Venerdì, 17 Luglio 2026

Ospedale Lamezia LTNLamezia Terme, 14 aprile 2017 - Riceviamo e pubblichiamo. Ill.mo ministro Beatrice Lorenzin, chi Le scrive è il Coordinamento 19 marzo di Lamezia Terme che, a partire da questa data dalla quale prende il nome dello scorso anno 2016 quando è stata organizzata una importante manifestazione a difesa della Sanità lametina e calabrese, continua a chiedere un confronto con la struttura commissariale rappresentata dal Commissario ad acta  Massimo Scura e dal Sub-commissario  Andrea Urbani; a sottolineare la continua ingiustificata ed inspiegabile mancata considerazione di ogni punto di forza dell’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme - tra itanti si ricordano qui solamente la centralità del territorio rispetto all’intera Regione e l’importante struttura che è ormai in gran parte inutilizzata evidenziando solo sprechi - da parte di un DCA n. 30 del 3 marzo 2016 (per l’attuazione del vigente Piano di rientro dai disavanzi del SSR calabrese, secondo i Programmi operativi di cui all’articolo 2, comma 88, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, nominato con Deliberazione del Consiglio dei ministri in data 12.3.2015) e, soprattutto, a porre l’attenzione, anche mediante una critica costruttiva come dimostrano i continui comunicati stampa e gli interventi in trasmissioni di portata regionale e locale, alle problematiche di un SSR che continua ad allontanare l’utente che necessita di cure invece di avvicinarlo. Si badi che il Coordinamento non si pone nell’interesse egoistico di Lamezia Terme bensì dell’intera Calabria.

Questa forma di attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del SSR calabrese siglato il 17 dicembre 2009 non tiene nella giusta considerazione neanche la morfologia dello stesso territorio regionale, discriminando acutamente chi necessita o potrebbe mai necessitare di un servizio sanitario più complesso e si trovi in una periferia: si ricordi che un terzo della popolazione calabrese risiede nei trecentoventiquattro comuni al di sotto di cinquemila abitanti. Stando anche a quanto riportato dal sito istituzionale dell’Asp di Catanzaro, il Giovanni Paolo II servirebbe un bacino di utenza di 130.292 abitanti dislocati in altrettanti venti Comuni (ma, a nostro avviso anche di più!), un dato, comunque già questo, che pare non giustificare quanto subito si dirà.
Chiediamo che chi di competenza intervenga per non permettere la realizzazione di un Decreto che prevede una differenza così importante tra quelle funzioni svolte dai c.d. Hub (DEA di II livello) e Spoke (DEA di I livello), per non dimenticare ovviamente le strutture di PS nell’Ospedale Generale e di base nell’Ospedale di zona disagiata; una attenzione più forte a quelli che sono i Lea (Livelli essenziali di assistenza) che dopo ormai circa dieci anni di commissariamento della Sanità in Calabria continuano a rimanere sotto soglia minima, rispetto a quelli che sono i tagli già realizzati e che, sempre a nostro avviso, interessano comunque una materia che non richiede sicuramente sprechi, ma neanche una penalizzazione così pesante in nome di qualsiasi spendingreview.
Il DCA n. 30/2016 ci sembra illegittimo anche laddove fonti dalle quali dovrebbe derivare prevedono che “l’obiettivo che la Regione Calabria intende raggiungere con il Piano di Rientro/Piano di riqualificazione è quello di riportare il cittadino al centro del Sistema sanitario”  e che “la riorganizzazione della rete ospedaliera cui è finalizzato il presente provvedimento sarà insufficiente rispetto all’esigenza di garantire una copertura piena dei bisogni assistenziali che richiedono un trattamento ospedaliero, se, in una logica di continuità assistenziale, non viene affrontato il tema del potenziamento delle strutture territoriali, la cui carenza, o la mancata organizzazione in rete, ha forti ripercussioni sull’utilizzo appropriato dell’ospedale” (si noti punto 10 dell’Allegato 1, parte integrante del Decreto Ministeriale n. 70/2015 titolato “Continuità ospedale-territorio”).
La centralità del territorio lametino rispetto all’Area centro (ma anche considerando le Aree nord e sud in cui viene astrattamente divisa la nostra Regione) è dimostrata anche nella Tabella 11 dell’Allegato 5 del DCA n. 30/2016. Anche in passato abbiamo fatto presente comunque che già solo considerando la tratta Lamezia Terme-Catanzaro e viceversa è più veloce raggiungere Lamezia Terme da Catanzaro e non il contrario, perchéad esempio in alcune ore del giorno il traffico è molto denso all’ingresso del Capoluogo calabrese. La struttura del Giovanni Paolo II è anche facilmente raggiungibile tramite autostrada e ben collegata con aeroporto e stazione ferroviaria.
Chiediamo la tempestiva risoluzione del problema Primari in questa sede ospedaliera che si protrae ormai da troppo tempo ed evidenziamo che in assenza delle nomine dei Primari si è verificato un progressivo decadimento delle funzioni di questo ospedale, nonostante l’abnegazione e l’impegno del residuo personale rimasto in servizio, che, pur penalizzato dal mancato turn over (comunque previsto dal Legislatore data la situazione di dovuto rientro economico), quotidianamente è impegnato a dare risposte a tutto il territorio; un Piano di spesa più equo potrebbe, secondo noi, riguardare la riorganizzazione del personale presente e di quello che si auspica presto verrà assunto, senza chiudere reparti a discapito dell’utente: il recente DCA n. 50/2017 è oggetto di verifiche di validità per ragioni formali (sembra manchi la sottoscrizione del Sub-commissario necessaria alla pubblicazione del provvedimento da parte del Dirigente Generale Dipartimento Tutela Salute e Politiche Sanitarie Prof. Riccardo Fatarella), e diretto ad assumere 600 dipendenti.
Si evidenziano alcuni punti critici del Decreto commissariale già chiariti da Primari in una lettera del marzo 2016 inviata, tra gli altri, al Commissario ad acta Ing. Massimo Scura, al Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, al Prof. Riccardo Fatarella ed al Direttore Generale dell’ASP di Catanzaro Giuseppe Perri, e poi resa anche pubblica:
1. con la soppressione del Servizio Trasfusionale viene meno la funzione dell’Ospedale inserito nella rete dell’emergenza, con a rischio le funzioni di Pronto Soccorso, Rianimazione, delle attività chirurgiche, del punto nascita e conseguentemente dell’Ostetricia, con la prospettiva reale che l’Ospedale si trasformi nel giro di poco tempo in un luogo di degenza depotenziato;
2. con la soppressione della neonatologia si mette a rischio l’esistenza stessa del punto nascita: a Lamezia, tra l’altro, è stata soppressa la TIN, una delle prime nate e delle più prestigiose;
3. con la soppressione di Microbiologia e del Centro di Riferimento Regionale della TBC, viene meno il supporto di un servizio di basilare importanza;
4. con il ridimensionamento del Laboratorio Analisi a struttura semplice, senza poter eseguire esami più complessi, viene meno il supporto essenziale ed efficace all’attività clinica di diagnosi;
5. con il forte ridimensionamento dell’Anatomia Patologica si causano gravi disservizi;
6. con l’aggregazione o la soppressione di varie unità operative (si veda Malattie Infettive, Otorino, Oculistica, Dermatologia, Nefrologia, ecc.) è evidente che gli utenti di questo vario comprensorio, dovranno recarsi altrove anche per banali interventi ambulatoriali;
7. con la mancata attivazione dell’Emodinamica si lascia un reparto di Cardiologia monco.
Gli stessi Primari si dichiaravano pronti a qualsiasi confronto tecnico: anche loro ignorati!
Ci si chiede ancora se e quando verranno resi disponibili e soprattutto utilizzati quei 20 milioni di Euro previsti e destinati alla struttura dell’Ospedale di Lamezia Terme per “adeguamento e potenziamento” dal Patto per la Calabria, approvato nella seduta del 10 agosto 2016 dal Comitato Internazionale per la Programmazione Economica (CIPE).
Essendo presente il disavanzo, lo stesso continua inoltre anche a pesare sulle condizioni economiche di tanti, essendo realizzati i presupposti per l’applicazione degli automatismi fiscali previsti dalla legislazione vigente, vale a dire l’incremento ulteriore di aliquote fiscali IRAP e addizionale regionale IRPEF rispettivamente nelle misure di 0,15 e 0,30 punti.
Ill.mo Ministro, concludiamo chiedendo che Lei venga di nuovo(perché non dimentichiamo e La ringraziamo ancora per la Sua precedente visita che, in verità, lasciava ben sperare per la sede ospedaliera di Lamezia Terme) in questa terra per dirci esattamente come procede il risanamento il percorso di rientro, il monitoraggio sostanziale e formale dei conti e cosa intende fare. La Calabria lo richiede.
Con ossequio.

Coordinamento 19 marzo

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