Lamezia Terme, 30 settembre 2015 - Nel corso del Master di II livello in Epidemiologia applicata, promosso dalla Regione Calabria per formare la “Rete Epidemiologica e di salute della popolazione” e condotto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), è stata rilevata la possibilità di svolgere un’indagine epidemiologica su un territorio calabrese applicando una tecnica molto simile al progetto Sentieri (Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento), metodologia utilizzata in Italia per la sorveglianza dei siti inquinati ed accettata dall’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) per la caratterizzazione dello stato di salute della popolazione residente in siti contaminati.
E’ stato possibile effettuare lo studio soltanto sul territorio della provincia di Catanzaro in quanto unico, attualmente, ad essere provvisto di un Registro Tumori Accreditato. Il Commissario dell’Asp di Catanzaro, Giuseppe Perri, professionista da sempre sensibile ed attento ai problemi di salute dei residenti, ha inteso comunicare tempestivamente i risultati dell’indagine attraverso un evento denominato: “ Rilevare l’incidenza dei tumori e valutare i rischi ambientali: il contributo del Registro Tumori di Catanzaro”, tenuto nel palazzo della Provincia di Catanzaro il 23 settembre scorso. Il Commissario con l’importante evento , oltre a comunicare i risultati dell’indagine svolta sui comuni di Davoli e Lamezia Terme, ha inteso mettere in rilievo l’importanza della Registrazione Oncologica su tutto il territorio calabrese, e la necessità di consentire agli operatori impegnati in questa difficile impresa di superare le difficoltà operative incontrate negli anni, per fare della Calabria un territorio consapevole delle proprie problematiche ambientali e, di conseguenza, capace di gestirle. Lo studio proposto e condotto dalla dott.ssa Antonella Sutera Sardo, Responsabile del Servizio Epidemiologico e Registro Tumori dell’ASP di Catanzaro, ha visto concretizzarsi, per la prima volta in Calabria, una fattiva collaborazione tra Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente - ARPACAL (Dott.ssa Sabrina Santagati , Direttore Generale), Istituto Superiore di Sanità (Dott. Pietro Comba, Direttore del Reparto di Epidemiologia Ambientale dell’ISS, già chiamato in causa sul tema, nell’indagine sulla cosiddetta Terra dei Fuochi, in ottemperanza alla legge 06/02/2014, ed esperto nella metodologia SENTIERI), Ufficio di Statistica dell’ISS (Dott.ssa Giada Minelli, Ricercatore ISS) ed Associazione Italiana Registri Tumori (Dott. Emanuele Crocetti, Segretario Nazionale AIRTUM,).
Hanno partecipato al convegno, oltre alle professionalità già menzionate, la Dott.ssa Lucia Mangone (vice segretario nazionale AIRTUM e vice-responsabile Registro Mesoteliomi Regione Emilia-Romagna) ed il Dott. Luca Carra (Agenzia di comunicazione scientifica Zadig) giornalista esperto in tema di ambiente, scienze e salute e docente di comunicazione ambientale, già Direttore della Rivista Epidemiologia e Prevenzione.
Tre i punti caratteristici dell’indagine:
1) vengono esaminate alcune patologie, oncologiche e non, definite di “interesse eziologico a priori“, cioè patologie che in base alla letteratura scientifica internazionale risultano associabili all’esposizione agli agenti inquinanti presenti nell’area;
2) sono misurati tre indicatori (ospedalizzazione, mortalità ed incidenza dei tumori) ed i dati sono messi in correlazione con una popolazione di riferimento per effettuare un valido confronto (es. popolazione nazionale o regionale, etc);
3) l’indagine viene sviluppata su tutto l’ambito comunale della zona oggetto di studio.
In conclusione, dalla lettura dei risultati si può affermare che:
1) non sono emersi eccessi nell’incidenza dei tumori,
2) alcuni eccessi, segnalati nella mortalità e nell’ospedalizzazione di tumori maligni del sistema linfatico ed emopoietico non sono stati sempre coerenti, pertanto non sono riconducibili, sicuramente, a fattori ambientali.
Questi segnali indicano comunque la necessità di un approfondimento delle indagini per saggiare un’eventuale conferma dell’ipotesi eziologica.
Le indicazioni operative consigliabili scaturite dal lavoro sono le seguenti:
1) Potenziare le attività di monitoraggio e la sorveglianza epidemiologica delle popolazioni esposte;
2) Estendere la copertura temporale (sorveglianza permanente);
3) Identificare zone subcomunali da sottoporre a controlli più approfonditi, previa definizione delle stesse, in collaborazione con Arpacal”.
Servirebbero altri studi per portare a fondo l’indagine, sempre con la collaborazione delle parti già indicate. E’ comunque l’avvio di un’iniziativa che avrà la possibilità di evidenziare la grande considerazione da parte dei decisori non soltanto dello stato di salute dei residenti in sedi contaminate, ma del rapporto con queste popolazioni che potrebbero seguire l’evoluzione della sorveglianza epidemiologica permanente auspicata attraverso frequenti comunicati ed assemblee pubbliche e quant’altro è ritenuto utile per creare un confronto aperto e trasparente tra politici e amministratori, media locali e portatori d’interesse (comitati, scuole, medici, associazioni, ecc.).
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