Mercoledì, 03 Giugno 2020

Ospedale Lamezia facciataLamezia Terme, 31 marzo 2020 - Cresce l'apprensione a Lamezia per l'annuncio di Antonio Belcastro, dirigente regionale del settore Tutela della salute, in merito al propabile arrivo presso l'ospedale cittadino di alcuni dei pazienti e personale dalla casa di cura di Chiaravalle, affetti da Covid-19.

Il nosocomio di Lamezia, da sempre bistrattato e spoliato, non è in grado di ospitare pazienti infetti. Da qui la preoccupazione anche del personale sanitario stesso. Molte le reazioni negative a questa ipotesi. Sotto accusa in primis il governatore, Santelli.

Le reazioni

Gianturco: traferire pazienti da Chiaravalle a Lamezia non è una scelta saggia. Il sindaco intervenga

“L’ipotesi di trasferire i pazienti affetti da Coronavirus dalla clinica di Chiaravalle all’ospedale di Lamezia Terme non è per nulla una scelta saggia e c’è il rischio che si trasformi nell’ennesima pugnalata sferrata a danno della città”. A dichiararlo è il consigliere comunale Mimmo Gianturco. ”Assolutamente nulla contro gli ammalati - chiarisce - ai quali va la più sincera vicinanza e i migliori auguri di pronta guarigione, ma le condizioni in cui si versa l’ospedale Giovanni Paolo II siano delle migliori. Temo che la nostra struttura ospedaliera non potrà fornire una sufficiente risposta sanitaria ai pazienti affetti da Coronavirus mettendo a rischio la loro vita, quello del personale ospedaliero che, vista la scarsa disponibilità di dispositivi di protezione individuale e la chiusura di reparti importanti quali malattie infettive, potrebbe  non essere adeguatamente equipaggiato per la prevenzione al contagio al Covid-19. Se questa decisione dovesse essere confermata, rischiamo di trasformare l’ospedale di Lamezia Terme nel lazzaretto della Calabria. Invito il sindaco Mascaro e tutto il consiglio comunale a tutelare il territorio contro questa idea così scellerata.‬ Adesso”.

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Sindaco e Amministrazione comunale: notizia inaudita e grave

Così, il sindacio di Lamezia Mascaro e l'Amministrazione comunale:"La notizia improvvisamente diffusa di procedere al ricovero presso il Presidio Ospedaliero di Lamezia Terme di soggetti risultati positivi a Covid 19 provenienti dalla RSA di Chiaravalle appare di inaudita gravità e mostra alta irresponsabilità. Ciò ovviamente non perché non si voglia dare assistenza ai soggetti fragili ed ammalati provenienti da altri territori, essendo da sempre Lamezia Città di grande solidarietà umana, ma perché il Presidio di Lamezia non è al momento assolutamente attrezzato, per modalità strutturali, per mezzi e per persone, ad accogliere soggetti risultati positivi ciò è notorio in quanto la struttura da tempo è stata colpevolmente privata del reparto di Malattie Infettive, ha posti letto insufficienti in Rianimazione, non ha le attrezzature, i servizi ed il personale altamente specializzato e qualificato che il trattamento richiede, non ha adeguato materiale di protezione, non ha mascherine, guanti, tute, dispone di una sola TAC per l'intera struttura, non ha percorsi e tracciati dedicati. È, poi, incredibile che si assuma decisione che disattende totalmente il contenuto della circolare Regione Calabria prot. n. 120424 del 26/03/20 che recependo “gli indirizzi condivisi con gli organismi centrali e le altre Regioni” consigliava di “concentrare tutte le attività Covid negli Ospedali Hub che garantiscono continuità assistenziale per tutti i livelli di complessità (dalla degenza ordinaria alla terapia sub intensiva fino alla terapia intensiva)”. Disattendere, quindi, quanto statuito solo pochissimi giorni addietro significa assumersi gravissima responsabilità mettendo a rischio la salute e la vita del personale sanitario con reale possibilità di divenire focolaio di diffusione del virus in territorio che, ad oggi, ha mostrato in ogni settore di saper prevenire ed intervenire. Non è possibile, oggi, per un Presidio da anni ed anni abbandonato e trascurato divenire centro che possa contribuire a fronteggiare l'emergenza nel mentre a Germaneto vi è disponibilità di decine e decine di posti letto in struttura adeguatamente isolata ed attrezzata, con personale specializzato ed adeguati posti di rianimazione. Si chiede quindi, intervento immediato delle competenti autorità per bloccare subito una decisione scellerata sia per chi, trasferito presso il nostro Presidio, non potrà godere della adeguata e doverosa assistenza e sia per il territorio che rischia di subire le conseguenze di scelta nefasta".     

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Lamezia Bene Comune: medici e operatori siano dotati di tutti i dispositivi di sicurezza

"Abbiamo segnalato in ogni occasione in queste settimane l’assoluta inadeguatezza del nostro ospedale ad affrontare l’emergenza. Non entriamo nel merito del possibile trasferimento all’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme di alcuni pazienti della casa di riposo di Chiaravalle. Due punti per noi restano imprescindibili: il senso di umanità e solidarietà che ci contraddistingue come lametini e calabresi e a cui, in nome dell’emergenza, non dobbiamo rinunciare, prestando il fianco a populismi che non ci appartengono; al tempo stesso sentiamo il dovere di richiamare le istituzioni alle proprie responsabilità dirette sulla salute e la vita delle persone.  Responsabilità alla quale richiamiamo in primis la Regione Calabria,  che ha fatto poco o nulla per attrezzare l’ospedale lametino in vista dello scoppio dell’emergenza. Rivolgiamo un ennesimo accorato appello alla presidente Santelli e al commissario Cotticelli: i medici e gli operatori dell’ospedale di Lamezia Terme, che dovranno gestire i pazienti Covid, devono essere subito attrezzati con tutti i dispositivi di sicurezza necessari. Non c’è più tempo di aspettare. L’emergenza è in atto.  Non vorremmo dover piangere dopo. Il personale del nostro ospedale deve essere messo nelle condizioni di aiutare effettivamente i pazienti.  Non possiamo permetterci nuovi focolai nella nostra città, in un ospedale già progressivamente depotenziato negli anni e oggettivamente non in grado di affrontare eventuali situazioni drammatiche. Chiediamo che l’ospedale di Lamezia sia posto nelle condizioni di affrontare l’emergenza e di dare riposte ai cittadini che, anche in questa fase, devono poter continuare in massima sicurezza le terapie ordinarie e i controlli che per molti pazienti, pensiamo a tutti quelli con patologie croniche, sono vitali".Lamezia Bene Comune
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Barbanti: garantire sicurezza 

"L’ospedale di Lamezia Terme deve essere messo nelle condizioni di operare nella garanzia più totale della salvaguardia della salute dei medici, degli infermieri e dei pazienti. Se il nosocomio cittadino deve trattare casi di COVID-19 allora bisogna pretendere che sia riconosciuto ed accreditato dalla Regione come ospedale COVID-19. Ciò consentirà di assicurare, tra le altre cose, a medici ed infermieri l’accesso ai più opportuni, necessari e funzionali presidi sanitari contro il contagio: mascherine, guanti, tute, visiere, ventilatori devono essere fornite a chi in questi giorni è e sarà in prima linea contro questo male. Inoltre conseguentemente, la struttura dev’essere resa pronta a ricevere e servire efficacemente le persone contagiate (e non) che purtroppo stanno arrivando ed arriveranno in misura sempre maggiore. Ciò significa più personale, anche a fronte dell’ampliamento realizzato del reparto di terapia intensiva, una migliore organizzazione interna, dei percorsi COVID-19 ben disegnati e funzionanti, con spazi interni ben progettati ed organizzati per minimizzare il rischio di ulteriore contagio. Queste due misure vanno realizzate subito visto anche l’arrivo imminente di pazienti che giungeranno da tutta la provincia e la costa. Due anni fa chiedevo a gran voce che due reparti, tra gli altri, efficienti, indispensabili e considerati fiore all’occhiello per l’intera sanità regionale come quelli di Malattie Infettive e Microbiologia, non solo non fossero smantellati ma anzi potenziati ed ingranditi (ed oggi assistiamo alla follia per cui i tamponi fatti all’ospedale di Lamezia devono essere inviati a Catanzaro per essere analizzati). Due anni fa chiedevo a gran voce che l’intero ospedale di Lamezia fosse rinforzato con medici, infermieri, macchinari e reparti alla luce della sua grandezza e della sua posizione baricentrica e facilmente raggiungibile che lo rende l’ospedale di riferimento per una vastissima porzione di territorio e popolazione regionale. I miei appelli rimasero inascoltati ed adesso, come purtroppo accade spesso, ci ritroviamo ad inseguire l’emergenza. La politica deve governare guardando al futuro e al bene collettivo, me negli ultimi anni è stata miope e succube di inutile burocrazia. Spero che quanto stiamo vivendo possa ridare un po' di senno e sano giudizio anche alla politica".

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Comitato 19 Marzo: preposti diano risposte concreteComitato 19 Marzo: preposti diano risposte concrete

Tutti conosciamo l’immensa solidarietà di cui è capace Lamezia Terme e della sua voglia di offrirne sempre di più. Tutto ciò, però, deve fare i conti con la capacità di poterne dare, a causa di scelte funeste per l’intero territorio regionale (si ricordi la non lontana chiusura di Malattie Infettive e Microbiologia).Al momento nessuna certezza sull’arrivo di 55 pazienti positivi al Covid-19 – almeno il personale medico ed infermieristico che dovrebbe anche accogliere chiunque arrivi nel nosocomio non ha notizia ufficiale. Ma non vi è neanche una smentita ufficiale da parte dell’A.S.P. o dalla Regione che abbiamo anche provato a far desistere da una tale scelta senza le giuste garanzie preventive, posto che il Giovanni Paolo II non può dunque accogliere un numero così elevato di persone positive ad un virus che da oltre un mese ormai sta dimostrando la sua ampia capacità di diffusione,  e ciò a causa della mancanza di personale, attrezzature e dispositivi di protezione per gli operatori sanitari (che prima o poi, dopo ogni sacrificio che già fanno, dovranno necessariamente tornare a casa dai propri cari).Non si fa riferimento solo ai 22 posti letto “covid” che dovremmo avere attivi, ma anche alla paventata impreparazione strutturale di Terapia intensiva: quanti respiratori vi sono? Dovevano poi essere autorizzati 8 posti letto e solo 4 sembrano tutt’oggi operativi. In O.B.I. non vi sono respiratori, presenti solo in Rianimazione (una decina).Continuiamo a confidare nella Direzione medica dalla quale ci aspettiamo però anche risposte. Occorre attivare poi una comunicazione costante con la comunità.È necessario conoscere poi come procede la dura lotta al virus sul territorio. Riteniamo che sia questo il posto dove dobbiamo dimostrare la nostra forza ed applicare il know-how scientifico. Pare non si riesca a fornire un’adeguata risposta neanche a chi richiede di ricevere il tampone a domicilio. Poche persone vengono forse adoperate per coprire un territorio così vasto come quello lametino. I tamponi non riescono poi a bastare per offrire continuamente il servizio.In Regione soprattutto devono fornire risposte concrete ad ogni carenza sollevata dai medici, e ciò prima che l’emergenza possa mai precipitare ed a prescindere dall’arrivo a Lamezia delle 55 persone che comunque necessitano di assistenza. Scelta quest’ultima che crediamo fortemente verrà revocata laddove precedentemente anche formalmente presa, visto anche il forte interesse mostrato dall’Amministrazione.

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Lega: sarebbe scelta improvvida

Stiamo seguendo con enorme preoccupazione l'evolversi della situazione all'ospedale di Lamezia Terme.Da stamane siamo in continuo contatto con il direttore del dipartimento salute della Regione Calabria Belcastro e con la presidente Jole Santelli ai quali abbiamo palesato dubbi e preoccupazioni a nostro parere molto fondate.Lamezia è, e sarà, una città generosa e solidale, ma in questo momento così critico non è ancora pronta: l'ospedale necessita di un potenziamento prima di poter entrare nella partita anticovid. Pertanto, gli attuali commissari della sanità, prima di spostare malati Covid-19 da una zona a rischio al nosocomio lametino, crediamo debbano  verificarne posti disponibili e strumentazione che, allo stato non sembrerebbero poter giustificare il trasferimento da Chiaravalle a Lamezia dei pazienti.Certe scelte non possono essere fatte di imperio. Il commissario dell'asp si rechi personalmente all'ospedale di Lamezia e capirà quanto rischi di essere improvvida la decisione di un trasferimento senza garanzie assistenziali serie. Le persone che potrebbero essere interessate dal provvedimento, infatti, sono per la maggior parte anziani i quali potrebbero aver bisogno di terapia intensiva. Ebbene, a quanto risulta, sugli otto posti di terapia intensiva in totale ne sarebbero funzionanti soltanto 4 senza che questi siano peraltro assistiti da altrettanti ventilatori. Forse allo stato ve ne saranno al massimo due di ventilatori. Si comprende, quindi, quanto potrebbe essere pericolosa e improvvida  la scelta di trasferire persone dal focolaio chiaravallese al nosocomio lametino.Auspichiamo ragionevolezza e azioni di rafforzamento della struttura ospedaliera prima di aprirla all'emergenza.
On. Domenico Furgiuele (Deputato della Repubblica Italiana)

On. Pietro Raso (Consigliere della Regione Calabria)

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Nota delle associazioni 

Da circa un mese la Regione a parole si stava attrezzando per l’emergenza Coronavirus. Appena l’emergenza è scoppiata nella RSA di Chiaravalle, colpendo gli anziani, la parte più debole della nostra popolazione, tutti i programmi e le organizzazioni illustrati sulla carta si sono rivelati un flop. E in tutto questo la Giunta regionale attraverso la voce dell’ineffabile Belcastro, uomo per tutte le stagioni, per tutte le politiche e per tutti i servizi amministrativi, ha tirato fuori l’idea geniale di ricoverarli nel reparto dismesso di Otorino dell’ospedale di Lamezia Terme.Quando e’ stato realizzato il progetto regionale del piano COVID si e’  scelto di utilizzare gli ospedali HUB , mettendo ancora una  volta da parte l’Ospedale di Lamezia , non attivando quei presidi e quelle strutture necessarie per metterlo in grado di accogliere e curare i pazienti . Ora non si sa per quale strano motivo l’Ospedale di colpo e’ in grado di accoglierli.Saremmo e siamo ben lieti di farlo, purché messi in condizioni di sicurezza sia per i pazienti che  per gli operatori. La nostra città si è sempre mostrata solidale e vuole e sa esserlo anche in questo grave momento.In mancanza però di ogni garanzia al riguardo, la scelta è un vero e proprio attentato alla salute ed alla vita di questi nostri genitori, nonni, parenti ed amici che sono stati colpiti dall’epidemia. L’idea di ricoverarli in un ospedale che è stato da tempo colpevolmente privato persino del reparto di Malattie Infettive, senza posti letto sufficienti di Rianimazione, senza le attrezzature, i servizi ed il personale altamente specializzato e qualificato che il trattamento richiede, senza neanche il materiale di protezione, mascherine, tute, guanti, ecc. significa parcheggiarli in attesa che tutto finisca (o che, purtroppo, se ne vadano), solo per dire che si è intervenuti.Non possiamo assumerci questa grave responsabilità e dobbiamo anche impedire che se la assuma chi governa la sanità provinciale e regionale. E dobbiamo anche impedire che, come ad Arzano, una decisione così scellerata finisca per mettere a rischio la salute (e la vita) del personale sanitario e per diventare un focolaio di diffusione del virus.La nostra comunità ha già sollevato ripetutamente il problema dell’abbandono del nostro ospedale e della necessità del suo rilancio. Non è certo questo il modo e l’occasione per farlo. Lo abbiamo detto e ripetuto fino alla noia in questi giorni, c’è a Germaneto la disponibilità di 80/90 posti letto in una struttura autonoma ed isolata, con posti di Rianimazione più che sufficienti e con personale specializzato. Si utilizzi quello. Non potremo consentire che si faccia diversamente. Ed il Sindaco nella sua qualità di primo responsabile della salute cittadina lo dovrà impedire.

Comitato Salviamo la sanità del Lametino, Comitato Malati Cronici, Cittadinanzattiva – Tribunale del Malato, Comitato 4 Gennaio, Amolamezia, Italia Nostra

Con l’adesione diAntonio Butera già Primario – Vincenzo Cimellaro già Direttore Sanitario – Caterina Firorelli, già Primario - Annamaria Magnavita già Dirigente medico – Rosa Tavella, già Dirigente Medico – Ugo Rosario Vitale già Dirigente medico – Elvira Falvo, già Dirigente Medico – TommaSO Battaglia già Dirigente Medico

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