Lamezia Terme, 7 agosto 2013 - Riceviamo e pubblichiamo. Un silenzio inquietante opprime la città dopo gli arresti dell’operazione Perseo. Questa volta non sono più solo “affari loro”, degli 'ndranghetisti in quanto tali. Stavolta è stata lambita, sebbene in modo significativo, quella “zona grigia” della quale, in questi ultimi venti anni, spesso si è sottovalutata (certamente non noi) o negata l’esistenza.
Lamezia è la città delle decine e decine di morti ammazzati, dei moltissimi delitti, alcuni molto eccellenti, forse non ben indagati o solo parzialmente esplorati, comunque ancora impuniti, e ancora senza autori diretti o mandanti. Lamezia la città in cui alcuni partiti e istituzioni sono state e sono tuttora pervase da interessi pericolosamente confinanti con quelli criminali. Lamezia la città in cui due scioglimenti del Consiglio comunale non hanno impedito di ricorrere ancora sciaguratamente non solo al voto controllato dalla criminalità ma anche a quello dei numerosi cerchi concentrici (famiglie, interessi, lobbies locali) che descrivono un territorio oscuramente e perversamente dominato da precisi centri di potere. Lamezia la città in cui, come abbiamo sempre denunciato, l’ospedale, come la Sacal, è “cosa nostra” di politici che continuano nella operazione di asservimento di molte persone, a partire dai quadri dirigenziali fino al personale, modellando l’organizzazione a loro uso e consumo e costituendo aree di voto cui attingere al momento opportuno. La stessa figura dell’ex assessore alla Sanità oggi senatore Aiello, indagato perché chiede i voti alle cosche lametine, ne è l’esempio emblematico. Gli arresti dell’operazione “Medusa”, il pentimento di numerosi ndranghetisti e finalmente quelli dell’operazione “Perseo”, sono di fondamentale importanza per dare una svolta alla storia civile di Lamezia. Deve essere riconosciuto l’impegno e la serietà degli uomini e delle donne dello Stato, forze dell’ordine e magistratura, che hanno lavorato a questo risultato. Occorre sostenere la loro iniziativa immediata e futura, con atti concreti e con la richiesta al Governo di più mezzi e più risorse umane, materiali, tecnologiche. E’ necessario dare fiducia alle iniziative delle Associazioni, da quella Antiracket al Festival Trame (che deve trovare più coraggio e dare più senso alle risorse locali), a quelle teatrali e culturali, lanciando una campagna di “rottura del silenzio e dell’omertà”. Vanno poi realizzate, dalle Istituzioni e dalle stesse Associazioni, iniziative di corretta informazione e di lotta allo smercio mafioso delle droghe, ne vanno individuati i centri di smistamento e la manovalanza a servizio, senza perseguitare chi ne è vittima, soprattutto i giovani e i giovanissimi. E infine le forze politiche devono più che mai fare la loro parte, prendere posizione, costruire occasioni pubbliche di confronto, indicare percorsi concreti di opposizione, di presa di distanza, di contrasto alla criminalità organizzata e alle sue reti di sostegno. Mai come in questo momento a Lamezia i partiti devono rispettare e invitare essi stessi al rispetto rigoroso delle leggi, indicando e praticando uno stile di lavoro e di vita che contrasti la filosofia dell’arricchimento facile, del disprezzo dei beni comuni e dei diritti delle persone, del perseguimento del potere a tutti i costi e contro ogni regola. A questo proposito diciamo che la revoca degli incarichi di Bevilacqua e la sospensione dall’Ordine degli avvocati indagati è un atto minimo, dovuto alla decenza e al rispetto della gente perbene, ai cittadini e agli elettori. E’ poi davvero necessario e urgente che, dal Parlamento alla Regione alla Provincia, venga almeno una parola, se non altro di scuse, da parte di chi, nei partiti di appartenenza degli indagati, con essi ha fatto politica attiva e campagne elettorali, ha deciso incarichi e ha costruito liste nelle diverse tornate. Noi siamo convinti, in ciò suffragati dalle opinioni degli operatori delle forze dell’ordine e della magistratura, che la fine, pur auspicabile, di una cosca non sia la fine della criminalità mafiosa a Lamezia e nel nostro territorio, né sia automaticamente l’interruzione dell’eterno intrallazzo tra politica, affari e criminalità. E’ venuto il momento di parlare. E’ per questo motivo che la consegna del silenzio, inchioda i partiti e gli uomini e le donne del Centro Destra, Galati, Scopelliti, Talarico, Ferro in testa, ad una responsabilità tanto evidente quanto grave dal punto di vista politico e morale. Convinti che Lamezia abbia uno scatto di dignità e voglia rivoltarsi contro lo stato delle cose presenti proponiamo, per la fine di Settembre, l’organizzazione di una grande giornata di mobilitazione democratica: “Non morire di ndrangheta”.
Partito della Rifondazione comunista
Circolo A. Argada-Lamezia Terme
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