Venerdì, 03 Aprile 2020

Campo Rom Lamezia1Lamezia Terme, 2 settembre 2015 - "Sull’ormai annosa vicenda Scordovillo la pazienza della città ha raggiunto il limite massimo di sopportazione e la rabbia ha ormai toccato il parossismo. Mi rendo perfettamente conto, anche senza le responsabili giustificazioni del sindaco Paolo Mascaro espresse su di un social-network,il fatto oggettivo che quest’Amministrazione non ha alcuna responsabilità riguardo ai fumi tossici che due-tre volte a settimana si alzano dal campo rom e che i lametini sono costretti ad inalare, e da contorno a tutto questo, le tristi immagini di forze dell’ordine, con tanto di pattuglie, assistere  inerme al fuoco accesso dai residenti del campo ,una situazione che ormai dura da anni e verso la quale tutta la città si sente prigioniera".

E' quanto afferma in una nota, Igor Colombo, portavoce regionale di Forza nuova. "La storia di Scordovillo - prosegue - è ormai nota a tutti,il più grande campo rom del meridione lasciato li dalla precedente amministrazione ed utilizzato negli ultimi trent’anni come importante e ghiotto bacino di voti da parte di tutte le forze politiche cittadine,con amministrazioni che hanno foraggiato  questa etnia consentendo loro di diventare stanziali e dando possibilità  ad altri rom di giungere su Lamezia da altre città della Calabria. In questo contesto quel che preoccupa  moltissimi lametini è l’idea che questa amministrazione ha di risolvere l’atavica questione. Non siamo assolutamente d’accordo con quanto il sindaco Mascaro ha dichiarato e cioè di voler collocare i rom in alloggi popolari dove magari altre famiglie lametine vivono, oppure utilizzare interi stabili Aterp per la sistemazione della comunità di Scordovillo,la riteniamo questa la strada sbagliata. Noi di Forza Nuova non crediamo in alcun processo di integrazione di questa comunità, che nella sua millenaria storia ha usi, costumi e tradizioni che vanno rispettate e tutelate, senza contare il fatto che poi tutte le volte che si è tentata una forzata inclusione sociale di queste persone inevitabilmente in quei luoghi è scoppiata un’altissima tensione sociale, San Pietro Lametino e Ciampa di cavallo insegnano. Cosi come una volta per sempre  chi sta al governo della città deve spiegarci come intende  considerare i residenti di Scordovillo, se rom o lametini, dal momento che in maniera abbastanza beffarda quanto paradossale, la precedente amministrazione ha trattato questa comunità sia come rom sia come italiana, concedendogli i fondi europei destinati ai rom ed allo stesso tempo assorbendo le residue risorse sociali a disposizione del nostro Comune a favore e sostegno degli abitanti della bindoville di Scordovillo,lasciando pertanto solo le briciole per le vere famiglie lametine,come dire oltre al danno anche la beffa. La nostra proposta presente anche al primo punto del nostro programma elettorale per Lamezia,è quella di dislocare i rom in piccoli insediamenti ed in zone periferiche  lontane dai centri abitati e sistemati in dei container dotati di tutti i comfort necessari per farli vivere in maniera civile con tanto di trasporti pubblici garantiti ed a pagamento ovviemente. Costante monitoraggio poi da parte delle forze di polizia atte a prevenire episodi illegali ed evitando che gli stessi luoghi possano diventare zone franche come Scordovillo ed eventuale intervento dell’Esercito in caso di conclamato allarme sociale  tale da mettere a repentaglio l’incolumità di cittadini e degli stessi rom. Altro passo poi importantissimo sono i controlli fiscali da attuare su tutte le famiglie e di fondamentale importanza poi che questa comunità torni alla sua vocazione naturale che è quella nomade, cioè di spostarsi da città in città e di non sostare negli stessi luoghi per moltissimo tempo. Quest’ultimo punto potrebbe però trovare un ostacolo evidente nel fatto che si tratta di famiglie a cui è stata concessa cittadinanza italiana e pertanto di vitale importanza sarebbe quella che la politica iniziasse a trattare i rom lametini solo come rom, scoraggiandoli a non restare sul nostro territorio,perché la politica stessa si  è  resa responsabile di questa situazione, in quanto ha concesso ogni sorta di benefit a queste famiglie,contribuendo nel tempo a cancellare la loro cultura di zingari e quindi facendoli diventare stanziali. Le querele, per quanto atti dovuti e responsabili,sono provvedimenti pleonastici dal momento che da ben quattro anni insiste un’ordinanza di sgombero del campo rom, rimasta lettera morta, è d’uopo agire con concretezza per risolvere una volta per sempre questo annoso problema".

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