Lamezia Terme, 2 dicembre 2015 - Riceviamo e pubblichiamo.L’Amministrazione comunale, con un avviso del 27 novembre, procederà ad un “esperimento di asta pubblica” per la svendita di una parta del patrimonio immobiliare comunale.Si tratta di 5 lotti che invece potrebbero essere destinati ad uso sociale e collettivo mitigando così la situazione di crisi che oramai da un decennio costringe le fasce sociali popolari di questa città ad una vita di stenti e sacrifici.
I primi due lotti sono aree agricole ordinarie ricadenti in zona E1 nei pressi dell’ex alveo del Torrente Bagni con una superficie complessiva di circa 10 ettari. Terreni che, se pur parzialmente incolti, potrebbero essere destinati ad uso collettivo affidandoli in concessione ai tanti - giovani, migranti e interi nuclei famigliari - che oggi cercano nell’agricoltura un modo per estrarre un reddito che permetta loro di condurre un’esistenza dignitosa. Gli altri tre lotti sono fabbricati che, una volta recuperati, potrebbero dare risposta ad una parte della richiesta abitativa - che oggi diventa sempre più forte - proprio in una città che possiede un Piano Strutturale che prevede centinaia di miglia di metri cubi di nuova edificazione ed un patrimonio immobiliare sfitto e/o abbandonato pari a circa 6mila unità abitative.Recuperare tutti questi immobili (ed espropriarli lì dove necessario) è la scelta corretta; a partire da quelli messi all’asta di via Scaramuzzino e di via Macello e destinarli ad abitazione per tutti gli abitanti che oggi, attanagliati dalla crisi e senza un reddito sicuro, vivono la questione abitativa come uno dei principali problemi quotidiani.Le modalità e le scelte di questa amministrazione nell’affrontare e gestire le problematiche della città, ci sembrano perfettamente in linea con quanto prodotto dalla giunta precedente con aste pubbliche di vendita di fabbricati comunali e di terreni gravati addirittura da usi civici.Fare casse con i beni collettivi è una proposta di risanamento inaccettabili frutto di una logica capitalistica messa a punto dal governo centrale tramite la Spending Review, il Patto di Stabilità e lo Sblocca Italia e che ha svuotato completamente gli enti locali che oggi si trovano costretti a far cassa svendendo quello che non gli appartiene, i beni collettivi.Oggi gli enti locali di prossimità sono diventati uno dei luoghi fondamentali di precipitazione della crisi e dello scontro sociale. È necessario promuovere processi che vedano protagonisti i comitati popolari, le organizzazioni sociali e le comunità locali nella costruzione di mobilitazioni in difesa del territorio e della salute, per la riappropriazione sociale dei beni comuni, per una nuova economia sociale territoriale che metta al centro dell’agire nuove forme autonome, autogestionarie e di democrazia diretta, che respinga il meccanismo - spesso autoassolvente - della delega.Casarossa40 nei prossimi mesi avvierà “RIPRENDIAMOCI IL COMUNE”, una mobilitazione cittadina metterà al centro la partecipazione diretta delle comunità locali per costruire collettivamente da una parte, un’adeguata consapevolezza sull’attacco espropriatore messo in campo da Governo, finanza e mercato e, dall’altra, nuovi strumenti concreti di azione per riappropriarsi di quello che da sempre ci appartiene. Proveremo a costruire un laboratorio popolare sull’autogoverno coinvolgendo tutte quelle realtà territoriali e i singoli cittadini, che non vogliono limitarsi a rivendicare un “altro mondo”, ma provano ad agirlo nel loro quotidiano. Intendiamo aprire degli scenari di possibilità per un nuovo governo del territorio, capace di elaborare forme permanenti, autonome e popolari per la raccolta e il coordinamento di istanze, bisogni e desideri.Riappropriazione, mutualismo, recupero e gestione diretta di spazi, autoproduzioni: queste pratiche autogestionarie e dal basso saranno al centro di questo percorso.
Collettivo Autogestito CASAROSSA40
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