Lamezia Terme, 28 dicembre 2016 - Circa 2100 persone hanno chiesto di essere ascoltate dai volontari e operatori della Caritas diocesana di Lamezia Terme nel corso del 2016 e quasi novecento “nuovi poveri” hanno bussato per la prima volta alla porta della Caritas lametina. Oltre 300 persone, in netta prevalenza donne, si sono rivolte al Centro di ascolto della Caritas in piazza Salvo D’Acquisto.
Di queste, la metà ha usufruito per la prima volta dei servizi di aiuto diocesani e tra questi oltre i 2/3 sono cittadini italiani. Mancano i soldi e il lavoro alla maggior parte degli utenti del Centro di Ascolto della Caritas di Lamezia: oltre il 30% si è rivolto all’organismo diocesano per situazioni di povertà estrema, problemi economici, mancanza o perdita di lavoro e difficoltà a trovare una nuova occupazione; oltre il 40% cerca beni e servizi materiali; quasi il 30% richiede sussidi economici.Questi alcuni dei dati del Rapporto della Caritas diocesana di Lamezia Terme 2016 presentati questa mattina in conferenza stampa dal direttore padre Valerio Di Trapani. Per quanto riguarda la mensa della Caritas, che ha sede nei locali della Chiesa della Pietà, nel corso del 2016 sono stati erogati oltre 26mila pasti, con una media che nei mesi invernali raggiunge e supera gli 80 pasti al giorno.Per quanto riguarda il Centro Interculturale Insieme, che si occupa in particolare di persone immigrate residenti a Lamezia, nel 2016 si sono rivolte quasi 1500 persone di cui quasi 500 per la prima volta. Di queste oltre un quarto sono di nazionalità marocchina, a seguire ucraini, italiani di etnia rom, senegalesi, somali e rumeni. Le persone immigrate si rivolgono al Centro nella grande maggioranza dei casi, circa 1/3 degli utenti, per problemi relativi al disbrigo delle pratiche per permessi di soggiorno e residenza. In secondo luogo per problemi economici e legati al lavoro e per l’istruzione. Tra gli interventi messi in atto nell’ultimo anno al Centro Insieme, si segnalano: oltre quaranta iscrizioni al test d’italiano, necessario per il rilascio dei permessi di soggiorno di lungo periodo; oltre settanta kit forniti a quanti ne hanno fatto richiesta per il rinnovo o rilascio del permesso di soggiorno; quattro corsi di alfabetizzazione della lingua italiana “one to one”; un’attività di dopo scuola; quasi venti curriculum vitae di persone immigrate compilati e inviati ai diversi annunci di offerte di lavoro sul web. Al centro di accoglienza per senza dimora “Le querce di Mamre” a S. Eufemia, si sono rivolte, per la prima volta nel 2016, 256 persone di 38 nazionalità diverse, tra i quali oltre il 60% provenienti dall’Iraq e dal Marocco. Seguono utenti provenienti dalla Somalia, dal Mali, dalla Nigeria e dall’Italia. La maggior parte delle persone che bussano alla porta del centro di Via Minerva, non hanno un tetto per dormire o presentano difficoltà legate alla condizione di immigrati. Tra gli interventi maggiormente messi in atto, attività di ascolto, prima accoglienza, disbrigo di pratiche burocratiche, doccia e mensa. “I dati sulla povertà a Lamezia si inseriscono in un contesto come quello italiano che vede aumentare il numero di persone in condizioni di “povertà assoluta” e di un dato, quello relativo al Mezzogiorno, che come attestato dal Rapporto Svimez 2015 vede concentrato al Sud oltre il 45% dei poveri di tutta Italia - ha commentato il direttore della Caritas diocesana padre Valerio Di Trapani – Rispetto al quadro nazionale ci sono alcune tendenze che riscontriamo anche a Lamezia. Non è vero che gli “scartati” della società sono gli anziani: cresce il numero di giovani in condizioni di povertà assoluta e cresce il numero degli Italiani che si rivolgono ai nostri servizi di aiuto, nella maggior parte dei casi perché mancano di lavoro o hanno un lavoro precario con un reddito insufficiente. Tra gli utenti del nostro Centro di Ascolto, cresce il numero di persone che si rivolge a noi per situazioni familiari difficili: questo significa che i problemi familiari, le separazioni e i divorzi, sono spesso causa di impoverimento e di esclusione sociale. Per quanto riguarda la mensa, si parla di una media di 73 pasti al giorno e nel periodo invernale anche oltre 80: se è vero che è un dato in linea con quello dell’anno scorso, è un numero che deve farci ragionare sul fatto che tante persone a Lamezia, sia cittadini italiani che immigrati, non hanno la possibilità di permettersi uno o due pasti al giorno. Per quanto riguarda le persone immigrate, la povertà riguarda nella maggior parte dei casi famiglie numerose, tendenza che si riscontra anche tra le famiglie italiane: è un dato che ci fa riflettere sul perché siamo una società a crescita demografica zero e sulla necessità di adottare politiche che risolvano in maniera strutturale il dramma della povertà e dell’impoverimento”. Parlando ai volontari del Servizio Civile presenti, Padre Valerio ha sottolineato che “la filosofia della Caritas è quella che “1+1 fa 2”, vale a dire i problemi si affrontano insieme, come comunità. Quelli che si rivolgono a noi non sono pratiche burocratiche da sbrigare, ma persone da ascoltare, coinvolgere e reinserire in un percorso di inclusione sociale”. Ritornando sull’incendio ai container del Villaggio della Carità in Via Indipendenza di alcuni mesi fa, Di Trapani ribadisce che “è nostro dovere non dimenticare. Noi continuiamo a chiedere che sia fatta giustizia. Da lì siamo ripartiti con lo stesso spirito e la stessa voglia di tendere una mano agli “scartati” della società lametina, che per noi e per la Chiesa hanno il primo posto. Non lo diciamo perché siamo buoni o buonisti, ma perché così dice il Vangelo”.
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