Lamezia Terme, 14 marzo 2011 – Riceviamo e pubblichiamo. Dopo essere intervenuto tante volte in passato da coordinatore cittadino di Forza Nuova sullo smantellamento del campo rom,oggi lo faccio da comune cittadino non appartenendo più ad alcun partito politico. Ho letto in questi giorni dell’incontro avvenuto tra il commissario dell’Asp Mancuso e il dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Lamezia Dott. Barreca, nel quale ancora una volta si è preso atto della grave situazione che persiste nell’area ospedaliera per via dei continui furti e atti di violenza compiuti dai residenti del vicinissimo sito di Scordovillo, che destano non poche preoccupazioni sia tra i cittadini ed operatori sanitari che tra le forze dell’ordine. Dall’incontro tra il vicequestore e il commissario Asp è emersa la volontà di dotare l’intera area del Giovanni Paolo II di un sistema di vigilanza e di controllo e di ripristinare tutta la recinzione in metallo del muro che separa l’accampamento dall’ospedale. Io non smetterò mai di ringraziare tutte le forze dell’ordine per il loro lavoro e il servizio che prestano per tutelare noi cittadini,ma appare evidente che da sole le forze di polizia non possono risolvere l’annoso e ormai atavico problema rom, la responsabilità di tutto ciò che accade è da ascriversi unicamente al mondo della politica. Non vedo infatti alcuna volontà da parte degli amministratori locali di voler mettere mano e risolvere questa piaga e in occasione di ogni campagna elettorale si assiste puntualmente a comportamenti ciarlieri e demagogici intrise di promesse di smantellamento e di ipocrite quanto inconsistenti dissertazioni e proposte di integrazione dei rom che nascondono tutte un buonismo peloso di fondo tanto stucchevole quanto inaccettabile ormai dai cittadini, specie da quelli che vivono nelle vicinanze di Scordovillo e che sono costretti più di altri a respirare i fumi tossici che si levano dal campo provocati da incendi di gomme e altro materiale. Sicuramente tale e grave situazione non si può solo addossare all’attuale amministrazione,le colpe e le responsabilità provengono infatti da più lontano e sono da imputarsi all’intera classe politica lametina che con le sue politiche assistenziali ha fatto in modo che questa comunità di rom perdesse la propria identità e cultura trasformandosi da nomade in stanziale, puntando e vedendo sempre il sito di Scordovillo come un importante bacino di voti di cui impossessarsi per poi dimenticarsi ed omettere in modo lapalissiano le condizioni in cui i residenti di quelle vergognose bidonville sono costretti a vivere. Oggi il sindaco Speranza si nasconde e si giustifica dietro al fatto che non esistono le possibilità economiche per rimuovere il campo,ma ammettendo che tutto ciò sia vero, per cosa dovrebbero servire i soldi? Forse per andare a creare un nuovo insediamento di rom in un’altra parte della città? Se è questa l’idea affermo tranquillamente che il sindaco si trova a percorrere la strada sbagliata in quanto non serve costruire un nuovo campo fatto magari da nuove e più decorose abitazioni per questa comunità,perché si tornerebbe a formare e presentarsi l’identica di situazione di ghetto dove le attività illegali di molti rom continuerebbero tranquillamente,si andrebbe solo ad eliminare il problema della vicinanza con l’ospedale,ma da un’altra parte si andrebbe ad innescare una vibrante protesta da parte di altri cittadini che sfocerebbe in un alto allarme sociale,in quanto questa gente non vorrebbe mai avere accanto a se,un nuovo e possibile ricettacolo di illegalità e di degrado come potrebbe essere un campo rom. L’Amministrazione comunale dovrebbe procedere in sinergia con l’Ente provinciale e regionale, al graduale smantellamento del campo di Scordovillo, bonificando tutta la zona per poi costruirci qualcosa di utile, bello ed importante per la città, poi dal momento che questi rom sono ormai cittadini lametini a tutti gli effetti, dovrebbe aiutare le famiglie evacuate a trovare una casa in affitto, cosi come fanno tutti gli altri cittadini,infine dovrebbe impegnare e coinvolgere tutti coloro che ne hanno qualità e voglia, a svolgere tutte quelle attività di lavorazione del ferro di cui appunto i rom sono esperti. Solo cosi si potrà veramente mettere la parola fine su questa vicenda,il tutto dovrebbe naturalmente avvenire in modo paziente e graduale, da un lato cosi facendo i rom conserverebbero la loro identità culturale tipica di questa etnia.e dall’altro si verrebbe cosi una volta per sempre a recidere quella sorta di cordone ombelicale che tiene unito la politica alla comunità di Scordovillo e che si traduce puntualmente in raccolta di consensi elettorali, oltre ovviamente alla cancellazione di quel vergognoso accampamento che è allo stato attuale un’autentica polveriera a cielo aperto.
Igor Colombo
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