Lamezia Terme, 6 ottobre 2015 - Continua da parte della Guardia di fiananza l'attività di acquisizione allo Stato di patrimoni illeciti accumulati dagli appartenenti alla 'ndragnheta. Oggi la Finanza ha sequestrato numerosi beni immobili e mobili appartenenti alla criminalità organizzata locale.
Le misure patrimoniali sono state attuate non solo nei confronti dei vertici del clan Giampà, ma anche verso due insospettabili “prestanome”, che finora erano riusciti a sfuggire completamente all’azione repressiva dello stato. Il sequestro odierno è basato su indagini che hanno dimostrato che i beni appena sequestrati sono di valore del tutto sproporzionato ed ingiustificato rispetto ai redditi leciti dichiarati, tenuto pure conto del tenore di vita agiato mantenuto negli ultimi anni dagli indiziati. Ciò ha consentito alle “fiamme gialle” di fornire alla magistratura un solido quadro indiziario per disporre il sequestro dei cespiti patrimoniali, rivelatisi di origine illecita o ingiustificati nel loro possesso, il cui valore si attesta in oltre 1.500.000,00 euro. Nello specifico, la misura ha riguardato disponibilità finanziarie e beni mobili e immobili, fra i quali si segnalano le abitazioni, lussuosamente rifinite, dei “vertici” della cosca criminale e dei parenti più stretti, ubicate in Lamezia Terme e in alcuni comuni circostanti. Contestualmente ai sequestri dei beni, la guardia di finanza, in esecuzione di provvedimenti emessi dalla Dda di Catanzaro, ha effettuato anche perquisizioni. Un esponente di spicco della cosca, oltre alle misure cautelari reali, si è visto recapitare pure un avviso di garanzia. La Direzione distrettuale antimafia, infatti, ancora sulla base delle indagini delle “fiamme gialle”, gli ha contestato un’estorsione a danno di un imprenditore locale, le cui modalità sono caratterizzate da aspetti diversi rispetto a quelle “tradizionali” finora accertate. I finanzieri nel corso delle indagini hanno riscontrato che l’indagato aveva avviato un’impresa di costruzioni, attraverso la quale intendeva immettersi nel mercato lecito, anche allo scopo di costruire intorno alla sua figura di ‘ndranghetista una struttura economico-finanziaria tale da poter eventualmente giustificare i suoi averi e/o il suo elevato tenore di vita, altrimenti privi di motivazioni lecite. Nel contesto, l’“imprenditore” ha imposto ad altro soggetto di affidargli i lavori di edificazione di un fabbricato, peraltro a costi nettamente superiori rispetto a quelli che la vittima avrebbe sostenuto commissionando le medesime opere ad altra ditta “normale”. Come ritenuto anche dalla D.d.a., nella vicenda è ravvisabile il reato di estorsione aggravata commessa con modalità mafiose, in quanto la vittima non si è opposto alla richiesta dello ‘ndranghetista, temendo che un suo eventuale rifiuto alle richieste dell’indagato avrebbe potuto far scaturire pesanti ritorsioni nei suoi riguardi. L’operazione odierna rientra in un più vasto dispositivo di contrasto alla criminalità organizzata, coordinato dal comando provinciale della guardia di finanza di Catanzaro, attraverso il quale si tende a privare gli autori dei crimini di ogni provento illecito conseguito, molte volte, con modalità efferate.
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