Venerdì, 17 Aprile 2026

Ospedale Lamezia300Lamezia Terme, 19 febbraio 2019 - Dibattito aperto in città sulla nascita dell'Azienda sanitaria unica che dovrebbe includere anche l'ospedale di Lamezia Terme. Di seguito gli interventi di oggi sulla questione.

“Siamo contrari  - afferma l’attivista Dariush Assadi a nome del Meetup 5 Stelle Lamezia Amici di Beppe Grillo - al progetto di fusione delle due aziende catanzaresi Pugliese-Ciaccio e Mater Domini. Un’integrazione peraltro non consentita dalla legge, quella tra le due aziende del capoluogo di regione, che potrebbe inglobare anche l’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme, sebbene ad oggi non  sia neanche dato sapere con quali modalità ciò debba eventualmente  avvenire. Non è insomma chiaro il ruolo che sarà assegnato al nostro nosocomio in questa riorganizzazione ospedaliera, né quali saranno gli eventuali benefici in termini di risorse, posti letto e personale. L’ospedale di Lamezia – prosegue  sempre l’esponente del meetup cittadino - fa inoltre parte dell’Asp di Catanzaro assieme a quelli di Soverato e Soveria Mannelli. Di conseguenza, per integrarlo, sorvolando sulle ovvie difficoltà tecniche e giuridiche del caso, occorrerebbe prima scorporarlo dall’Asp di Catanzaro. E va da se che siffatta procedura verrebbe a pregiudicare la poc’anzi citata Asp, la quale si ritroverebbe privata di una struttura ospedaliera come quella della città della piana, e quindi fortemente impoverita in termini di personale e risorse economiche, tanto da mettere addirittura in discussione la sua stessa sopravvivenza a causa della mancata capacità di erogare servizi all’intera collettività provinciale. Qualora l’integrazione  del Giovanni Paolo II  dovesse diventare realtà, sarebbe necessario stilare un protocollo di intesa per stabilire con certezza quale sarà l’offerta sanitaria del nosocomio lametino. Detto ciò, ci sembra un tantino avventuristico parlare di un trionfo per la sanità lametina, come taluni prevedono comporterebbe  questa inclusione.  Molto meglio tenere i piedi ben piantati a terra, consci delle numerose promesse fatte in questi anni tanto dal centrodestra che dal centrosinistra regionale e poi puntualmente disattese sotto forma di eterno mancato rilancio del servizio sanitario pubblico nel territorio lametino. La politica dovrebbe sapere che i cittadini chiedono  non altro che un posto letto immediatamente disponibile, senza dover essere sballottati a decine e decine, se non centinaia, di km di distanza, e un medico in grado di visitarli senza ore e ore di attesa al Pronto Soccorso o liste di attesa, per visite specialistiche,  della durata di sei-otto o dieci mesi. Richieste  - conclude Assadi - che hanno bisogno di risposte rapide e concrete, che nulla hanno a che vedere con le proposte di fusione e accorpamento dei vari presidi ospedalieri”.   Lamezia Terme, 19 febbraio 2019 - Dibattito aperto in città sulla naswcita dell'Azienda sanitaria unica che dovrebbe includere anche l'ospedale di Lamezia Terme. Di seguito gli interventi di oggi sulla questione. “Siamo contrari  - afferma l’attivista Dariush Assadi a nome del Meetup 5 Stelle Lamezia Amici di Beppe Grillo - al progetto di fusione delle due aziende catanzaresi Pugliese-Ciaccio e Mater Domini. Un’integrazione peraltro non consentita dalla legge, quella tra le due aziende del capoluogo di regione, che potrebbe inglobare anche l’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme, sebbene ad oggi non  sia neanche dato sapere con quali modalità ciò debba eventualmente  avvenire. Non è insomma chiaro il ruolo che sarà assegnato al nostro nosocomio in questa riorganizzazione ospedaliera, né quali saranno gli eventuali benefici in termini di risorse, posti letto e personale. L’ospedale di Lamezia – prosegue  sempre l’esponente del meetup cittadino - fa inoltre parte dell’Asp di Catanzaro assieme a quelli di Soverato e Soveria Mannelli. Di conseguenza, per integrarlo, sorvolando sulle ovvie difficoltà tecniche e giuridiche del caso, occorrerebbe prima scorporarlo dall’Asp di Catanzaro. E va da se che siffatta procedura verrebbe a pregiudicare la poc’anzi citata Asp, la quale si ritroverebbe privata di una struttura ospedaliera come quella della città della piana, e quindi fortemente impoverita in termini di personale e risorse economiche, tanto da mettere addirittura in discussione la sua stessa sopravvivenza a causa della mancata capacità di erogare servizi all’intera collettività provinciale. Qualora l’integrazione  del Giovanni Paolo II  dovesse diventare realtà, sarebbe necessario stilare un protocollo di intesa per stabilire con certezza quale sarà l’offerta sanitaria del nosocomio lametino. Detto ciò, ci sembra un tantino avventuristico parlare di un trionfo per la sanità lametina, come taluni prevedono comporterebbe  questa inclusione.  Molto meglio tenere i piedi ben piantati a terra, consci delle numerose promesse fatte in questi anni tanto dal centrodestra che dal centrosinistra regionale e poi puntualmente disattese sotto forma di eterno mancato rilancio del servizio sanitario pubblico nel territorio lametino. La politica dovrebbe sapere che i cittadini chiedono  non altro che un posto letto immediatamente disponibile, senza dover essere sballottati a decine e decine, se non centinaia, di km di distanza, e un medico in grado di visitarli senza ore e ore di attesa al Pronto Soccorso o liste di attesa, per visite specialistiche,  della durata di sei-otto o dieci mesi. Richieste  - conclude Assadi - che hanno bisogno di risposte rapide e concrete, che nulla hanno a che vedere con le proposte di fusione e accorpamento dei vari presidi ospedalieri”.   

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La posizione di Comitati e Movimenti

Pochi ricorderanno ancora le “convergenze parallele” di democristiana memoria. Ad esse, però, si dovrà essere ispirato il portavoce del popolo, on. Pino D’Ippolito, quando ha affermato che “L'integrazione tra le aziende Mater Domini e Pugliese-Ciaccio di Catanzaro metterebbe in serio pericolo l'ospedale di Lamezia Terme, sia se lo inglobasse, sia se lo escludesse”. Se le parole hanno un senso, il nostro Ospedale per lui non deve stare né dentro, né fuori la nuova azienda; dovrebbe evidentemente restare nel Limbo dantesco “di color che son sospesi”.L’on. D’Ippolito non dimentica ovviamente di citare la proposta di legge presentata dal Movimento 5 Stelle calabrese sul riordino della rete ospedaliera regionale. Solo che si è scordato che quella loro proposta supera la divisione degli ospedali in Hub e Spoke e concentra tutti gli ospedali calabresi in tre aziende uniche ospedaliere: una nell’area reggina, una in quella cosentina e l’altra in quella della vecchia provincia di Catanzaro. Cioè, nel nostro caso, per l’M5S calabrese l’Ospedale di Lamezia dovrebbe comunque finire nell’unica azienda ospedaliera della vecchia provincia di Catanzaro.Altro è il discorso in merito al ruolo che in questa unica azienda ospedaliera-universitaria deve essere assegnato al nostro Ospedale. Ci fa piacere che anche l’on. D’Ippolito sia sostenitore del ruolo di centro della Rete Politrauma da noi proposto e in questo senso lo invitiamo a far sentire sempre più forte la sua voce anche all’interno del Movimento 5 Stelle calabrese, in cui non tutti la pensano come lui.Quanto ai pericoli che sta correndo l’Ospedale di Lamezia a star fuori dall’azienda unica non c’è bisogno di sperimentarli, sono abbondantemente già in atto (per dirla brutalmente, veniamo dal morto). Averlo classificato Spoke ed averlo messo sotto la gestione dell’ASP ha finora significato il continuo svuotamento della struttura, lo stillicidio di perdite di reparti e servizi creati per primi a Lamezia e fiori all’occhiello della sanità lametina, l’aumento esponenziale dell’emigrazione sanitaria non solo verso il centro-nord, ma anche verso gli ospedali catanzaresi. E le cause di tutto ciò non sono certo da attribuire né alla struttura del nostro ospedale, né agli operatori che vi prestano servizio oggi o vi hanno lavorato in passato.Oggi la commissione regionale sanità, in virtù della netta presa di posizione che il consigliere Tonino Scalzo ha assunto a sostegno della proposta che gli avevamo illustrato anche in incontri pubblici, ha assunto una decisione lungimirante che va in senso contrario.Si prende atto che il territorio dell’area centrale della Calabria è unico e si decide di proporre una legge regionale che affidi ad un unico organismo direzionale la programmazione sanitaria per l’intera area, comprendente i due ospedali del capoluogo e quello di Lamezia Terme.Peraltro si tratta di una decisione che va nel senso di ridurre le poltrone e abbattere i costi, un tema da sempre nelle corde del M5S.Come associazioni civiche di difesa della sanità del Lametino, che dal 2015 in poi sosteniamo che si doveva andare in questa direzione, confortati da grandi manifestazioni popolari e dalla raccolta di oltre 25 mila firme di Cittadini, chiediamo allora all’on. D’Ippolito, quale esponente della maggioranza di Governo, di impegnarsi affinché i 20 milioni di euro assegnati al nostro ospedale dai Patti per la Calabria non vengano dispersi e indirizzati a sterili rimaneggiamenti e ad abbellimenti della struttura, ma invece finalizzati  a completare e predisporre nuove e più qualificate funzioni del nostro ospedale, anche in sinergia con il Centro Protesi INAIL.

Comitato salviamo la sanità del lametinoTribunale dei Diritti del Malato

Comitato Malati CroniciComitato Lamezia 4 gennaio

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La posizione del Coordianamento Sanità 19 Marzo e dell'Associazione Quartiere Capizzaglie sono contro la fusione 

Sulla prossima (ancora possibile) unificazione dell’Azienda universitaria Mater Domini con l’Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio continuiamo ad esprimere forti perplessità. La terza commissione regionale su “Sanità, attività sociali, culturali e formative” ha dato il suo “via libera” alla proposta di legge. Ancora maggiori i dubbi sulla fattibilità oltre che sulla convenienza in termini di funzioni, servizi e sull’aspetto economico, della operazione per Lamezia Terme. Abbiamo intanto richiesto un appuntamento, tramite il Direttore Sanitario Antonio Gallucci, al neo Direttore generale Fico e speriamo di avere presto risposta. Non che abbiano obblighi nei nostri confronti, ma come sempre riteniamo che, soprattutto per un passo di questo tipo, la popolazione abbia anche diritto ad avere chiarite le questioni che non preoccupano solo noi, ma sembrano derivare anche dall’On. D’Ippolito, con quest’ultimo dichiaratosi contrario alla fusione (con o senza il Giovanni Paolo II) anche con la precedente gestione commissariale. Soprattutto speriamo di poter parlare presto con il neo Commissario Gen. Cotticelli, che per la verità (dalle dichiarazioni che leggiamo) non sembra molto sfavorevole alla conclusione del progetto. Precisamente, sull’ingresso del P.O. di Lamezia Terme, Giovanni Paolo II, poi, riteniamo che dovrebbe essere necessario fin da subito vedere in prospettiva quale ruolo dovrebbe avere nel complesso che si vuole creare. Dalla Regione – che non ci ha voluti più incontrare – troppi proclami generici. Nella proposta di legge n. 365 del 2018, all’art. 1, comma 4, nonché nella relazione allegata si legge semplicemente che nelle more del complessivo riordino organizzativo del sistema delle Aziende del servizio sanitario regionale il protocollo d’intesa (che dovrà adottare la Giunta regionale entro 90 giorni dall’entrata in vigore della Legge) prevederà l’integrazione del P.O. Giovanni Paolo II con l’A.O.U. Materi Domini-Pugliese Ciaccio. Dopo tutto il tempo occorso affinché si procedesse ad avere un Atto aziendale, le nomine dei Primari e quanto fatto contenuto nella Piattaforma di rivendicazione condivisa con Sindaci interessati, non è possibile mettere in discussione neanche uno dei punti realizzati, o ritardarne altri(!). Ci si concentri, piuttosto, a far arrivare i “famosi” 20 milioni che ancora si aspettano. La palla ora passa ad un Consiglio regionale quasi in scadenza ed all’interno del quale la maggioranza ci sembra tutt’altro che unita e, di conseguenza, non propriamente legittimato dal punto di vista sostanziale a porre in essere scelte di questa natura. I passi imprescindibili ed urgenti sono ben altri e questa unificazione non è assolutamente necessaria alla realizzazione di questi.

Coordianamento Sanità 19 MarzoAssociazione Quartiere Capizzaglie

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D'Ippolito (M5S) si schiera con i sindacati contrari al progetto e lancia un fronte comune 

"Condivido in pieno le preoccupazioni e le necessità espresse da importanti sindacati della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria dell’Asp di Catanzaro, a proposito della progetto di integrazione tra il policlinico universitario e l’ospedale del capoluogo della Calabria". Lo afferma, in una nota, il deputato M5s Giuseppe  d’Ippolito, che aggiunge. "Il mancato confronto del legislatore regionale con le organizzazioni sindacali di categoria, da queste a ragione lamentato, dimostra che è in atto il tentativo di procedere alla svelta alla creazione di un nuovo mostro giuridico, il secondo dopo la Fondazione Campanella a trazione Mater Domini, peraltro senza tenere conto dell’esperienza e del parere illuminante dei professionisti sanitari coinvolti e senza considerare, lo ribadisco, le richieste e gli appelli alla ragionevolezza e alla visione d’insieme che il Movimento 5stelle ha rivolto con costanza ai rappresentanti politici regionali. Sono convinto che il metodo seguito dal Consiglio regionale è del tutto sbagliato e inizia a rivelare l’esistenza di interessi e propaganda elettorali nei vecchi partiti, che non c’entrano nulla con la dovuta tutela del diritto alla salute delle popolazioni interessate né con la valorizzazione del personale delle strutture chiamate in causa. A breve contatterò i sindacati, i sanitari e i comitati civici, anche del Lametino, con l’obiettivo - conclude D’Ippolito - di costituire un fronte comune al fine di discutere dell’integrazione in modo approfondito ed evitare problemi successivi, inclusa l’impugnativa da parte del governo. Chiedo al presidente Nicola Irto di promuovere anche un apposito incontro, in Consiglio regionale, con una delegazione di parlamentari 5stelle".

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