.

accoglie l’istanza cautelare di tutela provvisoria e per l’effetto, sospesa l’esecutività della sentenza qui impugnata n. 2386 del 22 luglio 2019 del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sede di Roma, dispone l’immediato reinsediamento della Commissione straordinaria, nominata con il d.P.R. del 24 novembre 2017, nel Comune di Lamezia Terme.
Fissa, per la discussione della domanda cautelare in sede collegiale, la camera di consiglio dell’11 aprile 2019.
Il presente decreto sarà eseguito dalla pubblica amministrazione ed è depositato presso la Segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti per l’immediato reinsediamento della Commissione straordinaria.Così deciso in Roma il giorno 23 marzo 2019.

Il Consigliere delegato Massimiliano Noccelli

IL SEGRETARIO

 

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