Sabato, 29 Agosto 2026

Rifondazione comunista logoLamezia Terme, 23 giugno 2015 -  E infine ha vinto Paolo Mascaro con il suo nutrito gruppo di liste e candidati. Perché è accaduto? Perché Lamezia è fondamentalmente una città con un Centro-Destra forte che ciclicamente riemerge e si riprende il potere? 

Vi è sicuramente una qualche verità in questa affermazione, resa evidente anche dai risultati elettorali di passate competizioni. Perché è piaciuto di più l’avvocato stimato del medico stimato, il capopopolo dagli eccessi verbali rispetto allo scout minimalista e sorridente? Forse.  Ma questa volta c’è qualcosa di più: la partita si è svolta quasi tutta tra i contendenti di Centro-Destra, con un Centro-Sinistra ristretto nel numero delle liste, decisamente esile e molto poco alternativo sul piano ideale e politico.
Tra i due, Mascaro e Sonni, scambi di battute e generosi complimenti ma solo pallidi e generici riferimenti al contesto cittadino, ai suoi mali endemici, alle questioni sociali irrisolte. Imperturbabile Mascaro di fronte alle responsabilità politiche di suoi candidati e alleati e davanti alla scure giudiziaria che ne ha cancellato alcuni. Sin troppo sorridente Sonni, di fronte a un Centro-Sinistra costellato qua e là di candidati trasformisti, con i candidati a sindaco delle primarie scomparsi dalla campagna elettorale; ma anche lui reticente sui problemi veri di questa città della quale ultimamente la Magistratura ha tracciato il disegno sociale oltre che criminale.
Ha vinto Paolo Mascaro con una opzione di Centro-Destra che vuole dirsi apolitica e che risulta modernamente a-democratica.
Ha perso il Centro Sinistra che, pur parlando di partecipazione e democrazia, ha nei fatti svuotato di senso queste parole, mostrandosi come un coacervo di bande rivali, con molti trasformisti al suo interno, incapace di rappresentare una idea di politica e di comunità attrattiva per i cittadini di Lamezia.
Mascaro ha vinto e con lui, anche se non direttamente suoi alleati, entrano in Consiglio comunale i rappresentanti della estrema Destra, quelli che fanno politica in città usando il disagio sociale dei più poveri contro altri poveri ed emarginati (Rom, Migranti).
Restano fuori dal consiglio comunale, nonostante i voti ricevuti, i Cinque Stelle di Pino D’ippolito con i quali vale la pena interloquire e discutere.
Mascaro ha vinto in una campagna elettorale dove per la prima volta dopo moltissimi anni è mancata una lista di Sinistra.
Questa assenza, dolorosa e sofferta, segno di una sconfitta di cui sento di portare una parte significativa di responsabilità, ha impedito ad una area sociale e politica di sentirsi rappresentata, ha contribuito al senso di estraneità che molti hanno provato in questa campagna elettorale votando per il meno peggio o astenendosi.
L’altra Sinistra, quella al governo della città, mimetizzatasi cinque anni fa nelle liste del sindaco accuratamente depurate di ogni connotazione di parte, si è riproposta oggi con Lamezia Insieme, che, nonostante il lodevole lavoro di aggregazione compiuto da Rosario Piccioni, nel simbolo come nelle sue parole chiave, ha troppo ammiccato alla vulgata dominante che consiglia di non nominare parole scomode né soggetti sociali oramai invisibili, ma piuttosto di fare riferimento a metodologie e a strumenti che possono valere per ogni schieramento.
Mascaro ha vinto sui 10 anni di Gianni Speranza, politico di lunga esperienza, che ha portato alle estreme conseguenze la sua cultura della mediazione che da strumento intelligente e necessario si è via via trasformato in un’opera di stravolgimento delle ragioni del proprio schieramento e della Sinistra e a volte in una concessione alle istanze dell’avversario. Gianni Speranza ha voluto governare anche senza maggioranza la prima volta e con una maggioranza sempre più frammentata e divisa la seconda, anche con assessori provenienti dal campo avverso, culturalmente oltre che politicamente estranei ad un progetto di Sinistra; e infine sottovalutando più volte temi e questioni cari alla Sinistra e importanti per leggere con efficacia gli attuali problemi della città, (Rom, Migranti, Periferie, Acqua Pubblica, Rifiuti, Sanità, Antifascismo).
Mascaro ha vinto nell’Italia di Renzi che sta facendo piazza pulita di diritti e tutele e nella Calabria di Oliverio che si è insediata con la più antidemocratica legge elettorale d’Italia, sbarramento all’8%, mentre a Roma imperversa Mafia Capitale che inesorabilmente mette sotto accusa schieramenti avversi.
Che fare allora?
Certamente una opposizione intransigente a Mascaro in Consiglio comunale, nell’auspicio che tutti insieme i cinque consiglieri del Centro Sinistra costruiscano azioni e interventi volti ad aggredire i nodi strutturali del governo della città.
Ma dentro, e soprattutto fuori dall’aula consiliare, è necessario riprendere senza rete una discussione e una pratica politica tesa a ricostruire un progetto di Sinistra. Lo dico prima di tutto a me stessa, ai compagni e alle compagne di RC, dei movimenti, di SEL, ma l’appello è rivolto a chiunque è interessato ad una politica di sinistra e concretamente democratica.
E’ necessario rinominare e riattualizzare parole antiche ma non obsolete, affinché la politica ridiventi importante e significativa per tutti quei cittadini che hanno finito per abbandonarla, delusi da piccole e grandi corruttele e dalla distanza, sempre più marcata, rispetto ai loro affanni quotidiani.
Bisogna ricostruire una Sinistra che riconnetta in un progetto comune di cambiamento tutti coloro che oggi vivono in solitudine la loro condizione di disagio, legando battaglie nazionali a vertenze locali significative, la difesa dei beni comuni alla promozione di diritti sociali e di cittadinanza.
Dobbiamo tornare tutte e tutti, con strumenti conoscitivi più adeguati, ad un lavoro di approfondimento dei problemi, all’inchiesta sociale, alla denuncia rigorosa di ogni ingiustizia, evitando di ridurre la politica ad un affare di corrotti o di bravi ragazzi, di neutre competenze o di astratta legalità.
Dobbiamo nuovamente proporre una politica che crei coscienza di sé e della società, che si nutra di pratiche sociali condivise, che lotti contro vecchie e nuove disuguaglianze, che crei progetti di inclusione sociale; una politica sinceramente partigiana, nel senso letterale di prendere le parti di qualcuno o di qualcosa, nominando l’avversario o gli avversari, animando un conflitto non fine a se stesso ma volto a costruire le ragioni di una scelta, di un programma, di una idea di città.
 
Rosa Tavella*
Rifondazione comunista

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