Lamezia Terme, 8 ottobre 2015 - Viaggiare è da sempre uno dei fenomeni più singolari della moderna cultura europea, in cui si combinano effimero e duraturo, fatuità e gusto d’osservazione, curiosità e spirito d’avventura. Dal ’700 la Calabria ne diviene uno degli approdi lungo le rive del Mediterraneo. Se infatti Lazio, Campania, Sicilia seducono per le vestigia di un passato glorioso che i viaggiatori visitano come complemento del tratto personale, nella terra di Campanella si viene per scorci mozzafiato, plaghe incolte e selvagge, un’umanità ora affettuosa ora neghittosa e losca, che presto diventano lo stigma di un’arcana suggestione. Persino il nome Calabria, così musicale e vibrante, evocava un mondo magico in cui perdersi e ritrovarsi: penetrando nel fitto di una foresta, scoprendo slarghi inaspettati, zigzagando nei vicoli senza nome dei paesi, ripartendo per sempre nuovi viaggi perigliosi ma esaltanti.