Mercoledì, 08 Luglio 2026

 

Campo_Rom_Lamezia1Lamezia Terme, 18 marzo 2011 - I carabinieri della Compagnia di Lamezia Terme, diretta dal capitano Stefano Bove collaborati dai militari del Nucleo operativo ecologico e del Nucleo antisofisticazioni e sanità di Catanzaro, nonché da personale della Polizia municipale di Lamezia Terme stanno dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme dell’area ove insiste l’intero campo rom sita il località Scordovillo di Lamezia Terme. Per i circa 800 occupanti è stato ipotizzato il concorso nei reati di invasione di terreni e di edifici pubblici nonché abusivismo edilizio. Il campo, risultato completamente mancante dei minimi requisiti igienico-sanitari nonché una discarica a cielo aperto a ridosso dell’ospedale cittadino, dovrà essere sgomberato entro 30 giorni dalla convalida del provvedimento di sequestro. Il provvedimento è stato emesso a seguito delle indagini delegate dal procuratore Capo di Lamezia Terme ai militari della Compagnia carabinieri finalizzate a ricostruire la vicenda storico-giuridica dell’insediamento. Nel corso delle investigazioni i carabinieri hanno accertato che i cittadini dimoranti nell’accampamento, nonostante molti di loro non siano peraltro gli originari assegnatari dei moduli abitativi realizzati in via provvisoria dalla Pubblica amministrazione a beneficio della popolazione Rom nel 2003 e non siano legati da rapporti di parentela con gli originari assegnatari si sono comportati quali proprietari esclusivi dell’area conosciuta come campo nomadi di contrada “Scordovillo”, con diritto di escludere gli altri (terzi non appartenenti alla popolazione Rom) dal godimento ed anche dal semplice accesso, perfino gli appartenenti alle Forze di Polizia nell’esercizio delle loro funzioni. Inoltre, con le loro ordinarie condotte quotidiane di vita domestica ed assecondando il loro costume di vivere in modo indisturbato in violazione costante di elementari regole del vivere civile, hanno provocato una radicale trasformazione del territorio, dal giorno dopo la bonifica (2003) e l’assegnazione dei nuovi moduli abitativi realizzati con denari pubblici, godendo in modo esclusivo del territorio del Campo Rom tale da non consentire più di distinguere neanche all’interno della popolazione Rom spazi di uso comune (uso pubblico) da destinarsi ad opere di urbanizzazione. Comportandosi nel modo sopra descritto, hanno utilizzato in via esclusiva ed indiscriminata come se ne fossero proprietari lo spazio identificabile come Campo Rom e in costanza della loro assidua vigilanza sullo stesso ed ai suoi confini onde impedirne l’accesso alle persone (pubbliche o private) non gradite, facendo in modo che il territorio da loro abitato diventasse teatro di reati di ogni sorta (reati ambientali realizzati attraverso l’abbandono e lo smaltimento – anche nella forma dell’incendio - costante e sistematico nel tempo, al punto da aversi oggi nel Campo Rom una vera e propria discarica abusiva, di rifiuti speciali e non, pericolosi e non - carcasse di autoveicoli, materiali di risulta, pneumatici, elettrodomestici etc.; reati di occupazione mediante costruzioni edilizie abusive di spazi pubblici annessi ai moduli abitativi originari; furti costanti di energia elettrica mediante allacci abusivi alla rete Eenel con cavi volanti destinati a fornire la corrente elettrica per gli usi domestici), da loro stessi per ciò solo perpetrati o tollerati o comunque resi possibili impunemente attraverso il concorso al divieto di ogni possibile accesso pubblico a fini di controllo o repressione, ovvero luogo di ricovero e nascondimento o smercio o reimpiego dei proventi dei delitti commessi all’esterno del Campo (dalle rapine, ai furti, alle estorsioni praticate anche nella forma del cosiddetto “cavallo di ritorno” quale mezzo per la restituzione dei veicoli rubati e trafugati all’interno del campo) e venisse nei fatti, quindi, sottratto all’autorità ed al controllo dello Stato e del Comune di Lamezia Terme. L’Autorità giudiziaria ha motivato il provvedimento del sequestro basandosi sul fatto che la situazione emersa dalle indagini rappresenta oramai un’autentica emergenza umanitaria ed ambientale al contempo, da affrontare unicamente con lo sgombero immediato e la bonifica dell’area interessata dal campo Rom, non essendo ipotizzabili strumenti alternativi in considerazione della resistenza della popolazione  Rom ad integrarsi mediante l’occupazione in attività lecite ed in considerazione del fatto che il loro allontanamento dalla società civile è destinato a crescere in misura proporzionale alla crescita prevedibile della popolazione del campo e del correlato aumento dell’elusione massiccia dell’obbligo scolastico. La scuola, che potrebbe rappresentare la via maestra per l’integrazione, non fa il suo ingresso nel mondo Rom ed il campo Rom, di converso, diventa ancor più la palestra per l’addestramento al crimine delle nuove generazioni. A dimostrazione di questo fattore vi sono le decine di denuncie in stato di libertà che ogni anno  i Carabinieri hanno fatto scattare nei confronti di esercenti la patria potestà per l’inosservanza degli obblighi dell’istruzione obbligatoria. I finanziamenti periodici per le bonifiche e/o le ristrutturazioni del campo, motiva il provvedimento, si sono rivelati inefficaci quanto alla soluzione definitiva della questione Rom, intesa nel suo significato complesso di fenomeno criminale ed umanitario, e di mero tamponamento di fortuna quanto all’emergenza generata di volta in volta, nel frattempo, dalla mancanza di una sistematica osservazione e prevenzione dell’involuzione delle dinamiche criminali interne alla popolazione Rom; finanziare significa alimentare un fenomeno destinato ad ingigantirsi fino a diventare ingovernabile ed intollerabile per la società civile nel cui seno sta crescendo. I Rom abbandonati a sé stessi, tendono a far uso esclusivo degli spazi pubblici loro assegnati, a sottrarli al resto della comunità ed a trasformali in luoghi di incontrollate attività delinquenziali con cui procurarsi i mezzi di sostentamento. Il campo Rom rappresenta in sintesi la fonte principale del fenomeno criminale legato al mondo Rom perché alimenta e perpetua abitudini e costumi criminali e perché favorisce l’incuria del territorio fino all’estremo del suo degrado a discarica all’interno della quale tutto è consentito e lecito a dispetto delle più elementari regole del vivere civile. Nel campo Rom si accumulano rifiuti di ogni sorta, dalle carcasse di autovetture ai residui della vita domestica, si ingolfa la rete fognaria fino a farla tracimare in pregiudizio anche dell’ospedale civile confinante, si collegano gli impianti elettrici dei singoli moduli abitativi e degli annessi fabbricati abusivi per mezzo di fili volanti con cui sistematicamente si realizza sottrazione di energia elettrica all’Enel, avendo la popolazione Rom di fatto interrotto gli allacci legali inizialmente realizzati. Tale situazione criminale, che genera un inarrestabile degrado del territorio ed una situazione, in mancanza peraltro di presidi antincendio, di costante rischio d’incendio, è fonte di pericolo per l’incolumità degli stessi Rom. Il campo Rom si allontana dalla civiltà sempre di più, aumenta i pericoli per l’incolumità della sua popolazione, accentua le tensioni sociali con l’esterno per gli inevitabili inconvenienti generati in pregiudizio della comunità esterna dai fenomeni criminali da loro originati,  ed intensifica la spinta criminale della propria popolazione in misura proporzionale al crescere della sua emarginazione. Tale tendenza, che rappresenta la sommatoria di tutte le gravissime conseguenze generate dal reato in contestazione dell’occupazione di un territorio risultante invalicabile ed inaccessibile, spesso, perfino alla polizia giudiziaria, anche solo in funzione di organo notificatore di atti giudiziari, continua il provvedimento, può essere contrastata soltanto con il sequestro da eseguirsi con la modalità dello sgombero dell’area. Pertanto, il sequestro preventivo emesso in via d’urgenza è scaturito dalla necessità impellente di impedire il reiterarsi di condotte illecite scaturite dal continuare a mantenere nella disponibilità materiale esclusiva dei Rom il campo Rom in sé,  affinché i fenomeni criminali diffusi (dalle rapine, alle estorsioni, agli scippi, ai furti soprattutto di autovetture, agli incendi periodici di pneumatici e/o altri rifiuti speciali pericolosi, causa d’inevitabile inquinamento atmosferico in pregiudizio della comunità circostante e soprattutto dell’utenza ospedaliera), non abbiano più a verificarsi. I reati ipotizzati a tutti gli occupanti del campo sono il concorso nell’invasione ed occupazione abusiva di suolo pubblico ed abusivismo edilizio.  In definitiva, il provvedimento di sequestro prevede lo sgombero dell’intera area entro 30 giorni dalla convalida da parte del Giudice per le indagini preliminari.
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