Mercoledì, 01 Luglio 2026

Priore RosarioFalerna, 27 aprile 2013 - “Non abbiamo avuto alcuna collaborazione, abbiamo assistito a tante falsità in una strada tutta in salita, irta di ostacoli per depistare quanto era accaduto”. A parlare così è il giudice istruttore, Rosario Priore “storico” inquirente di quello che continua ad essere uno dei capitoli più bui della storia recente del nostro Paese.

Ovvero la strage di Ustica in cui la sera del 27 giugno 1980 morirono 81 persone: 77 civili, tra cui 11 bambini, e 4 persone dell’equipaggio, colpiti (ormai questo è accertato) da un missile lanciato per abbattere un aereo libico con a bordo il Colonnello  Muammar Gheddafi in rotta verso Varsavia. Abbiamo incontrato Priore in occasione di un interessante convegno-dibattito organizzato dal Centro Studi “Lazzati” del giudice  Romano De Grazia a Falerna, “La strage di Ustica, una storia ancora da scrivere”. E c’è davvero tanto “non detto” ancora intorno a questa vicenda. Si tratta, soprattutto, di una storia fatta di depistaggi e segreti. Già, dice il giudice Priore “c’è dell’indicibile in questa storia perché ogni Stato ha dei segreti difesi con le unghie”. Vengono a galla dopo anni, si è detto durante il convegno, magari secoli. E Priore fa l’esempio della Chiesa “che solo adesso si appresta a pubblicare i segreti di Giovanna d’Arco”.
Ma cosa non sappiamo ancora su questa vicenda?
Ci sono ancora delle cose da sapere,  però siamo andati molto avanti. Rispetto a tante altre stragi abbiamo percorso un tratto di strada importante. Si è capito come è successo, s’è capito chi sono stati anche gli autori. Si è capito quasi tutto: non abbiamo i nomi delle persone che erano a bordo degli aerei che hanno lanciato il missile.
Noi eravamo arrivati a degli accertamenti molto forti e cioè che un’azione di quel genere, un’azione bellica di caccia a determinati aerei per abbatterli non poteva essere guidata che da una “guida caccia” e in quel periodo nel Mediterraneo c’erano solo due Stati che avevano una “guida-caccia”: la Francia e gli Stati Uniti. La mia inchiesta si ferma a questo. Poi l’ultimo tratto ce  lo  fa fare il presidente Cossiga che ci dice che gli autori di questa manovra di tipo bellico erano francesi.
L’ultima sentenza della Cassazione, quella civile, ha confermato quanto lei ha detto. Invece dal punto di vista penale?
Dal punto di vista penale non abbiamo mai avuto un giudicato sulle cause dell’incidente. C’è stato un giudicato a favore di alcuni alti ufficiali, che però non erano imputati di strage. Erano imputati per reati minori di favoreggiamento e altro, e su questi fatti di reati sono stati assolti o dichiarati prescritti le imputazioni. E su questo s’è costituito un giudicato penale. Non c’è un giudicato penale sulle cause dell’abbattimento.
Cosa deve pensare il cittadino comune che si trova di fronte ad una vicenda che palesa tanto asservimento dei nostri  servizi segreti nei confronti di altri Stati?
E’ una guerra che dura da tanto tempo. Noi abbiamo avuto dei servizi segreti divisi: alcuni per una fazione altri per l’altra. Intendo: alcuni vicini ai Paesi arabi alcuni ad Israele. Quindi, c’è stata una guerra anche tra nostri servizi segreti. Ma il conflitto più grande era il conflitto nel Mediterraneo: tra la Francia e la Gran Bretagna, da una parte, e l’Italia dall’altra. E questo per il dominio del petrolio. Avevamo tutti bisogno del petrolio e, quindi, c’è stata una vera e propria guerra-anche in quel periodo e ci sono stati tanti morti.
Quali le implicazioni del caso Ustica con quanto accadeva in quegli anni? Penso al sequestro Moro, all’attentato al Papa e via discorrendo…
Si e tante altre…E’ stato un periodo in cui l’Italia è  stata bersagliata da tutta una serie di attentati, nessuno forse se li ricorda perché le stragi sono molte. C’è stato un periodo in cui a Roma c’erano tantissimi attentati;  non sono forse ricordati perché non hanno fatto un numero grande di morti. Però non deve essere dimenticato che mettere in pericolo l’incolumità di un determinato numero di persone è delitto di strage. Noi ne abbiamo avuto tantissime, quando questi buttavano le bombe al Caffè de Paris; quando sparavano contro l’abitazione dell’Ambasciatore di Giordania…Quelle erano stragi. Anche lì si è fatto molto, perché abbiamo avuto la fortuna di arrestare nella flagranza gli autori. Per tornare alla vicenda Ustica rimane tuttavia l’aspetto sì della conoscenza,  ma relegata sempre nell’alveo del segreto.
Il dibattito organizzato da De Grazia a Falerna  ha avuto il pregio di ricordare il ruolo svolto dalla Calabria in questo “caso”. Dallo stesso aereo Dc9 Itavia, partito prima da Lamezia per Bologna e poi dalla città felsinea (con a bordo le 81 vittime) ripartito con enorme ritardo per Palermo; passando per i due Mig libici caduti a Castelsilano, fino alla scomparsa di tante persone (alcuni anche militari) che sono entrati nella vicenda direttamente o indirettamente. Fatti di cronaca rievocati nel corso del dibattito attraverso un filmato del giornalista Maurizio De Fazio che ha offerto molti spunti per la discussione. Così come i vari interventi dei relatori: da De Grazia al prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci. E ancora Giovanni Costanzo, responsabile nazionale dell’Osservatorio sulla Legalità Aiga, Damiano Viteritti, il presidente emerito dell’Unione Ordine Forensi della Calabria, Ernesto D’Ippolito, Alessandro Mazzitelli, docente di Istituzioni di diritto pubblico all’Unical. (Antonio Cannone per www.calabriaonweb.it)

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