Lamezia Terme, 8 maggio 2014 - “Nella società di oggi non sono molti i giovani che sanno chi è stato Aldo Moro; al più hanno notizia della orribile strge di via Fani a Roma, di oltre 35 anni fa, dove Aldo Moro fu sequestrato e cinque agenti della sua scorta furono barbaramente uccisi in un agguato”. Così, Pasquale Scaramuzzino portavoce del Movimento Labor.
“Nelle settimane a seguire, Aldo Moro, cercato da tutte le forze dell’ordine, fu tenuto imprigionato per 56 giorni dentro un appartamento della capitale e infine a sua volta ucciso e lasciato nel bagagliaio di una macchina in via Caetani, nel cuore della città. Una vicenda emblematica e indecifrabile, dai lati ancora oscuri, dolorosa, che ha segnato la storia della nostra repubblica e ne ha determinato i percorsi seguenti. Una vicenda che ha visto coinvolto non solo un grande statista, ma tutto il sistema democratico di quel periodo. Aldo Moro aveva capito i mali che impedivano la liberazione del nostro Paese dalle forze che ne hanno frenato enormemente lo sviluppo e la crescita in libertà, giustizia e azione democratica. Oggi, innanzitutto per le giovani generazioni, è importante rinnovare l’attenzione sulla figura di Aldo Moro. Era l’esponente più rilevante di una generazione di giovani intellettuali cattolici che a partire dai primi anni ’50, nutrirono il desiderio ed il dovere di dedicarsi alla costruzione della democrazia del loro paese, per realizzare l’Italia moderna. Aldo Moro era uno dei leader di quel gruppo. Oggi c’è l’esigenza di costruire nuove occasioni di recupero di una politica migliore, che non sia solo protesta, slogan e dissenso, ma che sia partecipazione attiva alla vita democratica. Abbiamo un’analoga occasione se vogliono davvero operare per il loro futuro e per il bene di un’Italia più giusta, più libera, più pronta per la società post-moderna. Certo, il contesto politico e sociale nel quale viviamo ci appare spesso moralmente e civilmente mortificato, ipnotizzati e anestetizzati dalle mode culturali, dai mass-media, da un’informazione mercenaria, al servizio dei poteri forti, economici, ideologici. Manca il rispetto per la stessa democrazia che ci sostiene. Allora la parola chiave della politica diventa: risveglio. Quello stesso risveglio che i terroristi delle Brigate Rosse avevano intuito nell’azione politica di Aldo Moro, che non era solo un raffinato “negoziatore”, come spesso lo si raffigura, ma era un costruttore di nuove e migliori prospettive di crescita sociale, culturale ed economica del paese. Per questo, scelsero lui come bersaglio, alla vigilia di una svolta politica storica per la democrazia italiana. Egli cercava di edificare, una classe politica che sapesse rendere un servizio e di dare, se è possibile, una testimonianza di valori cristiani nella vita sociale. Una classe dirigente che fosse garante della vita democratica nel suo significato d’incessante ricerca, di confronto, di libertà. iò può essere oggi di insegnamento insieme alla grande lezione morotea della prudenza, dello sforzo di comprensione, del rispetto, dell’ascolto vicendevole. Ciò che anche Papa Francesco, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù 2013, a Rio de Janeiro, ha ribadito alle classi dirigerti e della politica, che è nell’umanesimo integrale e cristiano la chiave di volta per la società della globalizzazione. Sussidiarietà e solidarietà, non per il semplice raggiungimento del benessere materiale, che pure è certamente giusto perseguire ma anche per la totalità della realizzazione e promozione umana. Aldo Moro resta ancora oggi una scommessa, necessaria per riportare la politica nella sua dimensione di strumento per il bene collettivo, e di questo il movimento Labor ne diventa ambasciatore”.
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