Martedì, 29 Settembre 2026

ReventinoSoveria Mannelli, 10 dicembre 2014 - "Per lo sviluppo della nostra area bisogna puntare sulla valorizzazione delle risorse  ambientali e non fare scelte che portano solo a deturpare questa ricchezza naturale che abbiamo, senza nemmeno produrre economia per il nostro territorio". Ad affermarlo è il sindaco di Soveria Mannelli, Giuseppe Pascuzzi, che così si inserisce nella polemica innescatasi in questi giorni circa l’ipotesi della istituzione di un parco eolico nell’area del Reventino sul quale chiede un impegno a Regione, Provincia e Comuni interessati affinchè si faccia fronte comune contro la sua realizzazione in quanto "bisogna ripensare le strategie di sviluppo di questa area".

Il primo cittadino di Soveria Mannelli, sebbene la zona su cui dovrebbe sorgere il parco eolico non interessa direttamente il suo comune, infatti, ripropone l’istituzione del parco regionale del Reventino, di cui si parla dal 2002 e su cui anche il consiglio comunale si era espresso favorevolmente sin dal 2009, ed al quale, tra le altre cose, avevano già dato la loro adesione i comuni di: Decollatura, Carlopoli, Motta Santa Lucia, Conflenti, San Pietro Apostolo, Gimigliano, Tiriolo, Serrastretta e Lamezia Terme. Un’idea che rilancia, in maniera propositiva, a Regione, Provincia e Comuni interessati in quanto la istituzione di un parco naturale regionale nell’area del Reventino, non solo contribuirebbe a tutelare il territorio, mantenendone il suo status, ma potrebbe rappresentare una fonte di economia per l’intera zona, a differenza di quanto invece accadrebbe con il parco eolico su cui, tra l’altro, già l’ex sindaco di Decollatura, sin dal 2009 in un convegno aveva espresso la sua contrarietà.Quella del parco regionale, quindi, potrebbe rappresentare anche uno strumento per il rilancio del territorio. Infatti, per le zone considerate parco ambientale sono da considerare le cosiddette “misure di incentivazione”. Nel regime vincolistico, tra l’altro esiste una gradazione differenziata per zone, dalla “A” alla “D”, dove la prima corrisponde alla “riserva integrale”, più stringente, mentre l’ultima corrisponde alle “aree di sviluppo”, “limitata ai centri urbani ed alle aree limitrofe nelle quali sono consentite attività compatibili con le finalità istitutive del parco, finalizzate al miglioramento della vita socio-culturale delle collettività locali e al miglior godimento del parco da parte dei visitatori”. Questo anche se sarà l’Ente parco regionale a stabilire le norme d’uso per ciascuna zona, disciplinando: l’organizzazione generale del territorio nella sua articolazione, in aree caratterizzate da una differenziata forma di tutela ed uso; i vincoli e le relative norme di attuazione con riferimento alle varie aree individuate nel piano. Per quello che concerne Soveria Mannelli, il sindaco, così come ribadito anche in u consiglio comunale di qualche anno fa, ricorda che il territorio comunale "potrebbe essere fatto rientrare parzialmente, cioè nella misura che si riterrà opportuna, nella zona “D”, mentre nella restante parte per lo più nelle cosiddette “aree contigue”, interessate da programmi di pianificazione faunistico-venatoria. Così come è altrettanto evidente che la zona “D” sia quella con il più basso impatto vincolistico in un sistema di area protetta, nella quale, quindi, in sede regolamentare, possono essere applicate apposite deroghe in funzione delle singole specificità territoriali". A questo andrebbero ad aggiungersi le “attività agro-silvo-pastorali” che, come ricorda ancora il primo cittadino di Soveria Mannelli "rientrano tra le economie da qualificare, finanziare e valorizzare nelle aree protette, ivi comprendendosi anche gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, per il ripristino, il restauro conservativo e la nuova costruzione di fabbricati rurali". Per non parlare della "promozione e del finanziamento di interventi localizzati nei “centri storici” per il restauro conservativo, la valorizzazione e la ristrutturazione edilizia, con l’incentivazione di programmi di risparmio energetico, di sperimentazione di tecnologie innovative per la diversificazione dell’energia, per il riciclaggio e la raccolta differenziata integrale".Ciò al quale si vede guardare, conclude Pascuzzi, è "la realizzazione della cosiddetta “piena educazione integrata ambientale”, che a sua volta passa attraverso l’incentivazione e la sperimentazione di forme di risparmio, di produzioni alternative di energia rinnovabile non deturpante, di riciclaggio, di raccolta differenziata integrale dei rifiuti solidi urbani. Per non parlare poi dell’importante occasione di dialogo e confronto permanente tra le comunità locali del comprensorio interessato dal parco, che dovranno affrontare sistematicamente le tematiche di una gestione congiunta e coordinata del territorio".

Il no dell'Agesci

L’urgenza della ricerca di nuove fonti energetiche alternative non può diventare il  lascia passare per chiunque progetti opere faraoniche che produrranno, poi, uno  sconvolgimento paesaggistico ed ambientale non indifferente nel nostro territorio. I capi dell’AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani) della “Zona del  Reventino” vogliono esprimere il loro netto dissenso alla realizzazione del parco eolico  del Monte Reventino.Il Monte Reventino e tutto il territorio circostante hanno rappresentato, nella storia della nostra associazione (circa mille censiti in quest’area!) il luogo privilegiato per l’avvio ad un’educazione alla vita all’aperto per i nostri ragazzi, fino al punto che abbiamo voluto denominare la nostra zona “del Reventino”. La frequentazione di questi luoghi ha saputo far crescere in ciascuno di noi non solo l’amore e l’attaccamento alla natura, ma soprattutto un profondo rispetto per questi luoghi che ci hanno da sempre affascinati e proiettati in un mondo ricco di avventure e di scoperte che hanno segnato la nostra giovinezza.Ripensare, ora, a luoghi come la Pietra di Fota, Capo Bove o i massi del Reventino, infestati e deturpati da una selva di pale eoliche ci ferisce profondamente e non per un fatto unicamente sentimentale, ma perché ben conosciamo il valore dell’unicità ambientale di questo territorio, della sua vegetazione e della fauna presente. Abbiamo sempre guardato a questi monti come un luogo privilegiato dove gli abitanti si sono sempre accostati con un rispetto quasi sacro, sapendone sfruttare le potenzialità senza produrre danni devastanti. Non possiamo, ora, accettare che gli sforzi compiuti negli anni sessanta per portare a compimento il rimboschimento della zona, facendo diventare il Reventino un importante polmone verde per il territorio, vengano ora vanificati da una speculazione camuffata da  “progresso tecnologico non inquinante”, nobilitata da una denominazione del tutto impropria  di “Parco”  della cui ricaduta economica poco rimarrebbe per l’economia locale. Pertanto, nell’auspicare che le amministrazioni locali ricadenti nell’area del Reventino  sappiano opporsi con forza al progetto, invitiamo tutti i cittadini a non restare passivi  di fronte a tale problema  e a dare il proprio contributo per una soluzione per noi  positiva del problema.

Agesci
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