Lamezia Terme, 6 maggio 2015 - "Appare veramente incomprensibile sancire in via definitiva la chiusura del carcere di Lamezia. La scelta conclusiva è nel decreto firmato dal ministro Orlando, che ha ignorato le proteste motivate dei cittadini e delle categorie professionali di Lamezia che da oltre un anno, e ripetutamente, si erano opposte a tale chiusura".
Così, Giuseppe D’Ippolito, candidato a sindaco Movimento 5Stelle. "Anche un ordine del giorno del consiglio comunale è stato disatteso. Il ministro Orlando fa parte del PD, così come il PD cittadino, per bocca del suo massimo esponente istituzionale, la sen. Doris Lo Moro, si erano espressi a favore della chiusura del carcere. Che dirà ora il candidato sindaco Sonni? Anche lo stesso Speranza, tradendo il mandato ricevuto dal consiglio comunale, pare abbia dato il suo assenso. Ma sparare su Speranza è, ormai, come sparare sulla Croce Rossa. Semmai attendiamo l’opinione del candidato Piccioni, che di Speranza e del Pd è fedele alleato. La decisione ministeriale condivisa anche – come si è visto - dai potentati politici di sinistra della città, rappresenta l’ennesima spoliazione per una popolazione ormai privata di tutto, ma rende palese anche – se mai ve ne fosse stato bisogno - la strafottenza del potere verso le volontà manifestate da un’intera collettività. Indignarsi non basta più, occorre reagire negando la propria fiducia a questa nuova casta lametina".
Rosario Piccioni: decreto è specchio del pressapochismo italiano
“Il decreto firmato dal ministro Orlando che dispone la soppressione del carcere di Lamezia Terme è lo specchio del pressapochismo e della superficialità con cui in Italia nelle sedi ministeriali vengono affrontate questioni delicate come quelle della legalità e della sicurezza del territorio, che toccano da vicino la vita dei cittadini". Così, Rosario Piccioni. "Se ad altri fa piacere utilizzare l’ennesimo sopruso nei confronti della nostra città come “arma” da campagna elettorale, io vedo solo una situazione imbarazzante, al di fuori di ogni logica politica e giuridica. Com’è possibile che nel testo del decreto si legga che “entro il corrente mese di aprile entrerà in funzione il nuovo padiglione detentivo annesso alla Casa circondariale di Catanzaro” quando sappiamo tutti che il padiglione è stato aperto sì nel mese di aprile ma dell’anno scorso cioè del 2014? Quella che viene fatta passare come novità, non è altro che un copia e incolla della proposta risalente all’anno scorso di trasferire i detenuti dalla Casa circondariale di Lamezia a quella di Catanzaro! Imbarazzante è anche la vaghezza del decreto ministeriale, che parla di una “condivisione” della decisione del Ministro da parte della Magistratura locale e del Sindaco. Lanciamo subito un appello a tutti i parlamentari che hanno a cuore le sorti della nostra città a presentare subito un’interrogazione al Ministro per capire sulla base di quali atti scritti si è arrivati a scrivere queste cose. Esistono atti ufficiali? Abbiamo il diritto di sapere se esistono atti scritti con cui la Magistratura locale ha dato il suo placet e quali organi giudiziari si sono pronunciati in tal senso. Per quanto riguarda la posizione del Sindaco, la dichiarazione di oggi smentisce quanto scritto nel decreto e ricorda l’interlocuzione a tutti i livelli istituzionali svolta fino ad oggi dal primo cittadino per impedire la chiusura del carcere di Lamezia. Come è possibile allora che il testo del decreto si spinga fino a tanto? Se il metodo adottato dal Ministero è imbarazzante e fuori da ogni logica di buon senso, il “merito” del provvedimento è altrettanto irrazionale e lesivo degli interessi della nostra città: non si può privare la terza città della Calabria di un presidio fondamentale come il carcere che, per la posizione centrale di Lamezia, ha una funzione regionale e rappresenta un presidio fondamentale di legalità e sicurezza per il nostro territorio. Contrasteremo in ogni sede il provvedimento di soppressione del carcere di Lamezia: questo è certo!!! Preso atto che il decreto di soppressione è stato emanato e che al momento è esecutivo, al tempo stesso chiediamo che con la stessa celerità il Ministro Orlando firmi immediatamente per il trasferimento del Provveditorato regionale di Polizia Penitenziaria da Catanzaro a Lamezia. Sul punto il Dipartimento ha già espresso parere favorevole: bisogna allora procedere senza indugio!!! O il carcere o il provveditorato: “tertia non datur”, non ci sono altre possibilità!!! Lamezia lo pretende! Non possiamo più accettare colpi di mano in senso unilaterale che colpiscono Lamezia a favore del capoluogo di Regione! Svuotare Lamezia delle sue strutture fondamentali, dal carcere all’ospedale, non fa male soltanto ai cittadini di Lamezia ma a tutta la Calabria e alla stessa Catanzaro: la Calabria ha tutto da guadagnare da una Lamezia forte capace di svolgere un ruolo propulsivo per la crescita dell’area centrale della Calabria e di tutta la regione".
Cesare Materasso: epilogo triste
Non posso esimermi dall’intervenire ancora una volta sulla vicenda del carcere cittadino. Così si pronuncia l’avv. Cesare Materasso, sulla chiusura definitiva della Casa Circondariale cittadina. Un epilogo triste, questa volta non solo perché la città perde un presidio ministeriale importante sul territorio, ma anche perché nella parte finale del Decreto di soppressione traspare anche il consenso del nostro sindaco. In primo luogo, mi pare opportuno contestare che tutte le motivazione rese dal Ministero a sostegno dell’adozione del Decreto di chiusura del carcere, siano assolutamente discutibili e degne di censura. Traspare l’ennesimo accanimento “sperequativo”verso il territorio lametino, in quanto è impensabile che si possa decidere di chiudere un Istituto sol perché da questo si debba estrapolare tutto il personale per potenziarne un altro. Perché le unità non sono state attinte nella giusta misura da altre strutture, evitando la chiusura di Lamezia, che comunque un servizio lo dava? Altro dato da censurare – prosegue l’avv. Materasso- è quello che secondo il menzionato Decreto la struttura di Siano dista da Lamezia solo 30 Km. Assolutamente non vero, visto che la distanza è maggiore e questa inciderà non poco sui costi di trasferta, oltre che sulle funzionalità del nostro Tribunale che a questo punto si vede anch’egli “indebolito”. Registro a malincuore comunque l’ennesima beffa per la nostra Lamezia Terme, dapprima “illusa” con l’inaugurazione “in pompa magna” di uno sportello all’interno del carcere, a pochi giorni prima dal suo successivo svuotamento, e poi con promesse che l’Amministrazione Penitenziaria avrebbe comunque trasferito in Città la sede del provveditorato regionale. Lamezia, ancora una volta rimane senza nulla. L’Amministrazione penitenziaria lascia definitivamente il territorio comunale, con il bene placido del nostro Sindaco, solennizzato all’interno del decreto stesso. Assenso che è stato anche “poco rispettoso” di tutte le iniziative organizzate da Comitati, Camera Penale, Avvocatura, Sindacati, anche con approvazione di deliberati assunti unanimemente in consigli comunali aperti. La morale “amara” che si registra in questa vicenda - conclude Materasso- è che la difesa del territorio, con persone qualificate, capaci e che abbiano davvero a cuore la Città, non può più essere rimandata, occorre solennizzarla definitivamente ed “istituzionalizzarla” all’interno del nostro Ente Comunale. Infine, esprimo il mio “sdegno” personale e i complimenti a tutti quelli che anche questa volta hanno permesso che un'Amministrazione importante come quella Penitenziaria, abbia formalizzato, dopo decenni, il suo addio definitivo da Lamezia Terme.
Avv. Cesare Materasso
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