Venerdì, 17 Aprile 2026

Rifiuti stretta NoceraLamezia Terme, 15 novembre 2017 - "La Giunta regionale, nella seduta dello scorso 19 ottobre, ha approvato la delibera n.469 con la quale si sospende l’efficacia del DGR 344/2017 con il quale la Giunta Oliverio aveva aumentato fino al 55% le tariffe per il conferimento dei rifiuti per l’anno 2018. Le iniziative di mobilitazione che hanno coinvolto da una parte i movimenti di lotta in difesa del territorio e dall’altre alcune Amministrazioni comunali, hanno prodotto i loro frutti! Una vittoria parziale però, perché restano in piedi tutte le problematiche che più volte, tra agosto e settembre, abbiamo sollevato a mezzo stampa, con l’affissione di manifesti e denunciato durante il presidio cittadino del 14 ottobre scorso e cioè i foschi interessi economici delle lobby dei rifiuti e la loro capacità di dirottare ingenti quantità di denaro pubblico nelle proprie casse ai danni di lavoratori e cittadini".

E' quanto si legge in una nota del Collettivo Casarossa40 che stigmatizza l'emergenza rifiuti in un contesto crescente di dubbi e incertezze. "Se c’è un esempio di cosa possa significare gestione privatistica dei servizi pubblici essenziali a favore dei propri interessi particolari, questo è senz’altro riconducibile alla triste parabola fallimentare della Daneco, società che in Calabria ha gestito (fino a pochi tempo fa) gli impianti di Lamezia Terme ed Alli e la (oramai chiusa) discarica di Pianopoli. Come più volte denunciato, la Daneco è una società con gravi carenze di liquidità, con problemi a pagare i fornitori e le tasse all’erario. Oggi dopo l’istanza di fallimento presentata al Tribunale di Roma lo scorso 3 luglio, la Daneco Impianti Srl è in liquidazione e l’avvocato Andrea d’Ovidio ne è il curatore fallimentare. Questo chiaramente stravolge i piani della Regione Calabria, inceppa i meccanismi di business della Daneco su Alli, Lamezia e Pianopoli ma ne apre nuovi ad alcuni noti “signori della monnezza”. La Daneco abbandona, quindi, gli impianti di Alli e Lamezia Terme (oltre alla discarica di Pianopoli) accumulando un debito con Equitalia e con l’Inpsdi 2.816.405,88 euro debiti che, vista la loro natura previdenziale ed assicurativa, come si può ben intuire riguarderanno il futuro dei lavoratori impegnati in Calabria tra gli impianti di Lamezia Terme ed Alli già da tempo lasciati per strada. Nonostante questo quadro allarmante la Daneco ha continuato a fatturare e la Regione Calabria puntualmente ha emesso certificati di pagamento (sei per l’esattezza) per un totale di 4.080.050.58 euro relativi a prestazioni della Daneco stessa per il 1° semestre 2017, nonostante - è oramai dominio pubblico – il cattivo funzionamento e le ripetute chiusure improvvise delle piattaforme di Lamezia ed Alli. La Regione ha avuto quanto meno il buon senso di decurtare, dagli oltre 4 milioni di euro, quanto dovuto dalla Daneco all’Erario. Ancora quindi la Regione interviene per tamponare le falle del sistema privatistico della gestione di un servizio pubblico essenziale come quello del ciclo dei rifiuti con il solito meccanismo secondo il quale si interviene per “non interrompere le attività impiantistiche con grave nocumento per la salute pubblica e l’ambiente”. Così ulteriori soldi pubblici vengono dirottati per tamponare falle enormi come quella dell’impianto di Lamezia Terme, anch’esso abbandonato dalla Daneco e dove con una nota (122728/SIAR del 10/04/2017) a firma del dirigente del settore 8 Rifiuti, ing. Antonio Augruso, viene attivata la cosiddetta “procedura in sostituzione diretta nei pagamenti dei fornitori” che in soldoni significa che la Regione Calabria salda i debiti della Daneco con i suoi fornitori per evitare il blocco dell’impianto. Diverse centinaia di migliaia di euro (ad oggi sono oltre 350mila euro) che difficilmente ritorneranno nelle casse della Regione Calabria perché, come ben si sa, si esce sempre con le ossa rotta dai contenziosi fallimentari e difficilmente si recupera quando dovuto. Questo vale per i cittadini calabresi e per i fornitori ma soprattutto per i tanti operai che difficilmente recupereranno il proprio salario perso. Su questo sarebbe interessante capire cosa dicono oggi le sigle del sindacato confederale che, sull’itera vicenda legata alla gestione del ciclo dei rifiuti, hanno mantenuto sempre un profilo subalterno agli interessi padronali.Il quadro non muta se volgiamo l’attenzione alla discarica di rifiuti di Pianopoli. Il 23/01/2015 la Daneco ottiene il via libera per i lavoro di riprofilatura dei cigli e chiusura della discarica aggiungendo altri 100mila m3 alla capacità della discarica arrivando così ad una capacità di abbancamento di 1.395.000 m3 di rifiuti.Oggi la discarica è sostanzialmente chiusa per sopraggiunti limiti di abbancamento; a Pianopoli infatti non è più possibile conferire alcunché e questo da almeno 10 mesi.Il sopraggiunto fallimento della Daneco però, oltre a lasciare senza salario decine di operai, pone una serie di interrogativi per i quali oggi occorre una risposta chiara da parte dell’impresa e degli enti pubblici preposti al controllo, Regione Calabria in primis. Qualsiasi discarica, pubblica o privata che sia, deve essere dotata di un piano di gestione post-operativa che definisce nel dettaglio le attività di gestione e controllo che saranno poste in essere nella fase di post-chiusura della discarica.Le attività del post-esercizio iniziano dopo che l’impianto ha raggiunto la saturazione dei volumi previsti dal progetto ed autorizzati previa approvazione alla chiusura da parte della Regione dopo un’ispezione finale sul sito.In particolare le attività di manutenzione da effettuare durante il post-esercizio sono di fondamentale importanza per ridurre al minimo l’impatto della discarica sull’ambiente e gli effetti sulla salute delle persone.Tali attività sarebbero di “natura ordinaria” se non fosse che la ditta incaricata, nella fattispecie la Daneco, è in liquidazione e con in più l’aggravante di aver sostanzialmente abbandonato – come per gli impianti di Lamezia ed Alli - la gestione della discarica.Ci chiediamo allora chi garantirà le operazioni di controllo sul sistema di drenaggio del percolato (sostanza altamente nociva e dannosa per la salute delle persone)? Chi gestirà e controllerà i pozzi con i relativi campionamenti delle acqua sotterranee (necessari per verificare se le falde vengono inquinate dalla discarica)? Chi gestirà la rete di captazione, adduzione e riutilizzo con combustione del biogas? Il Sistema di impermeabilizzazione sommitale con la relativa copertura vegetale è stato ultimato? Dalle recenti foto in nostro possesso parrebbe di no! Queste domande diventano ancora più allarmanti se consideriamo le diverse criticità che in dieci anni di esistenza della discarica sono state messe in evidenza; dalla natura geologica particolarmente instabile del sito su cui sorge la discarica, alle varie problematiche di tenuta della stessa durante alcune forti piogge avvenute in passato con la fuoriuscita copiosa di percolato poi disperso nel vicino torrente Drema affluente dell’Amato. A queste domande necessariamente dovranno dare risposta in primis la Regione Calabria ma anche chi, in questi anni, con il sistema delle royalties ha gonfiato le casse della propria macchina amministrativa e creato consenso elettorale a discapito della difesa del territorio e della tutela della salute.Intanto nell’attesa della scadenza del contratto d’affidamento dell’impianto di Lamezia alla Daneco (22.06.2018) la Regione Calabria con Decreto Dirigente del 28/09/2017 n. 996 affida la gestione temporanea dell’impianto tecnologico di selezione dei Rsu e valorizzazione della RD di Alli alla ditta Ecologia Oggi SpA di Lamezia Terme che si aggiudica la gara". Casarosasa quindi parla della situazione più omplessiva della Calabria evidenziando come "in una situazione di completa crisi del settore rifiuti i signori della monnezza spingono sull’acceleratore del profitto provando ad accaparrarsi grosse fette del sistema rifiuti regionale frutto del solito meccanismo predatorio: il privato razzia e devasta il territorio ottenendo profitti da capogiro in cambio di servizi pessimi, situazione alla quale deve poi far fronte la Regione con continui versamenti a pioggia di soldi pubblici che servono esclusivamente a riportare a galla gli stessi soggetti che sistematicamente affossano, per lucrarci sopra, il servizio pubblico della gestione dei rifiuti. Noi crediamo che questo meccanismo perverso vada spezzato! Occorre dunque mobilitarsi, per costruire in città percorsi collettivi per decidere dal basso il futuro della nostra vita e della nostra salute. Il governo delle città va strappato dalle mani di una ristretta casta politica e va trasformato in un terreno di lotta intransigente con quanti intendono speculare sulle vite e sulla salute di chi abita e vive il territorio. Sull’emergenza rifiuti, sulla difesa del territorio e sul diritto alla salute - conclude la nota -  Casarossa40 ha già promosso negli ultimi mesi una serie di iniziative di mobilitazione per provare a costruire percorsi collettivi di riappropriazione della città. Il prossimo appuntamento, pensato insieme agl’attivisti del movimento per l’acqua, è fissato per sabato 2 dicembre".

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