Venerdì, 22 Settembre 2017
Pentiti_protetti_aula_genericaLamezia Terme, 11 settembre 2012 - Un "pezzo da novanta", un capo cosca. Insomma, uno che "conta". E' l'identikit di un nuovo e importante collaboratore di giustizia a Lamezia? Secondo indiscrezioni, infattti, nelle ultime ore a "pentirsi" del proprio operato criminale, e decidere di dare informazioni (che qualcuno già definisce autentiche "bombe" in senso letterario) ci sarebbe addirittura un esponente di spicco della cosca Giampà, un "leader" e non un "gregario". Tant'è che, sempre secondo autorevoli fonti, i familiari più stretti sono stati già portati lontano da Lamezia in una località segreta. Dopo la collaborazione di Angelo Torcasio e degli altri pentiti, tra le "maglie" della criminalità organizzata lametina pare che ci sia un'autentica "voragine" che tende a fare del ripensamento una strada quasi obbligata per evitare, non solo il carcere, ma eventuali e future lotte intestine fra clan.

La geografia delle cosche a Lamezia

Breve excursus giurisprudenziale sulla criminalità organizzata lametina, tratto dall'ordinanza che ha portato agli arresti degli esponenti della cosca Giampà

"Il centro lametino è caratterizzato da uno sviluppo di tipo prettamente commerciale-industriale, attestato anche dalla presenza, soprattutto a Nicastro (Lamezia est), di un nutrito numero di sportelli bancari. La realtà economica rende quel territorio obiettivo strategico per il racket estorsivo, come dimostrano le quotidiane notizie di danneggiamenti anche mediante incendio di locali di esercizi commerciali, di strumenti di lavoro ai danni degli esercenti attività economico-imprenditoriale in quel territorio. L'attività edilizia pubblico-privata rappresenta, inoltre, una voce importante dell'economia lametina che, per tale motivo, fa gola alle varie cosche disseminate sul territorio, che ambiscono a gestire dall'interno le aziende che si prestano ad essere infiltrate. Il territorio di Lamezia Terme si articola in tre distinti centri urbani (ex comuni): Nicastro, Sambiase e Sant'Eufemia; nella piana Lametina, secondo la ricostruzione offerta dalla Polizia giudiziaria procedente, sono presenti, da molti anni, diverse organizzazioni criminali appartenenti alla 'ndrangheta che opprimono, con richieste estorsive, danneggiamenti di varia natura e minacce gli imprenditori che decidono di avviare libere attività economiche e commerciali nella città. Si tratta di un dato che trova riscontro nei processi penali e nelle relative sentenze di condanna che hanno interessato vari affiliati ed esponenti di spicco della criminalità organizzata del Lametino i quali, in plurime occasioni, sono stati riconosciuti colpevoli dei reati di estorsione ed usura, commessi in danno di imprenditori economici e commerciali di Lamezia Tenne, con le modalità e/o con le finalità di cui all'art. art. 7 L. 203/91. Sulla base degli accertamenti compiuti nelle numerose sentenze che nel passato hanno interessato la criminalità organizzata lametina, tre locali di `ndrangheta hanno operato e, sia pure in conformazione diversa, attualmente operano nella piana Lametina, e precisamente: la cosca CERRA-TORCASIO-GUALTIERI in attività nell'area del centro storico di Nicastro e in località Capizzaglie; molti dei suoi affiliati attualmente si trovano in stato di detenzione poiché condannati per gravi reati, ovvero sono deceduti a seguito di omicidio; la cosca IANNAZZO, che riconosce nel più noto Vincenzino inteso "moretto", la figura del capo, già condannato in passato per il delitto di cui all'art. 416 bis cp. La predetta organizzazione criminale dominava in maniera incontrastata la zona di Lamezia Terme Sambiase e Sant'Eufemia gestendo di fatto l'area industriale, ubicata in questa frazione di San Pietro Lametino, denominata ex-Sir, luogo dove insistono i più importanti stabilimenti industriali della città di Lamezia Terme. La cosca GIAMPA' che predomina in diverse aree di Nicastro controllando in particolar modo ed in maniera indisturbata via del Progresso, che risulta essere una delle aree più ricche di attività economiche e commerciali di Lamezia Terme, nonché Via Marconi e altre zone limitrofe, quali ad es. Pianopoli, Feroleto Antico, così come riferito da più collaboratori di giustizia. Il boss di questa organizzazione criminale è GIAMPA' Francesco, inteso "U PRUFiSSURi", che da parecchi anni si trova in stato di detenzione poiché condannato in via definitiva per gravi reati, tra cui gli omicidi Aversa-Precenzano e Andricciola Salvatore, entrambi del 1992. La sua posizione di capo si sarebbe consolidata a seguito della guerra di `ndrangheta, che il citato Professore, condusse e vinse tra la fine degli anni '80 ed i primi anni '90, contro il locale malavitoso, a lui avverso, e capeggiato da GIAMPÀ Pasquale inteso "Tranganiello". In effetti il citato boss "Tranganiello" veniva assassinato nel mese di settembre dell'anno 1992 CI. Pasquale, nato a Nicastro, ora Lamezia Terme, 03.02.19, assassinato in data 23.09.1992; e le successive dichiarazioni rese dai pentiti di quegli anni indicavano il Professore quale mandante. Tale evento, cambiava il panorama criminale della città di Lamezia Terme, poiché la persona del professore era destinata ad ergersi a capo del nascente locale criminale CERRA-TORCASIO-GIAMPA' che veniva all'epoca riconosciuto anche dalle altre 'ndrine calabresi, per quello di riferimento sulla zona di Nicastro. Cosa che - puntualmente - avvenne. Vi è stato quindi un tempo in cui esisteva un'unica cosca Cerra-Torcasio-Giampà, gruppo criminale che prendeva forma e corpo intorno alla figura di GIAMPÀ Francesco (alias "il Professore"), originariamente costituito dalla partecipazione di soggetti intranei al ceppo familiare (fratelli, cognati, nipoti e altri soggetti ad essi legati da acquisiti rapporti di parentela, affinità e comparaggio). I collaboratori di giustizia, che si sono susseguiti nel tempo, hanno ben delineato la figura del predetto GIAMPA Francesco 'O Prufessura' indicandolo come l'esponente carismatico di quel gruppo criminale, attribuendogli altresì spiccate doti ed attitudini strategiche e delinquenziali, nonché indicandolo come fautore di un disegno criminale oltranzista, ben portato a termine come detto in precedenza, teso a sovvertire, nei primi anni '90, il preesistente regime criminale, riconducibile al suddetto boss `Tranganiello' con l'intento di instaurarne uno nuovo, marcatamente più pericoloso e sotto la propria direzione. Da quelle stesse indagini si aveva modo di apprendere che il citato "Professore" organizzava la propria ascesa al "potere" in modo fermo e risoluto, tanto da "premeditare" l'eliminazione fisica dei propri rivali nonché quella del sovrintendente di polizia A VERSA e della moglie di questi PRECENZANO Lucia. Tali dati, anche con riferimento all'esistenza di un gruppo criminale `ndranghetistico capeggiato dal Professore, emergono a livello giurisdizionale dalla sentenza di condanna emessa dalla Corte D'Assise di Appello di Catanzaro numero 1/99 Reg. Sent. e numero 21/99 Reg. Gen. datata 23.02.1999, irrevocabile, nella quale il Professore veniva riconosciuto colpevole dell'omicidio del Sovrintendente Aversa e della moglie Lucia Precenzano; nonché dalla Sentenza n. 273/97 R.G. della Corte di Appello di Catanzaro, in cui veniva per la prima volta sancita la sussistenza, in Lamezia-Nicastro dell'associazione di cui all'art. 416 bis cp, di cui venivano riconosciuti direttori/organizzatoriTribunale_aula3/promotori/partecipi Giampà Francesco il 'Professore', Giampà Francesco Jei Ar', Giampà Pasquale "Buccaccio" e Giampà Pasquale "Millelire" ; nonché dalla cd. Sentenza Primi Passi (n. 7/2000 e n. 3/03 della Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro), in cui il Professore veniva condannato per il delitto di cui all'art. 416 bis cp e per estorsioni aggravate dall'art. 7 L. 203/91; dalla sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Bologna relativa all'omicidio di Andricciola Salvatore avvenuto in Forlimpopoli nel 92, che condannava il Professore all'ergastolo (tutte in atti). Le sentenze hanno delineato il modo di agire del boss, che non esitava ad annientare fisicamente i potenziali avversari, con lo scopo di assoggettare le attività economiche (commercianti, imprenditori e potino liberi professionisti) presenti sulla "propria" zona di influenza. Non v'è dubbio che il gruppo Giampà abbia nel tempo aumentato il prestigio ed il peso criminale, facendo assumere al Professore l'ambito grado che spetta ai capi della `ndrangheta ovvero quello di "Capo Società". Già nel 1995 il collaboratore RECCHIA Antonio riferiva che mentre egli era divenuto capo società del Locale di Castrovillari, il Professore quale "Capo Società" aveva avuto la novità: avendo ricevuto il riconoscimento di criminale , il locale di Nicastro da lui capeggiato era a sua volta riconosciuto da Madonna di Polsi, a San Luca e Giampà poteva partecipare alle riunioni che una volta all'anno si tengono a San Luca. Dalle dichiarazioni rese anche dagli collaboratori di giustizia degli anni '90, e riportate per esteso nella CNR c.d. Cerbero, si evince con chiarezza che GIAMPA' Francesco, dopo aver vinto la guerra di mafia contro GIAMPA' Pasquale detto "tranganiello", diveniva capo del locale di Lamezia Terme, riconosciuto dagli altri locali, e guadagnava il grado di santista/criminale. La posizione di prestigio raggiunta dal citato Professore nel gotha mafioso calabrese è quindi un dato pacifico su cui convergono tutti i più antichi collaboratori. Con l'eliminazione di GIAMPA' Pasquale tranganiello si presentava quindi la possibilità per il 'Professore' di costituire a Nicastro un nuovo locale (cfr. coll. Mazza verbale del 16.12.95). Anche il collaboratore di giustizia DI STEFANO Massimo, negli anni '90, rese delle dichiarazioni sul professore affermando che egli costituiva, unitamente a CERRA Nino e TORCASIO Giovanni cl. 64 (quest'ultimo assassinato nell'anno 2000 a seguito della scissione venutasi a creare tra la cosca CERRA-TORCASIO e quella di GIAMPA' Francesco), il vertice del locale CERRA-TORCASIO-GIAMPA' Francesco, costituente all'epoca un'unica organizzazione criminale e legata anche da vincoli di parentela; sostanzialmente i tre (CERRA Nino, TORCASIO Giovanni e GIAMPA' Francesco) rappresentavano le persone che potevano assumere qualsiasi decisione all'interno della loro organizzazione criminale. Il dato storico, quindi, della presenza ed operatività nel territorio lametino del predetto locale di `ndrangheta può dirsi ormai accertato. Proprio a Lamezia, d'altra parte, fu rinvenuto dalla Polizia giudiziaria un vero e proprio atto di "giuramento d'onore" nella disponibilità di ARCIERI Antonio inteso "u Zu Ntoni" o lupiciellu' nato a Nicastro (ora Lamezia Terme) il 03.12.1931 ivi residente alla c.da Serra nr. 151 capo storico della `ndrina ARCIERI-CAPPELLO-MERCURI. Per come risulta dalle dichiarazioni dei collaboratori, la famiglia CAPPELLO è attualmente integrata a pieno titolo in quella dei GIAMPA'".

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