Lamezia Terme, 22 giugno 2017 - "La montagna ha partorito il topolino. Non trovo altro modo che citare il poeta latino Orazio per commentare quello che, più che un rimpasto di Giunta, si è rivelato la semplice sostituzione di pezzi mancanti di puzzle: né più né meno. Fermo restando il massimo rispetto per i due professionisti nominati nella Giunta Mascaro, Stefania Petronio e Giuseppe Costanzo, ai quali colgo l’occasione per augurare buon lavoro, ieri il sindaco Mascaro ha dato ancora una volta dimostrazione dell’abissale distanza tra parole e fatti: discontinuità e cambiamento annunciati solo come slogan e neppure minimamente concretizzati".
Così, il consigliere comunale Rosario Piccioni. "In Consiglio comunale il sindaco aveva annunciato una Giunta di alto profilo, con personalità esterne ai partiti e ai giochi politici, una giunta che rappresentasse tutta la città e magari riscattasse l’immagine stessa dell’amministrazione dopo l’operazione Crisalide. E invece il “finto rimpasto” ha rappresentato l’ennesima applicazione da parte di Paolo Mascaro del manuale Cencelli in stile prima Repubblica, con i due assessori nominati per sanare le fratture che si erano create con forze fino ad oggi non rappresentate in Giunta. Altro che mani libere dai partiti! Il sindaco si è vantato di aver fatto entrare Forza Italia in Giunta, dando ulteriore conferma a quanti avevano creduto al progetto civico, cavallo di battaglia della campagna elettorale di Mascaro, che quel progetto non esiste più: e le scelte di Paolo Mascaro di questi due anni lo confermano ad ogni occasione utile. E basta leggere le dichiarazioni fatte ieri dal coordinatore cittadino di Forza Italia e da Tallini per trovare conferma che Forza Italia ha dettato la linea nelle sostituzioni che ci sono state nella giunta. E ci meraviglia proprio l’atteggiamento di Forza Italia, che prima chiede discontinuità e cambiamento e poi si accontenta di un posticino in giunta. Quale cambiamento e discontinuità vedono i rappresentanti di Forza Italia? Assolutamente nulla! E intanto a nemmeno ventiquattro ore dalle sostituzioni in Giunta, con le dichiarazioni al vetriolo di Chirumbolo e Isabella, iniziano i primi malumori da parte degli esclusi delle forze di maggioranza. E mentre dai cittadini, basta dare un’occhiata sui social, cresce il malcontento per un’amministrazione comunale fossilizzata dai soliti giochi di potere e dalle nuove lotte intestine nella maggioranza per riempire le poltrone lasciate vuote, il Sindaco persiste nella sua autoreferenzialità affermando che con la nuova Giunta tutti i nodi sono risolti. Che cosa dovremmo dedurre da quanto afferma il sindaco? Che i problemi di questa amministrazione, l’insediamento della commissione di accesso e il rischio di un terzo scioglimento erano legati agli assessori Carnovale e Bilotta e alla consigliera di maggioranza Maria Lucia Raso che si è dimessa la settimana scorsa? E’ evidente che non è così. Che i problemi sono ben altri e ben più radicati. Per non parlare dell’ennesima stravaganza compiuta con le dimissioni da presidente del consiglio comunale di Francesco De Sarro, che però resta consigliere di maggioranza. Le dimissioni da presidente del Consiglio avrebbero avuto un senso un anno fa. Se, come ha fatto capire il primo cittadino, la posizione di De Sarro è apparsa improvvisamente scomoda alla luce dell'operazione Crisalide, il sindaco avrebbe dovuto essere consequenziale e chiederne le dimissioni anche da consigliere comunale. Così come ha fatto con la Raso. E invece due pesi e due misure. E la corsa alla nuova presidenza, già dalle prime mosse, si annuncia come un’ulteriore notte dei lunghi coltelli all’interno della maggioranza. Sembra di tornare a fine giugno 2015, al Consiglio comunale di dieci ore per eleggere il presidente del Consiglio. In due anni siamo già al terzo rimpasto di Giunta, con una lunga fila di dimissionari tra assessori e consiglieri di maggioranza che ormai anche in città impazza la domanda: “chi si dimette domani al Comune?”. Altro che cambiamento. La stanchezza dei cittadini per questo teatrino - conclude Piccioni - si tocca sempre più con mano: i cittadini vorrebbero risposte sull’acqua che manca un giorno sì e l’altro pure, sul verde urbano non gestito, sui parchi abbandonati all’incuria e al degrado. Basterebbe questo per certificare il fallimento dei due anni di amministrazione Mascaro e la necessità per la città di voltare pagina prima possibile".
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