Lamezia Terme, 6 ottobre 2022 - Il Piano strutturale è diventato per l’Amministrazione Mascaro (ed il Consiglio comunale) la nuova frontiera del nulla. Bene ha fatto l’ex presidente del Consiglio comunale, Francesco De Sarro, nei giorni scorsi, a ricordare i problemi tecnici che si accompagnano ad uno strumento, in approvazione, che è vecchio dal punto di vista della normativa ma soprattutto della situazione economica che influisce (direi regola) i programmi edilizi di una città. Cominciamo dal dato fondamentale: le variazioni della popolazione".
Così, Italo Reale del Pd. "Lamezia Terme - ha aggiunto - ha perso dal 2008 (anno di impostazione del Piano) 4.445 abitanti (da 70.555 a 66.1130 - meno 5.176 dal 2011) ed ha finito di svuotare i paesi che la circondano (con alcune apprezzabili eccezioni). A fronte di questa diminuzione di popolazione (e ad una eccedenza di vani già realizzati), la potenzialità edificatoria già esistente, nella sola zona intorno al comune ed all’ospedale, supera i 3.000 abitanti e considerando le aree libere nelle zone già edificabili, stiamo parlando di migliaia di nuovi abitanti.Conclusioni: non c’è bisogno di investire nuove aree perché quelle presenti sono più che sufficienti. Ma il Piano in approvazione ha un difetto (che nel 2008, forse, era anche un pregio) che è quello di utilizzare il meccanismo delle compensazioni (io ti faccio costruire un po' di più e tu mi dai gratis una parte del tuo terreno) che oggi non funziona più perché l’offerta di case in eccedenza - rispetto alla richiesta di mercato, abbatte il valore del costruito nuovo e non rende più appetibile, per il privato, lo scambio.
Il tutto senza considerare l’intervento dello Stato per le ristrutturazioni che ha reso più conveniente intervenire sull’usato e ne ha aumentato la concorrenzialità con il nuovo.
Quindi, in caso di approvazione di questo nuovo strumento, il valore delle nostre case avrà un ulteriore collasso per quel terribile meccanismo che fa diminuire il prezzo in caso di eccesso di offerta. Ovviamente non ci fermiamo qui perché l’individuazione di nuove aree edificabili comporta per il Privato l’aumento delle tasse comunali (e non solo) contro una vendita o un impegno edificatorio futuro ed incerto. Non solo, ma una programmazione che, anche per il momento economico, ricorderà i ciuffi di capelli sulla testa di un calvo, aumenterà l’impegno economico (raccolta dei rifiuti in primis) del Comune che non sarà in grado di fornire un servizio accettabile.
Ed ancora non abbiamo parlato delle nuove leggi dello Stato e del Quadro di coordinamento territoriale che prevede lo scivolamento in fondo alle graduatorie per i finanziamenti per il recupero urbano per i Comuni che consentono l’edificazione nelle aree urbanizzabili prima di completare quelle urbanizzate.
Quindi l’Amministrazione, sul Piano strutturale, non sta portando a termine un atto importante per il Comune ma sta approvando uno strumento obsoleto e vecchio che sarà necessario sostituire immediatamente (ma questo immediatamente vale almeno 5 anni) con mille contraddizioni e che costerà ai cittadini sia in termini di tassazione che di perdita di valore del già edificato oltre (e soprattutto) a peggiorare la qualità dei servizi e della vita in città ed ad impedire investimenti nelle nei centri storici.
Si può fare diversamente anche in tempi rapidi?
Sicuramente; Sul disegno presentato si definisca un perimetro uguale a quello del Piano Regolatore in vigore, si aboliscano i bandi per evitare di interessare all’edificazione le aree urbanizzabili e si modifichino le norme del Regolamento che prevedono un eccesso di compensazione ed infine si dia un nuovo incarico per uno strumento adeguato.
Due mesi di tempo per fare tutto questo, per avere un parere favorevole della Regione ed uno strumento che non parte con 14 anni di ritardo e sia conforme alla legge ed alla situazione economica e sociale. Ed intanto si governi l’edificazione nell’area intorno al Comune chiedendo ai privati di concordare con l’Ente un unico disegno per evitare che gli edifici nascano come brufoli, sempre sulla testa dello stesso calvo. Ovviamente, ma è un mio giudizio anche estetico personalissimo, tremo all’idea che l’area che dovrebbe essere il nuovo centro della nuova città, sia una selva di edifici come quelli già realizzati davanti, tra l’altro, ad una gradevole presenza come quella della cattedrale.
Ma non sarà così, come Mascaro ha atteso 4 anni per portare in Consiglio comunale e far approvare le nuove denominazione edilizie che - conclude Reale - potevano e dovevano essere adottate direttamente dal dirigente nel 2018 (perché approvate con legge) lancerà proclami di efficienza per uno strumento che porterà solo problemi alla città è intanto sprecherà, forse, l’ultima occasione per costruire, veramente, Lamezia".
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