Venerdì, 17 Luglio 2026

Carabinieri Finanza2Catanzaro, 2 febbraio 2017 - Politici, imprenditori e amministratori pubblici della Regione Calabria, nonché due soggetti contigui alla cosca Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia) sono tra i 9 arrestati per minaccia ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, corruzione, turbativa d’asta, peculato e abuso d'ufficio. Tra loro l'ex assessore al Lavoro della Regione Nazareno Salerno.

Le indagini hanno documentato l'ingerenza mafiosa della cosca dei Mancuso nella gestione dei fondi dell'Unione europea per il sostegno economico di nuclei familiari in difficoltà. In particolare, l'attività ha accertato l'esistenza di un comitato d'affari che distraeva i finanziamenti comunitari vincolati al progetto regionale "Credito sociale" indirizzandoli su conti correnti di società private, anche all'estero. Il provvedimento è stato eseguito dal Ros unitamente al Comando provinciale carabinieri di Catanzaro e a quello della Guardia di finanza di Vibo Valentia, ed è stato emesso su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro. L'operazione, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, è stata condotta dai carabinieri del Ros unitamente ai militari del Comando provinciale di Catanzaro ed alla Guardia di finanza di Vibo Valentia. Oltre a Salerno, coinvolti e indagati l'imprenditore di Vibo, Gianfranco Ferrante, Vincenzo Spasari, impiegato di Equitalia a Vibo. E ancora, tra gli arrestati figurano il consigliere comunale di Lamezia ed ex presidente di Calabria Etica, Pasqualino Ruberto, Vincenzo Caserta, ex dirigente generale del Dipartimento Politiche sociali della Regione Calabria, Ortenzio Marano, di Belmonte Calabro, Giuseppe Avolio Castelli, Bruno Della Motta, Claudio Isola. Sequestrati beni per 2milioni di euro.

Aggiornamento dopo la conferenza stampa

L’intervento ha interessato la Calabria, il Lazio e la Toscana ed il Veneto, e ha previsto la contestuale esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 2 milioni di euro e l’interdizione dall’attività a carico di una società operante nel settore finanziario. I provvedimenti scaturiscono da un’articolata manovra investigativa congiunta e coordinata dalla Procura di Catanzaro, che ha consentito di documentare l’esistenza di un comitato d’affari composto da esponenti politici, imprenditori, amministratori pubblici e affiliati alla ‘ndrangheta costituito allo scopo di gestire le risorse del progetto regionale “Credito sociale” finanziato con fondi della comunità europea, finalizzati all’erogazione di micro-crediti a favore di nuclei familiari in difficoltà economiche. L’indagine ha raccolto consistenti elementi probatori a carico di Nazzareno Salerno, all’epoca dei fatti assessore al lavoro e alle politiche sociali della regione Calabria, oggi onorevole consigliere regionale di minoranza al quale sono contestati i reati di abuso d’ufficio, turbativa d’asta, corruzione e minaccia a pubblico ufficiale aggravata dal metodo mafioso. In particolare Salerno, nel quadro del più ampio progetto criminoso, esercitava una pressione continua nei confronti di dirigenti preposti al proprio assessorato, al fine di imporre le sue scelte che gli avrebbero garantito ampia discrezionalità nella gestione del progetto credito sociale e dei relativi fondi comunitari.
Con la complicità di Vincenzo Caserta, all’epoca direttore generale reggente del dipartimento di riferimento dell’assessorato e di Pasqualino Ruberto, all’epoca presidente della fondazione Calabria Etica, affidava la gestione “economica” e “finanziaria” del fondo, cioé l’attività di erogazione dei sussidi in questione, ad un soggetto esterno, individuato nella società finanziaria Cooperfin Spa, di cui era amministratore delegato l’indagato Ortenzio Marano. Gli accertamenti bancari svolti hanno consentito di tracciare il corrispettivo in denaro percepito da Salerno per l’esternalizzazione del servizio di erogazione dei mini-crediti, in base a un accordo corruttivo in virtù del quale l’affidamento alla società Cooperfin sarebbe avvenuto in cambio di una somma di circa 230.000 euro.
Le indagini hanno, inoltre, documentato l’intimidazione organizzata da Salerno nei confronti di un funzionario della regione che si era opposto alle sue pretese ostacolando l’iter amministrativo e andando contro il complessivo progetto criminoso. A tal fine Salerno si rivolgeva a due pregiudicati notoriamente indicati come riferibili alla cosca Mancuso, che minacciavano il riottoso funzionario nel corso di un incontro svoltosi all’interno di un vivaio documentato dai carabinieri del ros, il quale era costretto in seguito a desistere e consentire lo svolgimento delle operazioni di gestione del progetto secondo i voleri di Salerno e del comitato affaristico/criminale, affidando la procedura per assegnare il servizio di esternalizzazione a Vincenzo Caserta, dirigente regionale longa manus di Salerno, che affidava la gestione dello strumento di ingegneria finanziaria alla fondazione Calabria Etica (in realtà priva di competenze e dei requisiti per la gestione di uno strumento finanziario di microcredito). La fondazione, sotto la guida di Pasqualino Ruberto, altro uomo “in affari” con Salerno, nel giro di appena 8 giorni provvedeva a assegnare il servizio alla Cooperfin Spa.
Gli specifici accertamenti bancari svolti dalla guardia di finanza hanno consentito di documentare come la finanziaria aggiudicatrice, sotto la guida del suo rappresentante legale Ortensio Marano, si appropriava di ben 1,9 milioni di euro di fondi pubblici di matrice comunitaria, tra cui somme che venivano versate su conti correnti di Nazzareno Salerno per un importo complessivo di 230 mila euro. I residui fondi messi a disposizione dalla regione venivano gestiti da Cooperfin, mediante riversamenti su propri conti correnti intestati principalmente ad una società partecipata (m&m management), per effettuare prestiti cambializzati nell’ambito della sua normale attività di finanziaria. In più, in maniera altrettanto spregiudicata e disinvolta, la quota di circa 800 mila euro ancora giacente sul conto corrente dedicato, veniva “investita” in svizzera, con la causale “progetto giubilare” in capo ad una società sulla quale sono ancora in corso accertamenti.
Tale operazione veniva condotta con la consapevolezza della provenienza pubblica del denaro utilizzato, unitamente a due soggetti (Bruno Dellamotta e Giuseppe Castelli Avolio), già “attivi” nel mercato finanziario illecito.
L’intero progetto criminoso, secondo gli inquirenti, già di per sé estremamente grave, assume i caratteri di allarme e pericolo ove si consideri che tale operazione è stata avallata e resa possibile dall’intervento di chiara matrice intimidatoria di soggetti riferibili alla famiglia di ‘ndrangheta dei Mancuso, (gli arrestati Gianfranco Ferrante e Vincenzo Spasari), intervento resosi indispensabile e eseguito al momento giusto per il raggiungimento del programma criminoso ideato dal comitato d‘affari nel quale ogni componente ha contribuito secondo le proprie competenze e specialità che, nel caso della famiglia Mancuso, sono l’esercizio delle classiche metodologie mafiose di minaccia e intimidazione. Per tale determinante intervento la famiglia Mancuso riceverà in cambio una serie indiscriminata di assunzioni presso l’ente regionale Calabria Etica, una delle quali in favore di un cognato dello stesso capo cosca Luigi Mancuso.

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