Mercoledì, 13 Maggio 2026

 

Sarno_Eugenio1Catanzaro, 23 maggio 2011 - Il segretario generale della Uil-Pa penitenziari, Eugenio Sarno, ha inoltrato ai vertici del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (Dap) e del Provveditorato regionale (Prap) una relazione sugli esiti della visita effettuata nel carcere di Catanzaro il 18 maggio scorso. “Il penitenziario - scrive Sarno - sorge nel circondario cittadino, collocato in una conca che amplia gli effetti delle condizioni climatiche, in special modo nelle stagioni estive. Edificato negli anni '80, e' collocabile nel novero delle cc.dd. “carceri d'oro” e presenta tutte le criticita' strutturali gia' riscontrate in analoghi plessi penitenziari. Il primo impatto con la struttura (anche da distanza notevole) - sostiene - e' molto negativo in quanto è possibile scorgere gli inequivocabili segni del degrado, dovuti allo scorrere del tempo ed alla mancata manutenzione del fabbricato per l'insufficienza delle risorse economiche. Il block-House (a suo tempo realizzato in economia) - scrive – offre immediatamente uno spaccato delle condizioni che la delegazione visitante riscontrerà in quasi tutti gli ambienti : inadeguatezza , insalubrità, spazi ridotti e assenza di servizi igienici. La portineria non appare adeguata (per spazi ed arredi). Come in molti altre strutture il passaggio pedonale della portineria per l'accesso all'istituto condivide spazi in comune con la porta carraia. Pertanto il transito degli automezzi e la mancanza degli impianti di aspirazione espone gli operatori penitenziari e tutti coloro che accedono all'interno ai rischi derivanti dall'inspirazione, in alta concentrazione, dei gas di scarico e delle polveri sottili. Singolarmente (e in barba ad ogni procedura di sicurezza) nella stessa porta carraia, senza alcuna delimitazione,transitano e sostano anche i familiari dei detenuti che si recano a colloquio. Appena giunti in prossimità delle aree detentive - fa rilevare - l'attenzione è attratta sull'inadatta recinzione, quasi di fortuna, realizzata per delimitare il cantiere dov’è in costruzione un nuovo padiglione. Facilmente superabile, rappresenta un serio rischio per l'incolumità per indebiti avventori. Tra l'altro la sua inconsistenza abbatte notevolmente i livelli di sicurezza e , come recentemente accaduto in altra sede, potrebbe favorire tentativi di evasione. Gli uffici destinati alle varie attivita' istituzionali e gestionali (Matricola, ufficio comando, conti correnti, ecc.) - prosegue - sono allocati in spazi originariamente destinati alla detenzione (celle), tant'e' che le porte di tali uffici non sono altro che i cancelli “blindati” con tanto di spioncino. L'ufficio smistamento posta dei detenuti e' destinato (impropriamente) anche ad archivio cartaceo". "Non si rilevano, infatti, i requisiti di legge in materia di prevenzione e difesa dagli incendi (mancano l' impianto di rivelazione di fumo e di autospegnimento). L'edificio si sviluppa su due grandi corpi detentivi, costruiti su quattro livelli, che ospitano detenuti a media e ad alta sicurezza. Nei reparti detentivi – prosegue Sarno - l'incuria ed il degrado è ancora più evidente. Le condizioni , anche per il grave sovrappopolamento, sono al limite dell'inigienicità e tutti gli ambienti avrebbero bisogno urgente di manutenzione ordinaria e straordinaria. Nutritissime le colonie di topi e ratti, la cui presenza è intuibile anche dalle rudimentali barriere allestite dai detenuti nel tentativo, spesso vano, di impedirne la penetrazione nelle stanze di detenzione. Tra l'altro – continua - la proliferazione dei roditori è favorita (e pertanto di difficile contrasto) dagli avanzi di cibo e dalla spazzatura di vario tipo che i detenuti usano gettare dalle finestre, che si accumulano nel perimetro esterno della zona detentiva. E' evidente che la presenza di tali animali costituisce un certificato rischio che possano diffondersi malattie infettive, tra cui la letale leptospirosi. Per arginare efficacemente (se non definitivamente) il problema, alle operazioni di derattizzazione - fa rilevare - occorrerebbe coniugare l'installazione di reti a maglia stretta alle finestre delle celle. In tutte le sezioni detentive le poche ed insufficienti docce, destinate ai detenuti, si presentano indecorose, prive dei minimi requisiti di igiene e salubrita' ed in qualche caso persino non funzionanti. Le caratteristiche strutturali e l'allocazione del padiglione predisposto alla sorveglianza dei soggetti classificati ad "Alta sicurezza " - fa ancora rilevare sarno - determina l'impossibilità oggettiva da parte della polizia penitenziaria di attendere alla molteplicità delle prescrizioni dipartimentali che riguarda tale tipologia di detenuti . L'infelice dislocazione delle sezioni destinate ai vari sottocircuiti (AS1, AS2, AS3), l'inefficacia strutturale atta a garantire l'effettiva separazione e la grave situazione organica del Corpo di polizia penitenziaria sono i fattori di maggiore criticita' e rappresentano il vulnus alle (inutili) prescrizioni emanate dal Dap. Tutti i cortili passeggi - aggiunge - presentano condizioni di assoluta insalubrita'. Gli operatori preposti al servizio di vigilanza ai passeggi sono esposti alle intemperie, senza alcun riparo da vento e freddo.In genere - aggiunge - due sole unità di polizia penitenziaria sono preposte alla sorveglianza dei quattro cortili destinati ai detenuti di media sicurezza ed agli otto in uso ai detenuti As. “Conseguentemente, non è possibile articolare ed organizzare un efficiente controllo visivo degli ambienti. Non solo a causa delle deficienze organiche. Anche per lo spessore delle sbarre dei cortili che, di fatto, impediscono una visuale completa e panoramica di ogni singolo cortile. Con una modica spesa, però, si potrebbe procedere all'installazione di telecamere e all'allestimento di una piccola saletta con monitor. In tal caso sarebbe possibile raggiungere elevati standard di efficienza ed efficacia e si concreterebbe la razionalizzazione nell'impiego delle risorse umane ed economiche. In sintesi - sottolinea - si potrebbe realizzare un valido esempio di "vigilanza dinamica”. Il sovrappopolamento della Casa circondariale di Catanzaro, che dovrebbe ospitare al massimo 354 detenuti - fa inoltre rilevare - è giunto a livelli insostenibili. Alla data della visita erano ristretti ben 593 detenuti (di cui 273 classificati Alta Sicurezza) E' stato riferito che talvolta, per l'assenza spazi disponibili, si debba far ricorso anche al temporaneo utilizzo di una sezione gia' dichiarata inagibile. Tra l'altro la presenza straordinaria di detenuti oltre ad affermare ed ingigantire le condizioni di incivilta' , insalubrita' e degrado origina anche altre criticita'. Ad esempio l' unica cucina in cui si prepara il vitto appare del tutto inadeguata e non rispondente ai dettami del DPR 230/2000 (ordinamento penitenziario) . In questo avvilente, desolante ed affliggente scenario - osserva - si appalesa anche una situazione di gravissima inadeguatezza degli organici. In particolare il contingente di Polizia penitenziaria, al netto delle unità distaccate in altre sedi, assomma a 258 unità (di cui 52 adibite al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti) a fronte dell'organico - gia' sottodimensionato - previsto dal relativo DM in 288 unità. In questo contesto , ormai al limite del collasso istituzionale e della paralisi operativa, non è possibile pensare all'attivazione del costruendo nuovo padiglione e del Centro Clinico (da anni ultimato e mai entrato in funzione) e se le varie autorità dipartimentali o provveditoriali non adotteranno gli indispensabili interventi a supporto è impossibile guardare con ragionevole ottimismo anche al futuro più prossimo. E' doveroso, quindi, - continua - affermare che se a Catanzaro il sistema penitenziario non è definitivamente crollato e l' Amministrazione Penitenziaria non ha ancora alzato bandiera bianca lo si deve solo, esclusivamente all'abnegazione, all'impegno, alla professionalità ed allo spirito di iniziativa che accomuna tutti gli operatori penitenziari”. Non di meno alla drammaticità del contesto specifico (non dissimile dalla quasi totalità delle realtà penitenziarie italiane) contribuisce l'assenza, da quasi un anno, di un provveditore regionale titolare. Questa grave assenza istituzionale - sottolinea Sarno - priva la circoscrizione calabrese di un necessario punto di riferimento e anche della possibilita' di redigere un qualsiasi progetto di prospettiva”. Sarno auspica che “si pongano in essere tutte le idonee iniziative al fine di ripristinare e garantire condizioni di vivibilità e fruibilità della struttura nonche' per l'effettiva esigibilita' dei diritti soggettivi e collettivi”.

 

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