Lamezia Terme, 25 settembre 2017 - La situazione della sicurezza e dell’ordine democratico a Lamezia non è per niente tranquillizzante. Alle operazioni delle forze dell’ordine e degli inquirenti che hanno fortemente intaccato la forza e l’organizzazione delle tre cosche operanti nel territorio cittadino e della piana, non ha finora corrisposto una mobilitazione individuale e collettiva della società civile e delle aggregazioni sociali.
Si assiste ad uno mosaico di fatti delinquenziali che possono essere collegati con un filo rosso: i tentativi delle nuove leve di costruire nuovi assetti della ‘ndrangheta locale e la ripresa delle attività di ricomposizione delle reti del racket e dei traffici illeciti. Il danneggiamento alla cooperativa “Le Agricole”; il furto con scasso alla Progetto Sud; l’incendio alla ditta delle insegne luminose, avvenute di recente ma che vanno aggiunte altre azioni compiute nel corso degli ultimi mesi, rientrano nel mosaico di fatti delittuosi e fanno parte dei tentativi citati.
Ma c’è di più. C’è il venire prepotentemente alla luce l’uso che si è fatto delle cosche per il voto di scambio in occasione di elezioni regionali e amministrative, con conseguente arrivo della Commissione di Accesso al Comune; il ripetersi da parte di imprenditori soggetti alle estorsioni di testimoniare in udienze e di contro, ma significativamente, la costituzione di “parte civile” di altri imprenditori non nei confronti di esponenti delle cosche attive, ma di singoli pentiti ( in questi casi è lo Stato a pagare l’eventuale riconosciuto danno, quindi nessuna penalizzazione a carico delle organizzazioni di ‘ndrangheta ); il sequestro di beni per 8,5 milioni ad un imprenditore ritenuto pulito. Di fronte a questo quadro, che si può arricchire di altri significativi episodi, dalla società civile e dalle aggregazioni sociali era ed è legittimo aspettarsi un moto di liberazione, un proficuo e sistematico impegno contro le cosche. Invece, poche denunce, rifiuto a testimoniare anche difronte a riscontri di minacce e avvenute estorsioni, indifferenza, nessuna risposta agli appelli e alle sollecitazioni delle massime espressioni della magistratura inquirente per una efficace e adeguata scesa in campo della rete imprenditoriale e della società civile organizzata.Al massimo le solite dichiarazioni di “vicinanza e solidarietà” in occasione di atti ai danni di singole attività commerciali e imprenditoriali e le scontate e rituali costituzioni di parte civile nei processi da parte del Comune e di qualche associazione.
Penso che è indispensabile realizzare un momento di riflessione e confronto pubblico su ciò che ciascuna forza sociale, associativa, sindacale e politica deve fare per sensibilizzare i cittadini, per costruire una coscienza critica su quanto si è verificato e si ripete in città, per costruire un movimento largo e costantemente impegnato sul terreno della lotta alla 'ndrangheta.
Le esperienze finora realizzate (i progetti sulla legalità nelle scuole, la presentazione di libri, la costituzione di parte civile, ecc.) vanno sottoposti a verifica seria e approfondita, perché è dimostrato che non bastano e le modalità della loro realizzazione è sempre meno efficace.
Si impone la definizione di nuove e diverse modalità di azione e un impegno delle organizzazioni della società civile le quali non possono più stare a guardare delegando alle forze dell’ordine e alla magistratura la lotta al crimine mafioso. Queste istituzioni negli ultimi dieci/quindici anni stanno svolgendo fino in fondo il loro compito. Ciò che manca e il supporto parallelo dei cittadini lametini. Ed è su questo terreno che siamo tutti chiamati ad agire.
Nelle prossime settimane ci faremo promotori da tale confronto con l’obiettivo di smuovere le acque, per discutere, senza preconcetti, gelosie e remore, sul tema e per cominciare a costruire le necessarie aggregazioni.
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